Nessuna nuova, buona nuova è una massima che nel calcio vale spesso. Ma non in questo periodo. Tantomeno nella Roma, dove anzi appare in antitesi rispetto alla spasmodica attesa di novità sul fronte positivi. Primo fra tutti Edin Dzeko. Primo perché Capitano, bomber, leader, giocatore decisivo e così via, ma soprattutto perché il suo è stato il primo dell'ultima (cospicua) serie di contagi in casa giallorossa.

Fra i sette componenti della rosa colpiti dal Covid, quello che ha comunicato la propria positività prima di tutti è stato proprio il bosniaco, ormai oltre dieci giorni fa, venerdì 6 per la precisione. E proprio la data del contagio lasciava pensare che ieri avrebbe potuto essere una giornata decisiva. Giornata nella quale il numero 9 avrebbe dovuto sottoporsi al doppio tampone per certificare un imminente rientro in gruppo. Invece la tanto attesa notizia dell'avvenuta negativizzazione non è ancora arrivata. Un dato di fatto che però non equivale necessariamente a qualcosa di preoccupante. Mai come nelle vicende legate al Covid, la certezza del giorno prima può essere ribaltata dai test del giorno dopo. E lo stesso risultato degli esami non viene comunicato in orari standard. Vale a dire che paradossalmente già oggi potrebbe esserci una decisa virata verso l'ottimismo. Va da sé che più tempo trascorre dal possibile annuncio della negatività dei test, più si allontana il rientro in campo.

La trafila è la stessa per tutti: tampone antigenico, poi molecolare, poi se entrambi risultano negativi si passa alle visite di idoneità fisica, terminate le quali si può tornare in gruppo. Con la prossima partita in programma domenica pomeriggio, nella migliore delle ipotesi Dzeko (o qualsiasi altro positivo) avrebbe a disposizione due giorni di allenamento con i compagni, anche se nel periodo di isolamento domiciliare ha comunque lavorato a distanza. Poco, davvero troppo poco per sperare di vederlo protagonista del match contro il Parma.

Se le possibilità di recupero del centravanti sono limitate, quelle per gli altri sei contagiati (Pellegrini, Kumbulla, Fazio, Santon e i due giovani provenienti dalla Primavera Boer e Zalewski) calano ulteriormente. Le loro positività sono state acclarate dopo la sfida contro il Genoa e fermo restando che ogni organismo reagisce in maniera differente, è probabile che passi ancora qualche giorno perché possano considerarsi negativizzati. Soprattutto per chi ha avvertito sintomi, almeno nelle prime ore. Fonseca si ritrova dunque costretto a fare la conta degli indisponibili, che con Perez e Spinazzola sempre alle prese con noie muscolari salgono a nove. Il tempo per far calare il numero c'è ancora. Ma non è molto.