Si legge e si ascolta, con una frequenza più che sospetta, che la Roma domenica a Torino contro la Juventus non avrà eccessivi problemi a far sua la partita. Il motivo? I bianconeri non sono mai stati così deboli e perciò così facilmente alla portata della Roma. Non è finita qui, però. Si ascolta e si legge a ritmo quotidiano pure che José Mourinho «dovrà finalmente dimostrare di essere un valore aggiunto» visto che finora «ha avuto lo stesso rendimento di Paulo Fonseca».

La puzza di trappolone è troppo forte per non essere avvertita in ogni angolo della città. Sistemare Mourinho sempre e comunque davanti alla Roma significa piazzare il portoghese al centro del mirino sempre e comunque. Cioè, significa rintracciare sistematicamente un comodo, vistoso obiettivo. Non c'era José in campo quando la Roma ha vinto (9 volte su 11, vale la pena ricordarlo agli scordarelli dell'informazione) e non c'era neppure quando la Roma ha perso. Questo per dire che, al di là del contributo del tecnico, ha sempre vinto o perso la Roma. Solo che scrivere e/o parlare di Mourinho fa comodo, porta copie, click o ascolti. Ma, al di là di questo, non si capisce come possa aver credito la tesi secondo la quale la Roma è così più forte della Juventus da andare allo Stadium e farla da padrona con la pipa in bocca. I numeri ci dicono che i giallorossi finora hanno fatto meglio dei loro rivali, ma questo non vuol dire tutto. Le rose delle due squadre, ad esempio, non sono comparabili, con quella a disposizione di Max Allegri molto più completa di quella che viene gestita da Mourinho. Una questione di quantità e, nessuno si offenda in casa Roma, anche di qualità. È chiaro, perciò, che mettere pressione sulla Roma e soprattutto sul suo allenatore è semplicemente un vecchio giochino, andato fuori moda e divertente ormai soltanto per chi non ha altro da scrivere/dire.

Questo, ovviamente, non significa che la Roma non ha chances di portare a casa un risultato scintillante ma che la faciloneria non appartiene - non è mai appartenuta - a chi conosce a fondo le cose romaniste. Chi si diverte a ipotizzare passeggiate di salute o cose del genere, spesso lo fa in maniera subdola per portarsi avanti con il lavoro. Così se la Roma e/o Mourinho non dovessero tagliare il traguardo a braccia alzate, sarebbero prontissimi a sottolineare le loro tesi con il ghigno di chi sa sempre tutto in anticipo. E, per questo, non sbaglia mai. Qualcuno potrebbe definirli gufi, ma forse i gufi si offenderebbero. Così li chiameremo i Falsoni. Personaggi che si fingono amici della Roma ma che in realtà si nutrono di invidia e fiele. Buon appetito. Daje.