Comincia tutto a Cagliari, in un pomeriggio settembrino inizialmente soleggiato che con il passare dei minuti cede il passo alla pioggia. Fa caldo, ma è niente in confronto all'esplosione di calore e colore che adornerà lo Stadio Olimpico otto mesi più tardi per la festa attesa quarantuno anni. La stagione del delirio, del tricolore riportato a casa a distanza di tanto tempo comincia in Sardegna, il 12 settembre. In realtà era già iniziata con il girone eliminatorio di Coppa Italia, ma sull'isola prende il via il campionato che ci vedrà protagonisti assoluti.

La Roma di Liedholm è orfana di Ancelotti, Falcao e Conti: tre assenze più che illustri, nello scacchiere del tecnico svedese. Ma il Barone non è incline alle recriminazioni, lui bada al sodo. Al Sant'Elia fa il suo esordio in Serie A Valigi, con Nappi e Faccini a completare l'undici privo di tre gioielli. E proprio quest'ultimo apre le danze: ancora non può saperlo, ma con il suo gol dopo nove minuti entra per sempre nella storia giallorossa. È la prima gemma del nostro campionato, per lui rimarrà l'unica. Paolo Alberto, che fa rima con Paulo Roberto, schiaccia di testa una punizione dalla destra battuta da Prohaska e porta la Roma in vantaggio. «Dedico questo gol a me stesso per i sacrifici che ho fatto - dirà a fine gara l'attaccante veronese - e a Liedholm per la fiducia che mi ha concesso».

È ancora Prohaska a ispirare il raddoppio, con un tiro-cross che al quarto d'ora della ripresa viene deviato nella propria porta dal cagliaritano Loi. Il gol di Piras al 67' illude soltanto i padroni di casa, che all'87' vengono colpiti ancora una volta: stavolta è Iorio ad andare a segno, finalizzando al meglio una bella iniziativa di Valigi. È il gol del definitivo 3-1, che regala all'armata giallorossa i primi due punti della stagione. «La Roma ha dimostrato di essere una grande squadra - commenta il Barone Liedholm dopo il fischio finale - È scesa in campo per imporre la sua legge e c'è riuscita alla grande». E a chi gli chiede della Juve, che inaugura il campionato con una sconfitta a Genova contro la Samp, Nils dà un saggio della sua pretattica psicologica: «Non scherziamo, per favore. Quelli quando cominceranno a giocare sul serio si faranno largo, andranno in testa e noi staremo tutti dietro a remare con fatica».

Non stavolta. Stavolta i padroni assoluti saremo noi, e i bianconeri non potranno fare altro che inseguirci. Fino all'8 maggio, quando proprio a Marassi (dove loro hanno iniziato con un ko), potrà esplodere la festa di un intero popolo. Una festa che parte da lontano, da un pomeriggio settembrino di Cagliari destinato a rimanere per sempre nella storia.