Ho solamente qualche minuto per raccontare ai produttori il soggetto che ho in mente. Loro si aspettano un film sulla restaurazione, io gliene consegnerò uno sulla rivoluzione.
E nel mio, di film, il protagonista è un giovane giapponese di ventitré anni.
«Come si chiama?»
«Hidetoshi. Hidetoshi Nakata». «No, non mi piace. Fa troppo cartone animato», interrompe subito uno dei produttori.
Ma non mollo, incalzo: «Mi creda, è perfetto». E vado avanti: «Nakata ha una corporatura media, i capelli dritti, un viso pulito. Non ha nulla di eccentrico. E viene da una piccola cittadina di trentacinquemila abitanti, Yamanashi».
«Yama-che?»
«Nashi. Yamanashi».
Esiste eh, esiste per davvero: non compare su nessuna guida turistica, ma esiste. E poi, pure se così non fosse, nel nostro film esisterebbe ugualmente perché c'è nato Hidetoshi. Che è istruito, corretto e non si lamenta mai. Lavora, suda. Studia.
«Muore?».
«No. Vive. Anzi, di più: guiderà la rivoluzione».
«Questo giapponesino timido?!?», ridacchia il produttore più anziano. E gli altri dietro di lui come in uno di quei western in cui il più potente della contea spara stronzate in libertà e tutti quelli che gli stanno intorno ridono, in coro, senza manco aver capito perché.
«Questo Hidetoshi Nakata di rivoluzionario non ha nulla».
È proprio questo il punto: non avrebbe nulla. Se non fosse che è lui che ha il tritolo. E che è proprio lui che ha la calma necessaria per utilizzarlo al meglio. No un eroe per caso ma un antieroe al potere. Uno di quelli che non chiacchiera, fa.

Non sbraita, agisce. E che esce allo scoperto dopo una vita nell'ombra per prendersi la ribalta e cambiare il finale della storia. Già, perché se tutto il suo popolo vede la fine, lui, invece, l'inizio. E allora non ci sta. E lancia la prima bomba per far saltare in aria le certezze dell'avversario. Ridando fiato, e speranze, ai suoi. E poi, di bomba, eccone un'altra: a saltare, questa volta, sono le mani del guardiano della fortezza avversaria. Che adesso non ha più alcuna protezione. Nessuna difesa, ora sì: tutto è possibile. E quel popolo che fino a dieci minuti prima meditava la ritirata adesso è lì, impazzito di gioia, che festeggia senza freni.
«E lui?»
«Lui niente».
Non si concede che un sorriso. Mischiandosi alla folla, controcorrente: loro verso la festa, lui verso casa. E mentre per le strade c'è il frastuono della rinascita, lui chiude le finestre, allinea le ciabatte ai piedi del letto e si mette a dormire.
Buonanotte.
Sogni d'oro.