«È evidente che l'iter è inceppato e non arriverà in aula a Natale». Con queste il presidente della commissione Mobilità di Roma Capitale, Enrico Stefàno, ha aperti ieri l'ennesimo capitolo di quella storia infinita che è ormai diventato l'iter di approvazione dello Stadio della Roma. Parole che pesano non solo sulle sorti dell'impianto giallorosso, ma anche sulle ambizioni di conferma della sindaca di Roma Virginia Raggi. Pronunciate da uno dei fedelissimi della prima cittadina, uno di quelli che dopo il cambio di progetto non ha più avuto dubbi e che ha sempre sostenuto, anche pubblicamente, le decisioni della Raggi. Sulla quale però si sta consumando una battaglia che va ben oltre il Raccordo Anulare, e che porta direttamente a Palazzo Chigi. L'accordo di Governo tra 5 Stelle e Partito Democratico scricchiola, e per rinsaldarlo da più parti sta emergendo la convinzione che sarebbe utile portare un candidato unico per la Capitale la prossima primavera, e certo questo candidato non può essere Virginia Raggi. Che quindi ora sembra particolarmente debole. Non la aiutano nemmeno le tante voci, mai smentite, che vogliono i giallorossi pronti ad abbandonare Tor di Valle. Cosa lontana, per il momento, dall'essere vera, ma che resta comunque una possibilità. I nuovi proprietari del club vogliono capire chiaramente che strada sta prendendo il progetto del nuovo stadio, e non escludono niente, nemmeno un clamoroso cambio di strategia. Che però andrebbe motivato, quantomeno per evitare il rischio di scomode penali che potrebbero essere richieste da Enti (dal Comune alla Regione, coinvolti nel lungo iter) o da soci. Se la Roma dovesse scegliere un'area diversa dovrebbe farlo per validi e comprovati motivi. Come la lentezza dell'iter di approvazione, innegabile e per molti versi inspiegabile. Per questo motivo resta, allo stato attuale dei fatti, poco percorribile l'ipotesi di Fiumicino, e per molti versi ancor meno quelle del Flaminio e di Tor Vergata. Tor di Valle resta ancora la prima scelta, forse obbligata, per lo stadio. Certo è che la sindaca Raggi non riuscirà a fare il regalo promesso ai tifosi per Natale, e rischia anche di vedere il "suo" stadio approvato da una giunta diversa e da un nuovo sindaco.