Storie

Storie di Europei: Kim Vilfort, il dramma dentro la favola

Nella vittoria della Danimarca l’eroe è un padre che promette alla figlia, malata terminale, di sollevare la Coppa

PUBBLICATO DA Lorenzo Latini
11 Giugno 2021 - 15:17

Il 26 giugno 1992, in teoria, Kim Vilfort non dovrebbe neanche essere in campo allo Stadio Ullevi di Goteborg per due motivi. Il primo: la sua Danimarca non si era qualificata a Euro '92, ma è stata ripescata in extremis a causa del conflitto nei Balcani, che sta portando alla dissoluzione della Jugoslavia. Fuori i "Plavi", decide la Uefa, dentro i danesi. Il secondo motivo: la figlia di Kim, Line (otto anni), è affetta da una grave forma di leucemia e per lei sembra non esserci scampo. Ma Vilfort, appena può, lascia il ritiro della sua nazionale in Svezia e percorre il (breve) tragitto che lo separa dalla Danimarca per andare a trovarla. E proprio in una di queste visite, la piccola Line gli chiede di non rinunciare a quall'avventura. «Promettimi - chiede al padre - che vincerai la Coppa». Lui le dice di sì con un sorriso, ma in cuor suo sa che è una bugia bianca: i ragazzi allenati da Moller-Nielsen non hanno la minima chance.

Ma stiamo parlando del Paese che ha dato i natali a Hans Christian Andersen, uno che di favole se ne intendeva: proprio lui ci ha regalato la storia di un Brutto Anatroccolo trasformatosi in cigno. È proprio quello che succede alla nazionale danese agli Europei del 1992: la Cenerentola della competizione sveste i panni malmessi indossati durante le (pessime qualificazioni) e diventa regina. Così la Danimarca: dopo lo 0-0 con gli inglesi, arriva il ko con la Svezia; tutto si decide nella sfida con la Francia di Papin e Cantona. Vilfort salta la sfida clou, perché sua figlia ha avuto una ricaduta e lui si è recato da lei. Ma i suoi compagni battono 2-1 i Bleus e si qualificano alla semifinale contro l'Olanda. A quel punto Line invita il padre a tornare in Svezia per dare il suo contributo; Kim inghiotte il magone e obbedisce.

Germania al tappeto

Il penultimo atto si decide ai rigori: Schmeichel para il tiro di van Basten e regala un'inaspettata finale alla Danimarca. A tirare le redini della nazionale c'è il blocco del Broendby, di cui fa parte anche Vilfort, che nel 1991 è stato eliminato in semifinale di Coppa Uefa dalla Roma. In finale, a Goteborg, c'è la Germania campione del mondo in carica: la Germania di Voeller e Haessler. Una corazzata di panzer. Eppure John Jensen, per gli amici "Faxe" porta in vantaggio i danesi al 18'. La ripresa è un assedio tedesco, ma Schmeichel para anche l'imparabile. E al 78' la palla finisce a Vilfort: con le poche forze che gli sono rimaste nelle gambe, il centrocampista si infila tra Helmer e Brehme, quindi calcia col sinistro il pallone della sua vita. Il tiro non è irresistibile, ma ben angolato: bacia il palo e finisce dentro. La Danimarca è campione d'Europa! Vilfort alza al cielo la Coppa, come promesso a sua figlia Line. Che, purtroppo, si spegnerà pochi mesi più tardi. Ma non prima di aver insegnato a Kim una preziosissima lezione: a volte, purtroppo molto raramente, il Brutto Anatroccolo si trasforma in un cigno.

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