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Roma non è stata costruita in un giorno. Ma Gasperini ha cominciato a farlo da sei mesi. Seguiamolo

PUBBLICATO DA Tonino Cagnucci
10 Gennaio 2026 - 06:30

“Una presenza che vale più di uno Scudetto”. Non stiamo a livello di Como ’86 quando il Commando (augURi!) scrisse questo dopo l’incredibile sconfitta di Lecce, ma da ieri possiamo dire che quella della proprietà per Gasperini “è una presenza che vale più dei 36 punti in classifica” (fatti dopo la vittoria sul Como e sul Lecce). 

L’allenatore pratico, che porta a casa il pane quotidiano e che colleziona successi col lavoro, il sudore e il legno, più del risultato, più del far di conto, più del materiale considera l’anima, e quale orizzonte guardare, l’essenziale. Quella di Gasperini, che quasi con una scrollata di spalle, tranquillamente, si è tolto di mezzo il ritorno alla parola con la stampa, è un’indicazione chiarissima: si lavora per il presente e quindi per il futuro; un acquisto, un allenamento, una cessione, una strategia, una valutazione, un recupero non sono mai a caso, ma figli di un lavoro da fare a 360 gradi e che investe tutti gli aspetti della Roma. Gasperini ha bisogno di mettere le mani in pasta, guarda le cose e soprattutto i problemi dritto negli occhi, non demanda, né procrastina: c’è da fare la Roma e se fino al suo arrivo il mantra di Ranieri era che “Roma non si è fatta in un solo giorno” adesso per Gasperini la dobbiamo costruire. La sta costruendo. Gasperini non conosce pareggio. 

In attesa di rinforzi (a parte gli acquisti, c’abbiamo un’intera squadra fuori) oggi c’è da fare la cosa che è la premessa e l’approdo di tutto: vincere. Prima di ritorno, dopo un’andata non andata per niente male, passata una mezza stagione senza mezze misure, solo vittorie (tante) e sconfitte (sempre comunque troppe) c’è il Sassuolo di un allenatore Grosso ma sottovalutato che, a parte contro la Juventus, gioca spesso bene. Alla Roma mancano davvero tanti giocatori, ha tante assenze importanti, ma una presenza che può e deve valere più di tutto: la sua gente.

Un’ultima cosa, ma molto romanista: Edoardo Bove pare prossimo ad andare a giocare al Watford in Inghilterra. La sensazione di aver perso qualcosa di grande è minore solo alla gioia nel pensarlo un’altra volte a correre in campo. Dispiace che sia stato ricordato quasi più come un ex Viola rispetto a quello che è: non un ex della Roma, ma un romanista. Un’assenza che pesa più di uno Scudetto.

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