Il resoconto: terzo posto, semifinale di Champions, eliminazione agli ottavi di Coppa Italia, record della storia della A di vittorie in trasferta consecutive (12, a cavallo di due campionati), record eguagliato di vittorie in trasferta in un nostro campionato (sempre 12), 23 clean sheet (pare che contino), Alisson mondiale, Dzeko le nostre notti e la nostra campagna d'Europa... Ultrà Roma 77 punti, senza dimenticare però l'inverno del nostro scontento, che è stato troppo lungo (7 partite) e troppo freddo. Ma poi il sole.

Il sole di notte come nelle partite col Colonia (che era pomeriggio) o col Goteborg, e persino più alto. È finita una stagione e si fanno i resoconti, ma prendete tutte le righe e cancellatele perché niente dà il senso della Roma appena passata come le lacrime col Barcellona. E i giorni prima del Liverpool. La notte col Barcellona e tutti i giorni passati prima dell'andata della semifinale io non li scorderò mai.

Volevo non finissero mai, che non venisse mai il giorno di rigiocare, non per paura, ma perché quella sensazione di stare sospeso fra una notte incredibile e un futuro che poteva essere persino più grande, era commovente. Assaporavamo il momento. L'attesa era presente. Sembrava di essere tornati ragazzini. Gli odori. Gli odori erano tornati gli stessi di tanti anni prima. Sensazioni strane e fortissime di Roma come da troppo tempo non capitava. Chi non ha pianto a dirotto dopo il gol di Manolas non c'ha nel petto un core romanista. Grondavamo anni in quei singhiozzi. E abbracci. Eravamo veramente una canzone. Questa stagione è stata soprattutto questo: una canzone. Capita ogni volta che la Roma fa una grande stagione.

Da ragazzino il canto era sempre - sulle note di My darling Clementine - uno: "... Noi t'amiamo e t'adoriamo...", ed era un canto di popolo che ha identificato il tricolore dell'83 e in generale tutti quegli stadi pieni di luce dei primi Anni 80; nell'86 la rimonta sulla Juve è stato un ritmo forsennato, fortissimo, sincopato sulle note di Brancaleon, al grido di "Siamo i tifosi della Roma siamo del Commando Ultrà"... fino a Como in riva al lago sotto la pioggia con alle spalle però giornate e giornate di sole e Roma. Il 2010 fino al Bentegodi di "Chi tifa Roma non perde mai" la colonna sonora era stata "Voglia di stringersi un po'". Sono canzoni che legano stagioni.

Questa è stata: "Voglio solo star con te". Rispetto a tutti i nostri canti del passato c'è un "voglio vincere" che fa quasi strano, quanto quel "vuol dire che proveremo a vincere la Coppa dei Campioni il prossimo anno" raccontato da De Rossi dopo Roma-Liverpool.

De Rossi la poesia e la letteratura nostra la conosce perché ce l'ha dentro, eppure quella sera pur omaggiando per forza quello stadio, quei colori, quell'abbraccio romanista color notte di coppa e di campioni, ha detto "Voglio vincere la Coppa dei Campioni". Scusate, ma l'unico paragone che mi viene in mente è Falcao quando nel 1980 scese dalle stelle (sbarcò che era un 10 agosto eh) e disse a una città che aspettava da 40 anni uno Scudetto: "Vinceremo in tre anni". Lo presero per matto. Diventammo tutti matti. E felici, tra color che son sospesi dal tempo quotidiano, dalle meschinità di ogni giorno, dalla pesantezza dell'essere normale.

Noi dopo Roma-Barcellona stavamo nello stesso posto dove si vivono i giorni della Roma. È stata questa la nostra stagione, quella canzone che oltre a cantare l'amore canta, addirittura con un imperativo, la vittoria. "Voglio vincere", e non ha niente a che vedere con questi tempi da social dove la vittoria è necessaria, piuttosto ha a che fare con quei tempi di quando il bambino era bambino dove la vittoria non offendeva nessuno, premiava l'immaginazione, mantenendo vive tutte le possibilità.

Giorni di aprile, di maggio, di fine scuola. Di Roma-Barcellona, prima di Roma-Liverpool. Giorni di Roma. Ridatemeli perché sono stati bellissimi e perché abbiamo capito che persino la vittoria può essere romanista, senza perdere niente della nostra tenerezza. Ridatemeli perché adesso sappiamo di poterli sognare, ma li dobbiamo ancora vivere.