Sarebbe inutile negare come da alcuni giorni soffi un vento non propriamente positivo sulle sorti del nuovo stadio della Roma. Tra battaglie all'interno della maggioranza capitolina e tentennamenti vari della sindaca Virginia Raggi, le sorti dell'impianto sembrano davvero appese ad un filo. Ed allora stupisce il silenzio con cui gli esponenti del club giallorosso stanno affrontando la situazione, soprattutto memori di come in passato, quando ritenuto necessario, non si sia risparmiato nessun intervento pubblico. Fu così per esempio nel momento più critico della trattativa con l'attuale amministrazione cittadina, nel febbraio del 2017, quando sembrava davvero che tutto potesse saltare.

Allora intervenne il Presidente Pallotta dagli Stati Uniti con una lettera alla sindaca dai toni quasi minacciosi. E soprattutto intervenne la squadra, con il mister e i giocatori mobilitati pubblicamente a difesa del progetto. Fatti questi che portarono i vertici della città a più miti consigli ed all'accordo su cui è stato costruito l'attuale progetto e tutto l'iter sin qui svolto. Questa differenza di atteggiamento dovrebbe far riflettere quantomeno sulla percezione che la dirigenza giallorossa ha del momento. L'uomo che più di ogni altro ha lavorato sul dossier, il vice presidente esecutivo Mauro Baldissoni, continua infatti ad intrattenere i suoi rapporti con le istituzioni, senza mai cessare un pressing discreto (ma finora estremamente efficace) con cui si conta di poter arrivare a dama.

Del resto di ostacoli non ne restano poi tanti. Va ricordato infatti che la Variante al Piano Regolatore Generale della città è sostanzialmente completato e pronto per il voto dell'aula Giulio Cesare. Aula che dovrà approvare anche la Convenzione Urbanistica, il contratto che legherà il pubblico con il privato. Come più volte scritto il problema insiste tutto in quest'ultimo documento, e lo scontro si sta consumando su una questione apparentemente estremamente concreta, ma in realtà molto più di principio. La sindaca e la sua maggioranza hanno infatti sempre ribadito pubblicamente come ritengano lo stadio della Roma un'occasione per migliorare la vita dei cittadini del quadrante di Tor di Valle. Fatto questo ribadito anche nel parere, voluto e non obbligatorio o vincolante, del Politecnico di Torino sui flussi di traffico e sul trasporto. Il trasporto che è il vero nodo da sciogliere.

Il Comune pretenderebbe che l'apertura dell'impianto giallorosso sia subordinata al completamento delle opere pubbliche di mobilità e trasporto. Alcune di queste però, in particolare il potenziamento della ferrovia Roma-Lido, non spettano ai privati, che quindi sarebbero molto probabilmente costretti ad "aspettare" che il pubblico completi il proprio lavoro. Situazione insostenibile comprensibilmente. Il dialogo con le istituzioni prosegue, e ad oggi sembra sempre più probabile che i privati siano in qualche modo costretti ad un ulteriore sforzo finanziario per permettere un'accelerata su alcune opere (la messa in sicurezza del Fosso di Vallerano e l'unione della Via del Mare con la Via Ostiense) a fronte dello "stralcio" della Roma-Lido, la cui responsabilità spetta interamente alla Regione. Una soluzione che rappresenterebbe ad oggi il massimo compromesso possibile.

Senza dimenticare poi il piano B che resta sullo sfondo. Quell'ipotesi Fiumicino ben salda nelle mani della Roma e che oggi preoccupa non poco, a dispetto delle dichiarazioni pubbliche, i vertici del Campidoglio, consci di non poter perdere, anche, questa occasione.