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Il "Drago" che ha imparato anche a cadere: la storia di Dragușin

Un percorso costruito senza scorciatoie. Dal freddo di Bucarest a Torino, passando per i prestiti e l'anno e mezzo col Genoa. Poi la Premier e l'infortunio

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Lorenzo Paielli
10 Gennaio 2026 - 07:00

Forza, cuore e determinazione. Tre parole ripetute come un mantra, fino allo sfinimento, per far sì che un sogno diventi realtà. Lo sa perfettamente Radu Dragușin. Lo sapeva già bene quando, accompagnato dalla nonna, a 7 anni affrontava il freddo di Bucarest sui campi della Sportul Studențesc. Vento, pioggia, neve, gelo: in campo, per imparare, anche senza tuta termica. Era il piacere di giocare a calcio e la volontà di diventare un calciatore professionista, come quelli ammirati in televisione, ad alimentare il calore, anzi, il fuoco, nel piccolo Radu.

Un solo piano, raggiungere i massimi livelli. Senza però rinunciare allo studio e agli interessi personali. Insegnamento appreso dalle radici, vista la famiglia di sportivi in cui nasce (precisamente il 3 febbraio 2002): la madre, ex cestista di pallacanestro. Il padre, invece, ex pallavolista. A portare il calcio nella famiglia Dragușin ci pensa Radu. E a sedici anni arriva il momento tanto atteso, lasciare la propria terra per spiccare il volo. Mentre cresce nel Regal Bucarest, arrivano le prime chiamate dei top club europei. Su tutti, la Juventus, che nel 2018 lo acquista per 260.000 euro. 

Radu saluta e parte per l'Italia, direzione Torino. A Vinovo, il ragazzo si mette subito in mostra nelle varie Under bianconere, fino a meritare una possibilità con la Next Gen in Serie C. A gennaio 2020 arriva, dunque, l'esordio con l'Under 23. La carta d'identità recita soli 18 anni, ma le caratteristiche sono ben visibili. Aggressività, reattività, forza fisica, marcatura asfissiante. E quella scelta stilistica dei calzettoni abbassati evoca dolci ricordi nell'enciclopedia del calcio, anche se, chiaramente, la qualità tecnica (seppur buona) non rappresenta la specialità della casa. Intanto a dicembre, sempre nello stesso anno, arriva anche l'esordio in Prima Squadra. Un debutto sotto la guida di Andrea Pirlo, gioco del destino, in Champions League contro la Dinamo Kiev allenata dal suo mentore Mircea Lucescu, oggi commissario tecnico della Romania. Pochi giorni dopo arriva anche la prima volta in Serie A, nella sfida contro il Genoa. Una squadra che ritroverà più avanti e in cui lascerà il segno.

E a proposito di Romania: contestualmente, Radu svolge tutta la trafila anche con le giovanili della nazionale romena. Normale percorso di crescita. Un sentiero seguito anche in bianconero: la stagione 2020-21, Dragușin la passa in prestito in due club differenti, ma rimanendo in Serie A. Prima la Sampdoria, con cui colleziona 15 presenze. Poi la Salernitana, registrando 7 presenze fino alla fine della stagione. L'estate del 2022 presenta a Dragușin un primo crocevia della sua carriera. Scelte da ponderare con assoluta cura, facendo attenzione ad inserire ogni singolo mattoncino. O a rimuoverlo, sperando di aver fatto la giusta mossa, come se fosse una partita a Jenga

Quindi arriva il Genoa, appena retrocesso in Serie B. La proposta è prestito con obbligo di riscatto al raggiungimento di determinate condizioni per il club e per il calciatore. La piazza è storica, la vetrina è importante. Radu ci pensa bene, poi accetta con entusiasmo, pronto a prendere le redini del reparto difensivo. Scelta giusta, anzi. Giustissima. In Liguria è titolarissimo: 40 le presenze complessive, 4 i gol realizzati. Ed è subito promozione: un Drago (come lo chiamano in Italia) a difesa del Grifone. Diverse soddisfazioni poggiate nello svuota tasche personale, tra cui il debutto in nazionale maggiore. Un momento sentito, emozionante: lacrime di gioia per Dragușin durante l'inno della propria patria, le prime lacrime dovute al calcio, come raccontato dal calciatore. Ma non saranno le ultime e, purtroppo, le seconde faranno un po' più male.

Intanto, il secondo anno con il Genoa non può che seguire la scia tracciata in quello precedente. Radu è a titolo definitivo un calciatore rossoblù e i primi 5 mesi in Serie A più che ottimi portano anche a un premio prestigioso: quello di miglior calciatore romeno del 2023. Le aspettative generali salgono, quelle di Dragușin restano le stesse. Immutate, da sempre. Arrivare ai massimi livelli. E allora ecco il richiamo della Premier League: a gennaio 2024 arriva il Tottenham. Gli Spurs vogliono subito Drago e presentano ai rossoblù un'offerta di 25 milioni di euro più cinque di bonus e il prestito di Djed Spence come contropartita tecnica. Impossibile da rifiutare per il club ligure. Radu prepara le valigie, lascia un ultimo saluto a una città diventata importante per la sua crescita calcistica e personale. Poi l'aereo per Londra, una firma fino al 2030 con il Tottenham.

E soli 3 giorni dopo fa il suo esordio contro il Manchester United. Sono 9 le presenze confezionate fino al termine della stagione. Quella successiva, l'ultima annata passata, deve essere la più importante della carriera di Dragușin. E i presupposti ci sono tutti. La fiducia del club, di Ange Postecoglu, 23 anni suonati e tutta la carica del mondo percepita su se stesso. Forza, cuore e determinazione. Ritornano alla mente quelle tre parole, quel mantra da seguire in maniera ostinata. Dragusin parte forte, sfrutta le occasioni, in campionato e soprattutto in Europa League. La voglia instancabile di dimostrare. Poi, però, il ginocchio non regge. Lesione del crociato anteriore rimediata contro l'Elfsborg, in una di quelle notti europee che aveva tanto sognato.

Le lacrime che tornano, questa volta per la rabbia, per la delusione. Stagione finita. Una battuta d'arresto inaspettata. Ma la vicinanza della famiglia lo rincuora e lo rafforza. Radu si opera, poi la riabilitazione e i normali tempi di recupero stabiliti dall'attento staff medico degli Spurs e, più in generale, dagli staff medici del calcio inglese. Per azzerare ogni rischio. Intanto il Tottenham vince l'Europa League e Dragușin scende in campo per festeggiare, meritatamente, un obiettivo che porta anche la sua firma. Undici mesi dopo dall'infortunio, però, è tempo di tornare in campo. Protagonista di un bel documentario a cura del club inglese, che ne ha raccontato la ripresa e i momenti più difficili della riabilitazione, Dragușin è pronto. Lo scorso 28 dicembre torna in campo, per 5', contro il Crystal Palace. Un modo di riassaporare il campo e di salutare il 2025. Lasciarsi alle spalle il vecchio anno per abbracciare il nuovo. E il 2026 potrebbe iniziare altrove, per riprendere da dove ci si era lasciati nel maniera migliore e nel posto migliore. In Italia, magari a Roma, alla corte di Gasperini.

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