Lo stadio della Roma resta al centro dei pensieri non solo, come è più che comprensibile, di chi ha interesse diretto a realizzarlo, sia esso il presidente della Roma James Pallotta, o la famiglia Parnasi e la loro Eurnova, o anche il vicepresidente giallorosso, che su questo tanto ha lavorato, Mauro Baldissoni. Ma anche e soprattutto di chi su Roma e sulle sorti della città ha investito buona parte della propria credibilità. Per questo motivo, come ribadito più volte da questo giornale, la partita in corso tra proponenti, Roma ed Eurnova, e pubblico, Raggi in primis, è tutta politica.

In ballo non ci sono (solo) i milioni di euro che arriverebbero a risollevare, anche solo parzialmente, le casse del Comune e soprattutto l'economia di una città di fatto paralizzata, e che ha subito nel tempo numerosi schiaffi (morali e materiali), ultimo ma non meno importante, l'assegnazione delle Olimpiadi Invernali alla nemica Milano. In ballo c'è soprattutto la faccia di chi sta amministrando questa città ormai da più di tre anni, e di chi sta governando il Paese da più di un anno, con fortune alterne. Il Movimento 5 Stelle sta giocando le proprie carte per portare a casa qualcosa di concreto, su cui poter costruire anche in futuro, e non solo a Roma. L'impegno degli uomini di Governo è concreto, con i ministri Di Maio e Toninelli in prima fila. Quello che ancora sta bloccando l'iter amministrativo in una posizione di stallo è invece la mancanza di forza della sindaca capitolina.

Virginia Raggi ha, nel tentativo di sedare i malumori interni alla propria maggioranza, di fatto impiccato il progetto di Tor di Valle ad un risanamento del trasporto pubblico cittadino difficilmente realizzabile. Le risorse sono poche. Nel corso delle trattative sono sostanzialmente venute meno quelle dei privati, che rinunciando alle tre torri di Libeskind, hanno ridimensionato il proprio apporto finanziario.

Benedetta Roma-Lido

Tutto, o quasi, si regge ormai sul potenziamento della Roma-Lido, finanziato dalla Regione (con fondi governativi concessi ed erogati dal Governo Renzi nel 2016) per 180 milioni di euro, e di cui risponderà proprio l'Ente guidato da Nicola Zingaretti. La Raggi vorrebbe vincolare l'apertura dello stadio al rifacimento della ferrovia. I privati invece sostengono di non poter legare un investimento da un miliardo di euro alla realizzazione di un'opera che non dipende da loro e su cui non possono avere alcuna garanzia. Posizioni facilmente comprensibili, ma che di fatto hanno incartato la situazione.

Ora lo sblocco può essere solo politico, con un passo indietro sostanziale della sindaca, magari mascherato anche da una piccola vittoria su altri fronti. Su questo passo confida ancora Di Maio, come pure il leader leghista Salvini (da sempre sostenitore del progetto giallorosso) ed anche la stessa Roma. Che però non si farà trovare impreparata e tiene in caldo l'alternativa Fiumicino. I prossimi giorni probabilmente saranno determinanti, in un senso o nell'altro. A noi purtroppo non resta che attendere.