Camminerò insieme a te. Lo canta la Sud alla Roma. Domenica sera è stata la squadra a ricambiarlo. Con i fatti. E non (solo) per doveroso tributo verso chi ha stravinto ancora una volta la propria sfida sugli spalti, senza mai far mancare il proprio sostegno. In quegli istanti a fine partita, prima chiamata a raccolta dal suo condottiero, poi in cammino dal centro del campo verso la Curva, non c'era mestizia. Rabbia sì. Sacrosanta. Guai se non ci fosse, soprattutto dopo aver subito le angherie arbitrali che hanno stravolto l'esito del match. A partire da quella del turno precedente: l'assurdo rosso a Pellegrini.

José Mourinho in cima, i giocatori al suo fianco, metaforicamente e di fatto: l'intero gruppo a testa alta, consapevole di aver reagito, lottato, dato tutto. Anche di fronte a evidenti ingiustizie. Un'altra squadra si sarebbe liquefatta, punita prima da propri errori e poi due volte da quello marchiano di chi teoricamente sarebbe preposto a valutazioni imparziali. La stessa versione romanista delle stagioni più recenti non avrebbe retto a un uno-due di tale portata. Lo testimoniano i risultati di gare altrettanto importanti, in quei casi sì, ingiustificabili. Ma la creatura di JM (perché è innegabile che stia assumendo a poco a poco le sembianze del suo mentore) sta dimostrando di avere un'anima. Se così non fosse, la scossa non ci sarebbe stata. Nessuno avrebbe rivangato gli episodi. Che da queste parti l'amore incondizionato se non rintraccia impegno ci mette un attimo a trasformarsi in ferocia. Invece niente.

Quel «dolcemente» invocato proprio dallo Special One poco più di una settimana fa nella spasmodica ricerca di equilibrio, si è fatto largo fra la gente. Senza imposizioni o forzature. Semplicemente come un altro versante del moto d'orgoglio che sta (ri)inondando il romanismo. Testa alta, petti in fuori, ma anche carezze e mano nella mano. Voglia di stringersi (più di) un po'. Bisogna essere duri senza perdere la tenerezza, diceva un combattente nato. E la Roma versione 2021-22 lotta. Sempre. Ci riesce perché è gruppo compatto. Molto più esteso di quanto non dica l'apparenza. Comprende tecnico, calciatori, tifosi. Alla faccia di chi prova goffamente a insinuare illazioni di divisioni e malcontenti. Chi ha memoria sa che sotto assedio questa piazza è abituata a starci. Ma quando il fronte è unito, è una condizione che fortifica. Lo stesso Mou ne ha fatto un punto di forza della sua carriera. Ora siamo pronti. Anche contro il mondo.