Per l'ennesima volta la Roma si trova suo malgrado a dover difendere un diritto ormai acquisito per almeno due volte, quello di costruire il proprio stadio, la propria casa. Un intervento che però non farà bene solo al club ma che inciderà, per quanto se ne possa sparlare quotidianamente, positivamente su tutta la città. Un investimento pensato concretamente ormai più di sette anni fa, quando nel febbraio del 2012 vennero completate le relazioni relative alle analisi dei siti da parte di Cushman & Wakefield, leader nel settore immobiliare in Italia e nel mondo, società individuata dalla Roma e dal presidente Pallotta per quella prima fase. Cushman & Wakefield passarono al vaglio nei mesi successivi 80 possibili siti, dai quali emerse l'area di Tor di Valle solo nel dicembre dello stesso anno, d'accordo con l'allora sindaco di Roma Gianni Alemanno. Qui la Roma ottiene il suo primo sì dalla pubblica amministrazione.

L'iter è stato poi lungo e laborioso con l'ingaggio dell'architetto Dan Meis e dell'ingegnere Scott Ferebee (e con loro ad oggi oltre 500 professionisti di fama mondiale sono stati coinvolti) per la progettazione dello stadio del gennaio del 2013, fino ad arrivare agli eventi di questi ultimi anni, con la modifica del progetto e la nuova Conferenza. La seconda Conferenza, che ha approvato in via definitiva il progetto ormai più di un anno fa. Perché in tutto questo si sono avvicendati 3 sindaci ed un commissario, due presidenti di Regione, 6 presidenti del Consiglio, due Presidenti della Repubblica. Ci sono volute due delibere di pubblica utilità, la prima nel dicembre del 2014, la secondo nel giugno del 2017. Due conferenze dei servizi decisorie. Due progetti, con e senza e torri (firmate da Daniel Libeskind, uno dei più importanti architetti del mondo). Oltre 7 anni di lavoro che trovano ragione negli imponenti numeri che un'impresa di questo genere comporta. Intanto le dimensioni dell'area scelta. Il sito di Tor di Valle comprende infatti oltre all'ippodromo ormai ridotto a un rudere 89 ettari di verde e più di 53 ettari di verde pubblico. È stato scelto per via, tra le altre cose, dell'accessibilità garantita dalle strade e del trasporto pubblico, della sua vicinanza alla città e all'aeroporto e dei vantaggi urbanistici derivanti dal precedente utilizzo a scopi sportivi. La costruzione dello stadio e dell'area ad esso adiacente comporterà la presenza in media di 2.000 lavoratori. 2.000 posti di lavoro. E una volta terminati i lavori oltre 4.000 persone saranno impiegate stabilmente nell'area, tra addetti allo stadio, personale del Convivium, impiegati nel Business Park.

Un progetto questo, che secondo uno Studio di Impatto Economico e Sociale prodotto dalla Facoltà di Economia dell'Università Sapienza nel 2016, avrà una ricaduta sulla città di Roma pari a circa due volte e mezzo quello prodotto da Expo 2015 su Milano e superiore del 68% di quello generato dal Giubileo della Misericordia. Generando quindi un significativo incremento del Pil della provincia di Roma, stimato in circa l'1,5% nell'arco di nove anni a partire dalla posa della prima pietra. Una boccata d'ossigeno per le casse del Comune e, con ogni evidenza, per tutti i cittadini. Due volte e mezzo quello di EXPO per Milano, che proprio dalla Fiera ha visto rilanciare l'economia, il turismo e le infrastrutture della città, oggi unica meta italiana per gli investimenti dall'estero. Quindi una boccata d'ossigeno. Anche letteralmente, con gli interventi previsti per la riqualificazione dell'area di Tor di Valle, un'area verde complessiva, disponibile per tutti, di 62 ettari, equivalente a più del 30% della superficie totale interessata. Un recupero di un quadrante oggi in totale stato di abbandono e che verrà restituito alla città ed ai suoi abitanti completamente riqualificato.

Verrà poi messo in sicurezza il Fosso di Vallerano, il cui rischio si abbasserà da R4 e R3 al livello più basso. Un intervento questo che inciderà profondamente sulla vita di tantissimi romani. Consistenti anche gli investimenti, seppur in misura minore rispetto a quanto precedentemente previsto, sulla mobilità e la viabilità. Un restyling della stazione adiacente della ferrovia Roma-Lido, 42 milioni di euro (cui si aggiungeranno 180 milioni stanziati dalla Regione Lazio) destinati proprio al potenziamento della ferrovia che ogni giorno serve oltre 100 mila cittadini che si spostano dal litorale verso il centro della città, un corposo intervento sulla via del Mare/Ostiense nel tratto fra lo Stadio e l'innesto con viale Marconi, che verrà unificata con evidenti vantaggi sulla viabilità di tutto il quadrante. Il tutto secondo le migliori pratiche a livello internazionale, compresi i certificati Leed oro/argento e Gbc.

Ma non bisogna dimenticare la cosa più importante per un tifoso. Lo Stadio, finalmente pensato per il calcio, senza la pista di atletica, da sempre cruccio della tifoseria romanista. 55 mila posti a sedere, 3 anelli per tutti i settori tranne che per la futura Curva Sud che ne avrà solo due e che ospiterà anche l'ingresso principale. Proprio la Curva ospiterà 14.000 tifosi. La distanza minore dal terreno di gioco sarà pari a 8,9m e quella maggiore a 11,7m. La visibilità, la facilità di accesso e più in generale la godibilità dell'evento saranno migliori di quanto non siano mai stati. Ai vantaggi per i tifosi e cittadini vanno aggiunti quelli per il club. Un nuovo stadio genera normalmente un'incidenza media sul fatturato che può variare dal 20 al 40%. Finora Pallotta ha già investito per sua stessa ammissione quasi 70 milioni di euro nel progetto. A questi andranno aggiunti altri circa 100 milioni che serviranno a liquidare Parnasi, acquistare i terreni e divenire l'unico proponente del progetto. Pochi rispetto agli oltre 800 (forse anche un miliardo) che serviranno per la realizzazione di tutta l'opera.