«L'ennesima operazione sbagliata». Nulla meglio della voce di un tabaccaio di piazzale Sturzo (zona Eur) descrive la mozione votata due giorni fa dalla commissione Sport del IX Municipio. Si tratta dell'ultimo tentativo di ostacolare il cammino che porta a Tor di Valle, l'ultima trovata geniale per farlo rallentare ulteriormente, anche solo di qualche giorno. Ma è un atto del tutto ininfluente. La richiesta di ritiro della delibera di pubblico interesse infatti non solo è impugnabile e rischia di essere inefficace (la proposta si basa sul principio di autotutela, esercitabile entro 18 mesi dall'approvazione della delibera che però risale al giugno 2017), ma se anche venisse approvata il voto che conta è quello del Consiglio Comunale, non quello di una commissione di un municipio.

Ma al di là di questi tecnicismi del diritto amministrativo, il fatto che la mozione sia stata anche solo presentata sembra un non sense ed è "servita", si fa per dire, soltanto ad aumentare lo sconforto e la preoccupazione tra la gente che il IX Municipio lo abita e che magari vede altri problemi irrisolti, non certo uno Stadio da fare. «Questo è solo l'ennesimo ostacolo che dall'inizio del progetto stanno trovando pur di non costruire lo stadio», ci dice un edicolante di Via degli Astri, al Torrino. «Si sono inventati che una pensilina di Tor di Valle era un reperto storico, tra un po' ci diranno che anche la mattonella dove faceva la pipì Varenne è un monumento storico», continua. «Per carità, ci vogliono le infrastrutture e delle correzioni alla viabilità, ma qualcosa dovranno fare. Lo stadio è troppo importante».

Torniamo all'Eur dal nostro tabaccaio, ma la linea di pensiero è la stessa: «Si sbrigassero a farlo, serve per risanare tutta la zona e non vediamo l'ora di averlo». Prosegue invocando una consultazione popolare sul tema: «Perché non chiedono alla gente? Facessero il referendum come ci avevano detto. Anche per le Olimpiadi era stato promesso, ma nemmeno in quella occasione è stato fatto e non abbiamo potuto ospitare i Giochi».

Da un ortofrutta in via Salisburgo si alza un'altra voce a sostegno del progetto di Tor di Valle: «Ho vissuto tre anni ad Acilia e conosco bene la tratta che va da Ostia a Piramide, è considerata una delle peggiori d'Europa; quando si blocca la Colombo si rischiano anche due ore di fila sulla Via del Mare. Rinunciare a opere di pubblica utilità che andrebbero a risanare queste situazioni allucinanti è da sciocchi», ci dice uno dei clienti abituali del banco di Rossana, che chiede responsabilità alla classe dirigente: «Fare politica non significa rinunciare a quello che si potrebbe fare, ma fare le cose nel miglior modo possibile. È chiaro che il progetto impone dei controlli, ma rinunciare vuol dire non poter fare più niente, significa privare Roma di una cosa che potrebbe e dovrebbe avere». Da queste parti la gente sta con la Roma e vuole lo stadio. Speriamo che chi di dovere se ne accorga presto e capisca che "Non puoi fermare il vento, puoi solo fargli perder tempo".