Nicolò Zaniolo è a mille. L'ultima visita in Austria, del 22 maggio scorso, ha rappresentato il semaforo verde per il fantasista romanista. L'ultimo ostacolo alla ripresa dell'attività dopo il calvario del secondo infortunio rimediato in Nazionale ad Amsterdam nel settembre scorso. Un percorso lunghissimo - qualcuno ha storto il naso - ma condiviso da tutti, per non sbagliare, per non affrettare e per tornare come nuovo. Un salto a pie' pari di una stagione intera, la seconda anomala dei tempi del Coronavirus, la seconda e ultima alla Roma di Paulo Fonseca, che ne ha dovuto far a meno dopo l'ottimo recupero dal primo infortunio e la bellezza di averlo rivisto correre quando il calcio era tornato a giocare dopo il primo lockdown. Decisivo, appunto, il parere del professor Fink, a cui Zaniolo ha deciso di rivolgersi dopo che il primo intervento a cui era stato sottoposto nel gennaio del 2020 era stato effettuato a Villa Stuart dal professor Mariani. La scelta della Gelenkpunkt sulla Olympiastrasse, nella parte alta di Innsbruck, concordata con la Roma (la nuova proprietà ha agganci anche in Svizzera), e poi l'iter di riabilitazione, interrotto solo dal Covid che Zaniolo ha contratto a gennaio e l'ha tenuto fermo per un paio di settimane, rallentando così il suo recupero. In un primo momento si era ipotizzato che potesse anche tornare a giocare in primavera (gli Europei sono sempre stati un miraggio, tutto sommato, e il pensiero era stato già archiviato da Nicolò stesso), poi il programma è stato rivisto e, complici anche le necessità divenute - purtroppo, visto un campionato deludente e vista la batosta di Manchester in Europa - non più così impellenti della squadra si è ragionato al risparmio. Per guarire meglio e non rischiare, sia chiaro, non perché Nicolò non avesse voglia di tornare ad aiutare la Roma. D'altronde, sui social, il ragazzo non ha fatto altro che esternare i suoi sentimenti e la sua voglia di tornare a sfrecciare sul rettangolo di gioco. Quindi, niente rientro in campo in primavera, né con la Primavera (come in un primo momento calendarizzato).
Da qualche settimana Nicolò si allena a Pontremoli, in provincia di Massa Carrara, ma più vicino casa sua, a La Spezia. Motivo? Recuperare, recuperare, recuperare. Ma soprattutto tornare come nuovo. Galvanizzato dalla scelta del club del nuovo allenatore, Zaniolo si è messo a correre, nel vero senso della parola, agli ordini del professor Gian Nicola Bisciotti, vecchia conoscenza di papà Igor quando era ancora in attività da calciatore, ma soprattutto un luminare nell'ambiente (si occupò della riabilitazione di Ronaldo il "Fenomeno", tra gli altri, nel suo trascorso all'Inter), attualmente collaboratore del Paris Saint Germain.
Doppie sedute giornaliere, tra campo e palestra, esercizi di psicocinetica, spinning e piscina, ma soprattutto tanta corsa a secco. In sostanza, Zaniolo sta facendo già la preparazione. Se non altro per farsi trovare tirato a lucido da José Mourinho. Che Nicolò non vede l'ora di conoscere, dopo averci parlato, come altri giocatori importanti della rosa, per un primo e unico colloquio a distanza, visto che lo Special One continua a fare base in Gran Bretagna, dove sarà tendenzialmente fino alla fine del mese prima di iniziare, dividendosi tra impegni da "giornalista" (commenterà gli Europei per alcune testate britanniche) e allenatore, l'avventura romanista.
Non ha fatto programmi per le vacanze anche per questo, Nicolò, che a chi gli è più vicino ha confessato con un po' di autoironia di averne fatte anche troppe. L'inattività non fa per lui. Per il momento l'obiettivo è lavorare e rientrare nella Capitale alla fine del mese di giugno, a pochi giorni dall'inizio del ritiro. Concentrato e determinato, "coccolato" anche dall'affetto della sua famiglia con la quale si è riunito per l'occasione. Ne ha sentito il bisogno, come ha confidato a chi lo conosce bene. Non ha mai mollato, anche se è stato assalito da mille dubbi, come ammesso recentemente a Sport Week, e anche se sembra un supereroe in fondo è umano anche lui. Lo sa bene la Roma, che ha condiviso ogni minimo passaggio del suo recupero. Tiago Pinto è in costante contatto con Bisciotti e col ragazzo e non fa mancare il suo appoggio.
Tiferà per gli Azzurri da casa, con un po' di rammarico. Mancini l'ha aspettato un po' all'inizio, poi ha dovuto fare altre scelte: in fondo il Mondiale, con il ct che tanto lo stima ben saldo in panchina, con questi calendari bizzarri dovuti alla ripresa dalla pandemia, non è più così lontano e il tempo remerà a suo favore. Ma prima, la parola d'ordine per Nicolò è recuperare. E finalmente ci siamo.