Viene in mente De Gregori "Viva l'Italia", ma con amarezza... Da ieri non appena è uscita la richiesta della procura federale, ancora prima della sentenza, quasi tutti hanno fatto quest'equazione: un errore tecnico-burocratico assolutamente in buonafede che non ha portato alcun vantaggio alla Roma (gli slot liberi per inserire il nome di Diawara erano quattro) vale una sconfitta a tavolino alla squadra per cui gioca, la violazione di un protocollo Covid – per cui è stato inibito un presidente e squalificati due medici - invece un'ammenda.

È un'equazione quasi barbara nella sua sproporzione che dici non può essere, ci sarà sicuramente qualcosa che spieghi questa incomparabilità di giudizio e di buon senso; sarà la solita "pancia" da social in questi tempi in cui tutti gridano troppo facilmente al complottismo, cose da bar o solo discorsi accorati dai tifosi. Però non sembra così e non solo perché i bar sono chiusi, o perché i discorsi accorati dei tifosi dovrebbero essere patrimonio Unesco in questi tempi pallidi.

Oltre al fatto che la Roma ha violato una norma chiusa, cioè non ha rispettato una regola che prevedeva in caso di violazione quella specifica sanzione, e che il Protocollo Covid è un allegato aggiunto, cioè non è previsto in origine nelle norme e quindi una punizione "automatica" non c'è, non c'è nessun'altra cosa sostanziale da sapere: quell'equazione resta vera.
Se stili la lista sbagliata per un errore che non è un dolo che non porta alcun vantaggio perdi, se violi il protocollo Covid per cui vengono condannati il presidente e due medici e non succede niente magari per un vuoto normativo. Magari tutto a termine di legge.

Viene in mente De Gregori, "Il bandito e il campione", quando canta alla fine "cercavi giustizia ma trovasti la legge". Per dire sì, eccome, che c'è differenza fra le due cose. Solo che in questa storia non si capisce bene chi è il bandito e nemmeno dove sta il campione. O no?