Tra meno di dieci giorni Gabriele Gravina sarà il nuovo presidente della Figc, nove mesi esatti dopo il flop dello scorso fine gennaio quando la sua mancata elezione, assieme a quella di Sibilia e Tommasi, portò al commissariamento della Federazione. Sembrano passati anni, di uguale rispetto all'inizio dell'anno ci sono solamente i tormenti che accompagnano la Nazionale italiana. Alle elezioni del prossimo 22 ottobre l'attuale presidente della Lega Pro sarà l'unico candidato alla poltrona più importante del calcio italiano, tanto da scherzarci su "in tre dicevate che eravamo troppi, ora che di candidato ce n'è solo uno sento le stesse critiche. Mettiamoci d'accordo".

L'ha sorpreso il fatto di  essere l'unico candidato?
«No, non sono sorpreso. Il calcio ha bisogno di questo momento di aggregazione. Bisognava evitare la competizione per arrivare uniti alla riforma del calcio italiano».

L'Aic di Tommasi è l'unica componente federale che non si è schierata con lei. Si è dato una spiegazione?
«Ancora no, forse un giorno lo capirò. Io spero sia un malinteso e se dovesse emergere che ci sia qualcosa di diverso mi dispiacerebbe. Damiano non appoggia la mia candidature perché dopo il fallimento di gennaio ci eravamo reciprocamente promessi di non candidarci più. Per questo avevamo tutti deciso di puntare su Abete, la cui incandidabilità, per come l'ho vista io, ha fatto saltare il banco. Sono poi scattati una serie di meccanismi di consenso attorno a un programma condiviso che mi hanno portato di nuovo a candidarmi».

Ieri al Festival dello Sport di Trento, il presidente dell'Uefa Ceferin si è detto rammaricato dello stato dei nostri impianti sportivi. È d'accordo?
«Certo, la valorizzazione del settore giovanile nazionale e la creazione di nuovi impianti sportivi sono due elementi cardine del mio programma. Io ho previsto una task force per monitorare e incentivare con un fondo speciale la creazione di nuove infrastrutture. L'aspetto più importante della mia piattaforma è che se passa il principio del semiprofessionismo, il credito d'imposta deve essere versato per la metà nei settori giovanile e l'altro 50% nelle infrastrutture. Credo molto nel valore trainante dei grandi eventi, capaci di coinvolgere anche la politica. Per questo la Federazione difenderà a denti stretti la candidatura dell'Italia a ospitare i Campionati europei del 2028».

Lei cosa pensa dello stadio della Roma?
«Per una società moderna, lo stadio di proprietà è una necessità. Basta fare un po' di benchmarking e affacciarsi all'estero per vedere cosa sta succedendo. Quando poi il presidente dell'Uefa si dice triste per le condizioni degli stadi italiani una riflessione occorre farla. Se vogliamo riportare i tifosi allo stadio, dobbiamo pensare a farli stare bene, a costruire strutture dove si sentano come a casa. Del resto, è la lezione che ci è arrivata dalle culture elleniche, quando si parlava del valore dell'agorà, il luogo di aggregazione per eccellenza. Gli stadi devono tornare a essere delle nuove agorà. Le famiglie vanno allo stadio se è un luogo accogliente. Gli impianti attuali non lo sono, anzi dopo quello che è successo al ponte Morandi, siamo tutti in allerta sulla sicurezza delle strutture degli stadi. Bisogna reagire con decisione. In Lega Pro stavo per presentare lo stadio ideale, un modellino di impianto modulabile in base alla capienza».

Da presidente della Figc cosa può fare per il caro biglietti?
«Sul caro biglietti la federazione può fare poco, ma deve fare molto di più rispetto a quanto fatto finora. Deva fare da stimolo per mettere in moto strumenti tecnici, economici e sociali per fare capire alle società quanto sia importante uno stadio di proprietà. Al momento dobbiamo convivere con impianti come il San Paolo di Napoli che non è da Serie A. Lo stesso Olimpico, per ospitare la gara inaugurale delle qualificazioni agli Europei del 2020, richiede interventi importanti. Stiamo troppo indietro, occorre accelerare. I prezzi dei biglietti sono troppo alti in confronto a quello che gli si viene offerto. Bisogna tornare a mettere in primo piano il tifoso, senza il quale tutto il movimento non ha più senso».

Quale sarà la prima cosa che farà da presidente federale?
«Ho intenzione di intervenire su due aree: la prima è quella delle ammissioni ai campionati, la seconda è la riforma della giustizia sportiva. Per la prima abbiamo scritto un codice unico dei controlli, dove sono condensate tutte le norme attuali. Uno strumento che punta a eliminare la possibilità di interpretare una regola, dando inizio a processi infiniti. Legato a questo elemento è la riforma del codice della giustizia sportiva, ormai una vera emergenza per il nostro calcio».