Il 4 marzo 1928, lasciando il Motovelodromo Appio, Italo Foschi sapeva già che quella sarebbe stata la sua ultima partita da presidente della Roma. La squadra che aveva fondato gli aveva regalato una gioia, avendo battuto l'Inter 3-0. Il risultato garantiva la partecipazione alla Divisione Nazionale nella stagione successiva, già con la certezza di poter contare su Fulvio Bernardini, che a fine partita veniva spogliato della maglia nerazzurra da tifosi desiderosi di vederlo subito con quella giallorossa.

Passaggio di consegne

Il fondatore della Roma sapeva che avrebbe dovuto lasciare la sua creatura da almeno un mese, perché nel febbraio 1928 era stato nominato Segretario Federale di La Spezia. Si era comunque assicurato una più che adeguata successione alla guida della Roma, che avrebbe lasciato nelle mani di Renato Sacerdoti, principale garante dell'operazione di unione delle forze calcistiche della capitale. L'addio di Foschi divenne ufficiale il 29 marzo 1928, durante il consiglio direttivo, dopo la lettura della relazione generale del primo anno di attività del club firmata da Piero Crostarosa. In quella occasione rassegnò le dimissioni.

«Il comm. Italo Foschi - si legge sulle pagine de Il Tevere del 30 marzo 1928 - nel ringraziare il consiglio direttivo per il riconoscimento del suo operato, dichiara di dover con vero rammarico rinunciare alla carica di presidente effettivo della A.S. Roma, in seguito alla sua nomina a Segretario Federale a Spezia, carica che l'obbliga a lunghi periodi di assenza. E in considerazione delle alte benemerenze acquisite verso l'associazione dal comm. Renato Sacerdoti attuale vicepresidente dichiara ufficialmente di aver fatta proposta per la sua nomina a presidente effettivo alle gerarchie superiori sportive. (...) Il comm. Renato Sacerdoti nel ringraziare il comm. Foschi della designazione che altamente lo onora, dichiara di accettare la carica in via affatto transitoria, sempre disposto a rinunciare qualora cessino le ragioni per cui l'avv. Foschi è stato costretto a tale passo. L'avv. Foschi ringrazia sentitamente il comm. Sacerdoti ma, insiste perché la nomina sia considerata definitiva anche perché egli nella sua nuova posizione di presidente onorario, partecipante al consiglio direttivo continuerà a dare con la stessa passione tutta la sua opera per l'avvenire della A.S. Roma che egli considera quale sua creatura, lieto di averla portata a concreto sviluppo, soprattutto per l'opera assidua e feconda di collaborazione di tutti i componenti il consiglio e le altre commissioni interne».

La Coppa Rosa

Ci voleva ben altro, però, per allontanare la Roma dal suo fondatore, che rimase un grande tifoso romanista oltre che un appassionato uomo di sport, sia a La Spezia sia ovunque sarebbe andato nel prosieguo della sua carriera politica. Il 3 giugno 1928, approfittando della pausa che concedeva il calendario della Coppa Coni, organizzò proprio un'amichevole della Roma allo stadio Picco.
C'era in palio anche un trofeo, la "Coppa Rosa"". La Roma vinse 3-2 con i gol di Cappa, Narizzano e Bussich. Fu solo un'antipasto però di un evento decisamente più grande che avrebbe avuto luogo qualche mese dopo. Nel frattempo, però, il 29 luglio si era concesso una fuga da La Spezia per recarsi a Firenze a vedere lo spareggio della finale di Coppa CONI tra Roma e Modena. Era seduto proprio accanto al suo successore, Renato Sacerdoti, e al fischio finale i due furono visti abbracciarsi, commossi, per esultare alla prima vittoria della Roma.

Un'altra sfida

Fu decisamente un grande evento, invece, l'amichevole di martedì 27 novembre 1928. Almeno questa risulta essere la data, secondo gli storici dello Spezia, mentre "Il Littoriale" riporta la cronaca sul giornale di venerdì 30 novembre. Foschi approfittò del fatto che la domenica precedente, il 25 novembre, la squadra giallorossa era stata impegnata a Genova, contro La Dominante, vincendo 2-1 con i gol di Volk e Bernardini. La Spezia era vicina e la domenica successiva ci sarebbe stata una pausa del campionato. Occasione perfetta per rivedere la sua creatura e per riempire lo stadio Picco. «Benché l'incontro si sia effettuato in un giorno feriale - riporta "Il Littoriale" - molti sportivi hanno preenziato alla partita che ha visto i ragazzi dello Spezia tenere in scacco lo squadrone della Roma, mancante del solo Bernardini (...) Dei romani si sono distinti in special modo Ballanti, Barzan, D'Aquino, Benatti e Volk. In complesso la squadra romana ha soddisfatto perché, specie nel secondo tempo, ha tessuto dellea zioni belle di stile e di tecnica (...) Alla partita assisteva il comm. Italo Foschi». E assisteva anche tantissima gente.
Era un'usanza, quella di organizzare amichevoli contro la Roma, che Foschi avrebbe continuato a proporre ovunque gli fosse capitato di andare a lavorare. Un po' per dare soddisfazione agli sportivi del posto, ma, neanche tanto segretamente, per il piacere di ritrovare la sua Roma. Non mancava mai, infatti, d'intrattenersi con i giocatori e con i dirigenti.

Di nuovo l'UTE

A La Spezia, comunque, Foschi diede molto anche come "semplice" uomo di sport, quale peraltro era sempre stato. Si prodigò molto per far costruire un campo e anche per aiutare l'attività della squadra spezzina, che peraltro proprio al termine della stagione 1928-29 conquistò una meritatissima promozione in Serie B. Quella con la Roma non fu l'unica amichevole che riuscì a organizzare prima di lasciare la città nel luglio 1929. Al Picco portò anche altre squadre, tra le quali il Genoa e l'UTE. Sì, proprio la squadra ungherese che il 16 e 17 luglio 1927 aveva tenuto a battesimo la Roma con le due amichevoli al Motovelodromo Appio prima con la squadra riserve e poi con i titolari.
Chissà, forse anche quella, più che la voglia di far vedere lo squadrone magiaro agli spezzini, era la scusa per fermarsi un attimo in più a pensare alla Roma.