Siamo vicini all'approvazione «davvero finale» del progetto stadio della Roma. Le parole non sono nostre ma sono quelle con cui il presidente della Roma James Pallotta è voluto tornare su un argomento che gli sta particolarmente a cuore, che anzi, a detta di qualcuno, è l'argomento che più gli interessa. Ed in effetti, a quel che ci risulta, il presidente del club giallorosso stavolta sembra davvero averci preso, perché lo stadio sembra vicino come non mai.

La scorsa settimana è stata quella per qualcuno delle smentite, con tanto di note ufficiali, di quanto da noi invece scritto negli ultimi giorni. Le smentite però non sono state quelle degli organi preposti, che anzi hanno rilanciato quanto da noi anticipato. L'iter dal punto di vista meramente tecnico è concluso. Mesi di lavoro hanno prodotto un accordo sostanziale e formale sulla Convenzione Urbanistica, il contratto che regolerà i rapporti tra pubblico e privato, e che ora insieme alla Variante dovrà essere messo al voto dell'Assemblea di Roma Capitale.

Prima però serve il voto delle Commissioni consiliari e della Giunta. Ed ecco la novità delle ultimissime ore. Ancora manca la data ufficiale, ma dal Comune si sono convinti a portare in Giunta il dossier stadio entro i primi giorni di luglio per far partire questa fase finale dell'iter che, in assenza di ulteriori sorprese, dovrebbe quindi portare l'Assemblea capitolina al voto finale forse entro il prossimo settembre. Tempi che se confermati permetterebbero la posa della prima pietra entro la prossima primavera.

Una gran bella notizia per il presidente Pallotta, ma ancora di più, e non ci stancheremo mai di sottolinearlo, per la Roma e per Roma. Il progetto su Tor di Valle rappresenta infatti quel possibile rilancio che aiuterebbe non poco il club giallorosso, ma ancor di più la città di Roma, col suo miliardo di euro di investimenti privati e gli oltre 4.000 posti di lavoro che creerebbe. Un'occasione da non perdere assolutamente.

La notizia non coglie di sorpresa i vertici di Trigoria, sempre e da sempre convinti di aver prodotto il massimo sforzo possibile e di aver fatto tutto nel massimo della trasparenza. Altrimenti non si sarebbe riusciti a superare il vaglio di tre amministrazioni comunali diverse, con ben due approvazioni di pubblico interesse sul progetto. Per non parlare del voto espresso in Conferenza dei Servizi.

A proposito di questo occorre ricordare come la società giallorossa finora abbia mantenuto un basso profilo con le istituzioni, a rischio anche di un possibile danno economico. Dal gennaio del 2018 la Roma ha infatti maturato, proprio grazie all'approvazione della delibera della Conferenza dei Servizi, un diritto alla costruzione del proprio impianto (a patto ovviamente di rispettare le prescrizioni previste), che finora si è deciso di non esercitare solo ed esclusivamente per evitare frizioni con la pubblica amministrazione.

La stessa Variante, di cui pure noi abbiamo più volte scritto, in realtà sarebbe già contenuta nella delibera della Conferenza (così come riformata dal Governo Gentiloni), e quindi sarebbe un passaggio ridondante. Il tutto per dire che ormai ci siamo davvero.

Resta da definire la proprietà dei terreni. Fatto che imbarazza in qualche modo la maggioranza capitolina che vorrebbe evitare di vedersi coinvolta negli affari di Luca Parnasi. In realtà in Campidoglio ci si va sempre più convincendo che proprio l'approvazione del progetto permetterebbe quell'accelerata in grado di attrarre nuovi investitori che subentrerebbero alla famiglia Parnasi, già a sua volta ormai completamente estromessa dal progetto. Senza dimenticare che la TDV Real Estate, la società costituito dalla Roma proprio per rilevare i terreni da Eurnova, ancora esiste e rappresenta una sempre valida opzione. Quindi sì, siamo vicini all'approvazione davvero finale.