Sei anni di pazienza, lavoro, testardaggine, comprensione. Sei anni cocciuti, a testa a bassa, con la massima disponibilità. Sei anni per un sogno. Sei anni che rischiano di essere vanificati.E non perun'inchiesta della procura (i Pm Paolo Ielo e Barbara Zuin non perdono occasione per ricordare come l'operazione Rinascimento non riguardi in alcun modo lo stadio della Roma), ma per l'immobilismo delle istituzioni, che dopo tre mesi da quel fatidico 13 giugno sembrano pietrificate in attesa di superare non si sa bene cosa. La Regione attende che il Comune completi la sua parte e approvi il Verbale di Determina della Conferenza dei Servizi, con Variante al Piano Regolatore Generale annessa. Il Governo non parla, ma fa filtrare come a ogni livello (dai ministri 5 Stelle Di Maio e Toninelli, a quelli leghisti capitanati da Matteo Salvini) ci sia la più completa disponibilità a superare ogni ostacolo.

Il Comune invece ha atteso che si sbloccasse la situazione di Eurnova, con la nomina di Naccarato come nuovo amministratore delegato,vecchia ormai di quasi due mesi. Ha poi annunciato una due diligence, una verifica interna, la cui parte più corposa affidata al Politecnico di Torino. E negli ultimi giorni ha fatto l'ennesimo passo indietro, smentendo se stesso, e sconfessando l'incarico all'istituto piemontese, azzerando, o quasi, ogni speranza di riprendere i lavori velocemente. Per questo nelle ultime ore è stato costretto ad intervenire l'Assessore allo Sport di Roma Capitale, Daniele Frongia, che dello stadio è stato (un po' in disparte forse, ma con grande convinzione) uno dei maggiori sostenitori. «Per la mancata formalizzazione al Politecnico di Torino - ha detto Frongia - delle verifiche circa la mobilità nella zona di Tor di Valle rimando al Dipartimento Mobilità e Trasporti del Comune. Il progetto non è stato scritto da Parnasi ma ha passato un'intera conferenza dei servizi, coinvolgendo numerosi soggetti. Quindi la linea scelta dalla sindaca Raggi è quella corretta: compiere una verifica accurata al fine di fare le opportune valutazioni per poter andare avanti».

In sostanza si è voluto ribadire l'importanza del progetto, la volontà politica immutata (sarebbe del resto difficile ora fare un passo indietro), ma prendere un po'di tempo. E da ambienti vicini proprio all'assessorato evocato da Frongia, quello relativo alla mobilità e ai trasporti, sembrerebbe che questo tempo sia stato anche stimato per approssimazione. Un'approssimazione che poco piace alla Roma, visto che sembrerebbe essere stata identificata come data entro la quale far ripartire il progetto, quella della fine di questo anno. Sei mesi pieni di ritardo quindi, da giugno a dicembre. Sei mesi frutto di una cautela che non trova ragione nei fatti di cronaca, né negli incartamenti della procura, e che sembra più il tentativo di coprire la difficoltà (istituzionale ed operativa, prima ancora che funzionale) ad identificare una strada che permetta, con il placet di tutti, di superare l'impasse attuale.

Il Politecnico di Torino, o meglio l'istituto terzo ancora non identificato (perché del Politecnico non possiamo a questo punto più parlare), rappresenta purtroppo solo la foglia di fico dietro cui nascondere pudori che nei vertici cittadini appaiono sempre meno giustificati e giustificabili. Per questo la pazienza della società giallorossa sembra messa fortemente alla prova, l'ennesima prova, senza garanzia alcuna di riuscita. E proprio quando i vertici societari, in primis il presidente Pallotta, appaiono gli unici realmente intenzionati a rilevare le quote di Parnasi nel progetto, assumendosi quindi da soli l'intero rischio di impresa. Un'impresa che, lo ricordiamo, donerebbe alla città un considerevole aumento di PIL, circa 4000 nuovi posti di lavoro, ettari di verde pubblico, infrastrutture varie. E a noi il nostro stadio. E non ci sembra poco.