Nuovi investimenti in arrivo per la Capitale. Si tratta di 37 milioni di euro che verranno stanziati nella prossima manovra in conto capitale contenuta nell'ultima variazione di Bilancio di previsione per il 2018-2019. Una boccata di ossigeno per la città ed anche per il progetto del nuovo stadio della Roma. In questi 37 infatti sono compresi anche i 28 che serviranno per iniziare i lavori del Ponte dei Congressi, quell'infrastruttura considerata strategica dall'amministrazione grillina, al punto da determinare la rinuncia all'altro ponte, quello di Traiano, che nel progetto originale sarebbe dovuto essere a carico dei privati. Le rassicurazioni sono arrivate direttamente dall'Assessore ai Lavori Pubblici, Margherita Gatti: «Desidero rassicurare la cittadinanza: è intenzione dell'amministrazione realizzare il Ponte dei Congressi. I fondi previsti nel 2018 sono stati semplicemente spostati nel 2019 perché è un' infrastruttura complessa e ha bisogno di ulteriori passaggi tecnici e step». Una risposta arrivata a poche ore da quanto scritto proprio da questo giornale nella giornata di ieri, circa le preoccupazioni per la decisione dell'amministrazione cittadina di rinviare il finanziamento del ponte senza alcuna apparente spiegazione. Un ritardo che avrebbe avuto serie ripercussione sul futuro impianto giallorosso.

Nel frattempo la viabilità e la mobilità restano centrali in vista della ripresa dell'iter presumibilmente entro la fine dell'anno. Ad oggi sono passati 2447 giorni da quando nel febbraio del 2012 vennero completate le relazioni relative alle analisi dei siti da parte di Cushman & Wakefield, leader nel settore immobiliare in Italia e nel mondo, società individuata dalla Roma e dal Presidente Pallotta per quella prima fase. Cushman & Wakefield passarono al vaglio nei mesi successivi 80 possibili siti, dai quali emerse l'area di Tor Di Valle solo nel dicembre dello stesso anno, d'accordo con l'allora sindaco di Roma Gianni Alemanno. Dopo Alemanno il progetto ha superato il vaglio di Ignazio Marino, del Commissario Francesco Paolo Tronca, ed infine (pur con un corposo taglio) dell'attuale sindaca Virginia Raggi. Tre (o quattro) amministrazioni di colore diverso, che però hanno tutte dato lo stesso esito: 2447 giorni che hanno comportato un investimento per la proprietà americana del club di circa 70 milioni di euro, cui vanno aggiunti quelli del gruppo Parnasi per l'acquisto dei terreni di Tor di Valle, per la progettazione e per le prime indagini (complessivamente non meno di 100 milioni, anche se non tutti saldati). 2447 giorni in cui hanno lavorato sul progetto professionisti di fama mondiale come gli architetti Dan Meis (padre dello stadio) e Daniel Libeskind (autore del business park), l'ingegnere Scott Ferebee (progettista dello stadio con Meis), lo studio canadese di Forrec (che forte della sua esperienza nei parchi di divertimento di tutto il mondo ha progettato il Convivium), ed altri ancora, circa 500 in tutto. 2447 giorni in cui è stato chiesto un intervento sulla metro B, poi ancora sulla Roma-Lido, poi ancora sulla Via del Mare, ed ogni volta i proponenti hanno accettato quasi senza battere ciglio. 2447 giorni in cui non sono bastate elezioni, crolli di giunte, elezioni anticipate, delibere e contro delibere, ricorsi al TAR, al Consiglio di Stato, o qualunque altra corte vi venga in mente, per scoraggiare la ferma volontà di chi continua a crederci.

Ed allora ben venga la notizia che questi 37 milioni di euro ci sono e serviranno per il Ponte dei Congressi. Così come sono state benvenute le dichiarazioni proprio questa settimana della sindaca Virginia Raggi e dell'Assessore allo Sport Daniele Frongia. Ben venga il lavoro di revisione del Politecnico di Torino (in tal senso dalla scorsa settimana c'è ufficialmente la delibera che da mandato all'istituto di eseguire la verifica sugli studi di traffico), e quello di tutti i dipartimenti del Comune coinvolti nell'iter amministrativo. Non è più il tempo di attendere, di perdere tempo, di trovare alibi. Perché i giorni sono troppi e lo sono da troppo tempo. Perché ogni ulteriore ritardo avrà ripercussioni sulla possibilità di investire, non solo per la e nella Roma, ma per la città di Roma. Perché ogni alibi peserà sulla coscienza di chi si pone in contraddizione con il passato, ma non ricorda di come la Democrazia Cristiana nel 1989 decise di affossare (a sorpresa) il progetto dello stadio dell'ingegner Dino Viola a favore del rifacimento dell'Olimpico, condannando questa città ad anni di ritardo rispetto alle altre capitali d'Europa. è il tempo di decidere. Ora.