A quanto pare ci siamo. Mai come adesso lo Stadio della Roma sembra un destino da incontrare. Le novità preannunciate in questi giorni dalla sindaca di Roma Virginia Raggi si sarebbero concretizzate già nel pomeriggio di ieri, quando gli uffici tecnici dell'assessorato all'Urbanistica di Roma Capitale avrebbero concluso il lavoro sulla documentazione a corredo della Convenzione Urbanistica ed avrebbero inviato il tutto direttamente alla prima cittadina. Molti condizionali che però non nascondono nulla se non l'impossibilità di dare un annuncio che invece spetta ad altri. Fatto sta che il lavoro preparatorio per la Convenzione è stato finalmente completato. Il plico è pronto, va solo scartato.
Mesi di trattative, di discussioni, spesso anche di dure prese di posizione, hanno alla fine prodotto il risultato sperato. Un risultato che porta la firma di Mauro Baldissoni, vicepresidente della Roma, già amministratore delegato e sempre l'uomo dello Stadio, colui il quale non ha mai smesso di credere in questo sogno, e che si è fatto carico di rappresentare fino all'ultimo i proponenti.

Perché sia chiaro, a dispetto delle tante voci circolate, che il progetto stadio della Roma è solo ed esclusivamente della Roma. Indipendentemente da chi sarà il proprietario dei terreni (ed in questo senso nostre fonti continuano a ribadirci di come non vada affatto esclusa la strada che porta proprio a Trigoria), o anche il proprietario del club. Lo stadio è, come scritto più volte, un diritto acquisito, giuridicamente e politicamente, della Roma e della città di Roma.
Tornando alla Convenzione trovano conferma le voci che vorrebbero un testo sviluppato su quattro documenti distinti che regoleranno i lavori sull'area di Tor di Valle. I primi tre saranno tra Campidoglio e Regione Lazio sulla Ferrovia Roma-Lido, tra Campidoglio e Città Metropolitana sull'unione di via del Mare e via Ostiense, ed infine tra proponenti e Acea sull'impianto di depurazione di Roma Sud. Questi tre testi, una volta approvati, confluiranno nel testo definitivo della Convenzione tra privati e Campidoglio. Ed ecco quindi 4 documenti.

Tutto questo, con tanto di allegati, riconteggio degli oneri di urbanizzazione, e molto altro, da ieri quindi viaggia verso la scrivania della sindaca, e da qui partirà per tutti gli uffici che dovranno poi approvare i documenti.

Alla fine la Convenzione, insieme alla Variante al Piano Regolatore Generale della città, arriverà in Aula Giulio Cesare per l'approvazione definitiva dell'Assemblea. E su questo passaggio, solo su questo, continua a pesare il possibile futuro assetto, non della Roma, ma di Eurnova. E non nel senso che in Campidoglio preferirebbero Vitek, il fondo York, o ancora qualcun altro, al presidente Pallotta. La verità, mai taciuta, è che il Movimento 5 Stelle romano teme l'ombra pesante, e soprattutto giudiziaria, di Luca Parnasi. I consiglieri di maggioranza, anche pensando alle elezioni del prossimo anno (che la Raggi venga ricandidata o meno), temono di dare l'impressione alla città di fare un "regalo" ad un imprenditore accusato di corruzione. O peggio di finire nel mirino della Procura di Roma per non si bene quale motivo. E allora aiuterebbe, e non poco, l'uscita di scena della famiglia Parnasi, oggi rappresentata da Flavia (sorella di Luca), dall'affare stadio. L'ipotesi Vitek resta viva, ma non l'unica, così come quella che porta alla Sais di Gaetano Papalia. Non sarà questo però l'ostacolo all'approvazione del progetto. Del resto in Campidoglio l'interlocuzione con i privati non è mai cessata, e la Pubblica Amministrazione ha trovato il proprio referente costante nel vice presidente giallorosso Baldissoni. E questa è stata una solida certezza sia per la Roma che per la sindaca. Manca poco perché finalmente a questa città venga consegnata un'opera necessaria e fondamentale non solo per la società di calcio che ne porta il nome, ma per se stessa. Lo Stadio della Rom dev'essere il simbolo della rinascita.