Sarà che sono nato vecchio, ma da adolescente avevo miti datati. Per farvi capire di cosa parlo al ginnasio assieme al mio amico Giuseppe, setacciavamo i cinema d'essai alla ricerca di film cult e tutti e due giocavamo a fare Humphrey Bogart. Se avessimo potuto saremmo andati in giro con l'impermeabile della Valstar, quello con il bavero rialzato che "Bogie" indossava come una seconda pelle, citando a memoria le sue battute: «Suonala, Sam. Suona "Mentre il tempo passa"». È una premessa doverosa per spiegare quanto mi abbia fatto piacere scoprire che Bogart e sua moglie, la meravigliosa, Lauren Bacall, avevano assistito ad una partita della Roma. Ma andiamo con ordine. I fatti risalgono alla primavera del 1951, un periodo non proprio floridissimo per le sorti dei colori giallorossi in cui la squadra attraversava forse il momento più cupo della sua già leggendaria storia. Il 29 aprile, con la sconfitta contro la Lucchese la situazione era precipitata. Il Calcio Illustrato scriveva: «Avevamo visto altre volte la Roma giocar male ma domenica la squadra ha oltrepassato ogni limite». Sull'onda emotiva della disperazione del momento, la dirigenza del Club, presieduta dal Commissario Renato Sacerdoti, emanò un comunicato nel quale si leggeva che la Società «nell'intento di dare un'anima e cuore alla squadra in questo combattuto finale di campionato, si ripromette di rinunciare alla maggiore classe di qualche giocatore per ricorrere alla volenterosa ed entusiastica di altri atleti che hanno nel sangue il nome e i colori di Roma». A fare le spese immediate della situazione sarà il tecnico Pietro Serantoni che verrà "sospeso dalle sue funzioni" con la nomina, in sua sostituzione, di Guido Masetti.

La sera del 3 maggio Guido s'insedia alla prua di un vascello che imbarca acqua da ogni lato. Una lista di proscrizione ha messo fuori rosa un nutrito gruppo di atleti, uno di questi è Mario Tontodonati. La dirigenza del Club, fuorviata e messa fuori pista da personaggi in malafede, ha inizialmente dato credito a voci che riportavano di comportamenti poco professionali di alcuni calciatori della prima squadra (chiacchiere che si riveleranno del tutto prive di fondamento) e si era orientata verso provvedimenti che verranno ritirati nel giro di pochi giorni. Quei giorni, però saranno sufficienti ad aumentare a dismisura il caos. Il 12 maggio 1951, a norma di legge, il Corriere dello Sport deve pubblicare una lettera di rettifica inviata da Mario Tontodonati: «Leggo sul suo giornale la notizia che io non mi sarei più presentato alla Direzione della Associazione Sportiva Roma rendendomi irreperibile. Senza per ora entrare nel merito sull'inchiesta disposta nei miei confronti e sui provvedimenti adottati, per i quali mi riserbo reclamo ai sensi del regolamento federale, essendo la mia vita privata e il mio comportamento nei confronti dell'Associazione Sportiva Roma più che corretti la prego di prendere nota e di pubblicare sul suo giornale ai sensi della legge sulla stampa che io non mi sono affatto reso irreperibile e che anche ieri mattina ho avuto un colloquio con il Commissario Commendator Sacerdoti e restando a disposizione dello stesso e dell'Associazione da lui diretta. Con ossequio Mario Tontodonati».

In questo clima, già nei primissimi giorni di maggio, erano arrivati a Roma Humphrey Bogart e la sua giovane sposa Lauren Bacall. La coppia si stava concedendo un viaggio turistico in Europa, per Bogart l'ultima occasione di svago e riposo prima d'iniziare la lavorazione (che sarà spaventosamente difficile) del film di John Houston "La Regina d'Africa", che gli avrebbe fatto vincere il premio Oscar come migliore attore protagonista. Le copertine dei settimanali dell'epoca strabordano di servizi fotografici dedicati alla coppia di attori americani. Bogart passava il tempo a comprare camicie e cravatte e nei classici tour della città eterna. Qualcuno gli disse però che per conoscere veramente Roma non bastava vedere il Colosseo e Piazza San Pietro e mangiare gli spaghetti in un ristorante a Via dei Pastini. Se voleva veramente conoscere la città eterna, doveva anche vedere una partita della Roma. Alla Bacall l'idea di mescolarsi ai romani piacque e la data prescelta fu quella del 13 maggio, per assistere all'importantissima Roma-Sampdoria. I giornali, dopo tutta la cagnara scatenata in quei giorni, paventavano un'accoglienza ostile da parte del pubblico. Immaginarsi che figura con gli illustri ospiti a cui avevano raccontato che «la Roma e Roma sono una sola cosa».

Bogart si presentò con il suo mitico impermeabile, la Bacall con un maglioncino a dolcevita nero e come avevano richiesto sedettero in tribuna assieme agli altri tifosi. All'ingresso delle due squadre in campo, videro alzarsi dei cartelli, su cui era scritto: "Forza Roma Risorgi". La Stampa scrisse nel suo resoconto: «Quando la squadra è scesa in campo l'ha accolta un applauso appassionato, quasi che la folla salutasse non gli undici uomini umiliati dalla Lucchese e dallo scandalo, ma i reduci da un trionfo». Non passa neanche un minuto che la palla è in rete. Fallo su Spartano, palla da Merlin allo stesso Spartano e quindi a Sundqvist che si gira e al volo mette nel sacco con un tiro a mezza altezza potente e preciso. Il pubblico esplode. Due minuti più tardi lo svedese raddoppia ma l'arbitro annulla per un discutibile fuorigioco. Al 35' il direttore di gara sorvola su un clamoroso placcaggio del pallone di Arrighini che avvinghia un traversone di Sundqvist neanche fosse un giocatore di basket. Al 44' però, Amos Cardarelli s'incunea tra Gratton e Bertani e viene sgambettato. Il calcio di rigore vede un'incerta trasformazione di Nordahl: Lusetti si tuffa e ci arriva deviando la sfera sul palo di sinistra. La palla però picchia sul legno e finisce in rete: 2-0. È ormai il delirio, Bogart si guarda intorno e sorride, forse, dopotutto, è il calcio «la cosa più divertente che puoi fare senza ridere».

Siamo alla ripresa, al 7' Zecca serve Andersson che gira a Trerè: questi si libera di Gratton e batte violentemente di sinistro. La palla rasoterra s'infila sotto la pancia dell'estremo difensore blucerchiato e finisce ancora in rete. Al 16' è Bassetto a innescare l'azione che porterà al poker giallorosso; abbatte Nordahl una decina di metri fuori dall'area e determina un calcio di punizione. Gli ospiti non piazzano neanche la barriera, ma alla battuta Andersson spara una bordata che lascia completamente inebetito Lusetti. Il quinto punto si deve invece ad un'azione solitaria di Merlin. Potrebbe bastare ma al 27', in realtà, arriva anche il sesto punto, un colpo di testa di Zecca che raccoglie un traversone da calcio d'angolo. L'arbitro annulla, ma chi se ne frega, Zecca potrà raccontare lo stesso di aver segnato davanti a Bogart e il 5-0 può bastare. Alla fine di maggio Bogie e la Bacall lasciano Roma per volare a Venezia dove prendono alloggio in un Albergo sul Canal Grande. Si portavano via, negli occhi, i colori di Roma e quelli della maglia della Roma. Nel tragitto, forse qualcuno chiese al grande interprete di "Casablanca" come volesse il brandy. Mi piace pensare che l'attore avrebbe risposto come ne "Il Grande sonno": «Nel bicchiere».