Domani potrebbe essere il giorno della consegna della bozza di Convenzione da parte del Comune ai privati che vorrebbero investire un miliardo di euro per il nuovo stadio della Roma. Una bozza attesa ormai da quasi un mese e su cui si conta finalmente di poter concludere il lungo braccio di ferro tra proponenti e pubblica amministrazione. Le indiscrezioni dell'ultima ora parlano di un'amministrazione, quella capitolina, pronta a venire incontro alle esigenze della Roma e di Eurnova, e quindi a rivedere, anche se non di molto, la posizione di intransigenza sulla contestualità delle opere pubbliche con quelle private.

Fatto testimoniato dalle parole dell'assessore allo sport di Roma Capitale, Daniele Frongia. «L'esperienza di governo a Roma, l'entità più complessa che abbiamo in Italia, è stata un banco di prova che ha fatto crescere il Movimento. Da questo punto di vista, il destino di Tor di Valle rappresenta un'altra importante sfida». Così il braccio destro di Virginia Raggi e uomo impegnato sul dossier stadio più di ogni altro nella giunta romana. La sfida del Movimento non può concludersi con l'ennesimo «no», dopo quello alle Olimpiadi (ancor più pesante dopo il successo di Milano con le competizioni invernali del 2026).

E paradossalmente sono ancora più significative le parole di Cristina Grancio, la consigliere espulsa dal Movimento 5 Stelle proprio per le sue posizioni sullo stadio. «Sono con ogni evidenza irrisolti i gravi problemi urbanistici ed ambientali che hanno segnato fin dall'inizio la vicenda dello stadio di Tor di Valle - ha detto - a cominciare dalla catastrofe dei trasporti e dal pesante impatto idrogeologico su un'area a rischio di esondazione del Tevere. La novità è che ai piani alti del Campidoglio ora hanno fretta, perché hanno capito che strappare un voto favorevole all'Assemblea capitolina con il processo in corso sarebbe ben più complicato. E il processo a Parnasi e De Vito avrà inizio il 3 dicembre prossimo».

Un'accusa che però non nasconde la consapevolezza che forse, proprio entro il prossimo dicembre, la giunta della Raggi avrebbe intenzione di presentare all'Assemblea la Convenzione Urbanistica e la Variante al Piano Regolatore Generale. Due documenti su cui si regge il futuro dell'impianto giallorosso, e sulla cui approvazione iniziavano a sorgere alcune perplessità nella maggioranza grillina. Pesano quindi le parole della consigliera oggi nel gruppo Misto e vicepresidente della Commissione Urbanistica. Che poi ha aggiunto: «Mi auguro che l'opposizione in Campidoglio non si faccia coinvolgere in questa preoccupante tendenza alla rimozione della realtà e che ascolti le voci delle associazioni e dei comitati civici che non hanno mai abbassato la guardia».

E proprio il richiamo alle opposizioni svela quale sia l'attuale scenario della politica capitolina. Uno scenario che in qualche modo ricalca quanto sta accadendo a livello nazionale, con la nuova alleanza tra Partito Democratico e 5 Stelle. Un'alleanza non riproducibile tout court sul piano cittadino, ma che potrebbe portare a una sorta di opposizione morbida da parte del partito guidato da Nicola Zingaretti. Fatto questo che renderebbe più semplice il passaggio dei due documenti in aula. Poche ore o pochi giorni per vedere finalmente la luce sul progetto nel quale la Roma investe ormai da quasi otto anni, dal febbraio del 2012, 2.814 giorni di attesa, ma soprattutto di duro e intenso lavoro, che ora deve necessariamente essere ricompensato.