Toc, toc. Chi è che bussa a questo portone? Sono Patrick Schick, posso entrare? Accomodati, questa è casa tua. Non è una sceneggiatura da Oscar, ma rende l'idea di come, ieri, sia stato vissuto a Trigoria il nuovo, primo allenamento di Patrick Schick con il gruppo. Era ora. Il segnale che tutto il mondo Roma aspettava per tornare a vedere la luce per quello che è stato l'acquisto più costoso dell'intera storia giallorossa.

Sia chiaro, questo non vuole dire che nel derby lo vedremo in campo. Anzi tenderemmo a escluderlo. Ma che il giovane talento ceco possa far parte della lista dei convocati di Di Francesco è qualcosa di più di un semplice auspicio. Ieri insieme ai compagni ha svolto tutto l'allenamento della mattina, mentre in quello del pomeriggio, come da programma peraltro, ha svolto un lavoro differenziato propedeutico al suo recupero. Il fatto certo è che il fastidio mentre calcia il pallone, ormai è confinato a uno spiacevole ricordo e che il suo ritorno in campo in una partita che conta si fa sempre più vicino. E sarà un valore aggiunto di quelli che pesano, quel valore che la Roma si era convinta di aver messo a disposizione della squadra nel momento in cui ha firmato il contratto d'acquisto spendendo, tutto compreso, oltre quaranta milioni di euro.

Fin qui, del resto, il ragazzo arrivato dalla Repubblica Ceca reduce da un'estate che non si augura neppure al peggio nemico, ha visto gli altri giocare. Stoppato a più riprese da una serie di piccoli problemi muscolari che ne hanno rallentato il suo inserimento nella Roma. In campo c'è andato giusto una ventina di minuti, quelli finali, nella partita contro il Verona. Che, poi, sarebbe stato meglio fosse rimasto in panchina visto che i suoi nuovi guai muscolari sono stati figli legittimi di quell'impegno che probabilmente è stato anticipato, un errore che lo stesso Di Francesco, con la consueta franchezza, non ha avuto difficoltà ad accollarsi senza rifugiarsi dietro troppi giri di parole.

Era il sedici settembre, da allora il ragazzo ceco ha fatto lo spettatore, costretto quasi a rifare tutta la preparazione. Un po' come quando era arrivato a Trigoria con pochissimi allenamenti nelle gambe, conseguenza di un'estate turbolenta, l'infiammazione al cuore che portò al rifiuto della Juventus che aveva già acquistato il suo cartellino, il ritorno alla Sampdoria, la voglia comunque di andare via, il sospiro di sollievo quando ci fu la fumata bianca dopo l'accordo trovato tra Ferrero e i dirigenti giallorossi.

Eppure, nonostante questa prolungata assenza, Schick è riuscito a far parlare di sé per un'intervista rilasciata nel suo paese in cui qualcuno, magari pure in malafede, ha visto il desiderio del ragazzo di andare già via dalla Roma. Le cose, dopo,sono state chiarite, Schick ora non vede l'ora di rispondere in campo. Dove, nella passata stagione, al suo primo campionato italiano poco più che ventenne, ha lasciato a bocca aperta tutti gli addetti ai lavori, facendo vedere giocate da campione, segnando tredici gol totali, undici in campionato, pur partendo dalla panchina per gran parte della stagione. Numeri che hanno attirato l'attenzione dei grandi club.

La Juventus, grazie anche a Nedved che a casa sua ovviamente è un autentico idolo, era riuscita ad anticipare tutti per poi però fare marcia indietro. A quel punto, nonostante la concorrenza di molti altri club a cominciare dall'Inter, la Roma è riuscita ad assicurarsi il cartellino di questo talento che se riuscirà a mantenere le promesse, è destinato a una carriera da assoluto protagonista del calcio internazionale. Ora sta per arrivare il suo tempo. Difficile che possa essere il derby, ma tra Madrid (Atletico) e il successivo impegno contro il Genoa, Schick si presenterà. Perché, come ha detto Di Francesco, non sarà un problema trovargli un posto.