La burrasca che ha sconvolto i vertici di AMA inquieta le notti della prima cittadina della Capitale, che ora quindi ha ben altro a cui pensare che non allo stadio della Roma. Almeno così potrebbe sembrare, perché le cose, a quanto filtra, stanno diversamente. La Raggi sembra che non sia stata presa in contropiede dalle dimissioni (ennesime) del CDA della municipalizzata in perenne crisi.

Ed è così che è nata l'immediata risposta della sindaca con la nomina come amministratore unico di Stefano Zaghis. Manager, finanziare e soprattutto militante della prima ora del Movimento 5 Stelle, Zaghis rappresenta la perfetta fusione delle anime interne del partito di Beppe Grillo.

Apprezzato dalla Raggi e dai lombardiani (Paolo Ferrara si è detto fiducioso per questa nomina), è stato nel 2013 portavoce dell'allora candidato sindaco Marcello De Vito. Un uomo quindi su cui si dovrebbe compattare l'intero movimento. Almeno questo nelle intenzioni della sindaca, che sempre più pare voglia lasciare la propria impronta all'amministrazione della città. E qui torna prepotentemente lo stadio, forse l'unica opera concreta che la Raggi possa lasciare come propria eredità.

E questo aspetto è quello che sta caratterizzando le mosse del Campidoglio negli ultimi giorni e nelle ultime settimane. Da una parte la ferma volontà, ribadita più volte anche dagli uomini più vicini alla Raggi, come l'assessore Daniele Frongia, di portare avanti il progetto e arrivare ad una positiva conclusione della vicenda. Dall'altra l'esigenza di lasciare il proprio segno, a proprio modo, sul progetto. Per questo si è insistito (e in parte si insiste ancora) sulle opere pubbliche, che la Raggi vorrebbe prima ancora dello stadio, anche quelle non di competenza dei privati.

L'impasse parrebbe superata grazie all'intervento della Regione, che lo scorso mese ha dato il proprio parere circa la contestualità delle opere pubbliche con quelle private, chiarendo come vada interpretata la delibera della Conferenza dei Servizi. Forte anche il pressing del Governo nazionale, che non vuole in nessun modo compromettere la fisiologica luna di miele con gli elettori, tipica di ogni nuovo esecutivo, per i tentennamenti della Raggi. Un'aria positiva quindi, che viene ovviamente respirata anche a Trigoria, o ancor di più a Boston.

Nel prossimo vertice tra la dirigenza giallorossa ed il presidente James Pallotta (previsto in occasione della prossima sosta per le nazionali) si discuterà quindi anche dello stadio, anche se forse senza la presenza dell'uomo chiave del progetto. E non per mancanza di stima o fiducia, anzi. Il vicepresidente Mauro Baldissoni potrebbe dover restare nella Capitale per monitorare da vicino l'iter nei giorni che si annunciamo come quelli decisivi.