Aspettare una sconfitta è un esercizio comodo. Anche perché l'idea di vincere sempre è qualcosa che appartiene esclusivamente ai sogni estivi, quelli in cui qualsiasi tifoso – scorrendo il calendario per la prima volta – assegna alla sua squadra del cuore tre punti per ogni partita giocata. Il calcio, purtroppo, è un'altra cosa.

Basterebbe dare credito a chi siede sulla panchina della Roma, un uomo pragmatico che non spreca un attimo per alimentare voli pindarici ma, anzi, impiega tutte le sue risorse per costruire le fondamenta di una squadra che, proprio per sua parola, deve e dovrà crescere ancora tanto. Per abitudini, caratteristiche e, verrebbe da dire soprattutto, per delle lacune in rosa che portano, e hanno portato, Mourinho – giocoforza – a mandare in campo quasi esclusivamente gli stessi uomini: quelli di cui si fida maggiormente. Esperienza, in campo. Ma anche fuori dove il mister ha detto spesso che «sicuramente arriveranno anche sconfitte». Nulla a che vedere con le mani avanti: il suo era solamente un monito per quei sognatori – e torno all'inizio – che credevano di poter fare filotto.

L'ho già scritto, mi ripeto per scelta: il calcio, purtroppo, è un'altra cosa. Anche se giochi contro il Verona, anche se con il monte ingaggi degli scaligeri non ci paghi nemmeno il diesel del pullman della Roma. Ogni partita va giocata e, se persa, analizzata ragionando e individuando, con attenzione, i problemi per cercare di risolverli. Non da noi dall'altra parte del cancello di Trigoria ma da chi, quel cancello, lo varca ogni giorno per professione: l'allenatore, la squadra, la dirigenza e chiunque altro ha a cuore – nella comunicazione così come nel campo medico – il destino di questa maglia.

Di battute d'arresto, maledizione, ne arriveranno delle altre. Fosse anche solo per il fatto che la parola Scudetto non l'ha nominata nessuno e che non perdere mai significherebbe, invece, vincerlo: non c'è nulla di poetico in tutto questo, lo so. Ma certe volte amare qualcuno significa anche riuscire a comprenderne – seppur comunque non invalidanti – i limiti. E quelli della Roma, di limiti, non sono poi così tanto lontani dal costruire un grande futuro. Basta ragionare per piccoli passi: a cominciare da domani sera contro l'Udinese. Forza!