Continuano ad essere giorni fondamentali per il nuovo stadio della Roma. Non per la sua approvazione, che a dispetto di quanto si continui a dire (e scrivere) non è mai stata e non sarà messa in discussione, quanto per i tempi con cui si arriverà a dama. Tutto, come sempre va detto, ruota attorno alle criticità dell'area in cui si è deciso di costruire il futuro impianto giallorosso. Criticità tutte riconducibili, come abbiamo sempre scritto, alla mobilità e alla viabilità. E su questi aspetti si è concentrato il Politecnico di Torino, cui la sindaca ha affidato una importante verifica degli atti.

Prima di entrare nel merito di quanto scritto nel parere preliminare dell'istituto piemontese, occorrono però alcune importanti premesse, anche e soprattutto di metodo. Va infatti sottolineato come la situazione della mobilità e della viabilità nella Capitale (non solo nel quadrante della città che comprende Tor di Valle) sia al limite del collasso, indipendentemente da future opere. E che imputare a queste responsabilità generali e strutturali non appare corretto. Peggio ancora poi sarebbe decidere di ostacolare o addirittura impedire ogni investimento privato in questa malridotta città.

Altra premessa importante da fare ce l'ha suggerita in modo netto e chiaro l'assessore all'Urbanistica di Roma, Luca Montuori, che due giorni fa aveva testualmente dichiarato: «Le risposte dipendono anche dalle domande che vengono poste». Parole pronunciate proprio pensando al lavoro del Politecnico. Le domande a volte sono più importanti delle risposte, come viene insegnato in qualsiasi corso di comunicazione che si rispetti.

Il parere del Politecnico

Ecco quindi che assumono particolare importanza alcuni passaggi di quanto messo nero su bianco dal professor Bruno Dalla Chiara e dal suo staff lo scorso 30 novembre. Un parere però che, come risulta evidente già dal frontespizio del documento inviato al Dipartimento Mobilità e Trasporti di Roma Capitale, è solo preliminare. Anzi, è "in bozza". Intanto torniamo alla premessa: al Politecnico era stata chiesta una due diligence relativa all'analisi e valutazione degli aspetti di trasporto del progetto. In sostanza non un nuovo studio sul traffico, ma un parere su quanto prodotto lo scorso anno da Systematica srl, primaria società di consulenza nel settore del Town & Transport Planning, per conto di Eurnova, e poi presentato al Comune e quindi trasmesso in Conferenza dei Servizi. E qui l'istituto sabaudo è netto, chiaro, limpido. A pagina 4 del documento c'è scritto: «le analisi effettuate sono state condotte in modo professionale dalle società esterne incaricate e in modo sempre professionale sono state effettuate le verifiche». Chiaro, netto, limpido. Il lavoro di Systematica è stato fatto a dovere, così come le verifiche dei vari dipartimenti e poi della Conferenza dei Servizi. Questo è il bollino che la sindaca di Roma Virginia Raggi attendeva per poter andare avanti sul progetto. E questo è arrivato. Certo, poi lo stesso politecnico aggiunge come vi siano «carenze sostanziali e di peso» relative alle aree circostanti quella presa in esame nello studio sul traffico, vale a dire quello intorno al nuovo stadio. Come dire che a Roma c'è traffico… Il Politecnico poi scrive anche come tutto sia determinato dall'impossibilità di potenziare il Gra e la Roma-Fiumicino. Anche questa è cosa nota per chiunque sia passato per la Capitale in automobile. Nello studio in sostanza dopo aver rassicurato sulla liceità di quanto prodotto in sede di Conferenza dei Servizi, sono state fatte alcune, gravi, considerazioni sulla situazione del traffico cittadino, e del quadrante in questione in particolare. Interessante è anche quanto scritto sulla situazione della Ferrovia Roma-Lido, considerata insufficiente e inadeguata alle esigenze che si verrebbero a creare con il nuovo stadio. Qui però, anche se ovviamente non è scritto nel documento del professor Dalla Chiara, i problemi verranno superati grazie al piano di investimenti predisposto dalla Regione che prevede lo stanziamento di 180 milioni di euro per la ferrovia, cui verranno aggiunti i 45 messi a disposizione dai proponenti privati. 225 milioni di euro che non permetteranno di rimettere a nuovo una delle peggiori ferrovie d'Italia, ma che la renderanno funzionale. Non alle esigenze dello stadio, ma a quelle dei circa 100 mila pendolari che la utilizzano ogni giorno.

Le reazioni

Per queste ragioni ieri la sindaca Raggi ha sentito la necessità di chiarire la propria posizione. «Non farei allarmismi - ha detto la prima cittadina di Roma - Ho chiesto e fortemente voluto una due diligence per riesaminare gli esiti della conferenza dei servizi cui hanno partecipato tutte le istituzioni. Al momento è stato rilasciato un primo draft su cui ci sono delle integrazioni in corso. Con la relazione finale capiremo come andare avanti con tutte le istituzioni che si stanno interessando». Attesa fiduciosa, quindi, quella espressa dalla sindaca. Più attiva invece la posizione dell'assessore Luca Montuori e del suo staff, che da venerdì scorso stanno lavorando con i tecnici del Politecnico di Torino sulla relazione definitiva, facendo attenzione a cosa scrivere e su cosa concentrarsi. Da Trigoria invece filtra una certa stanchezza. Ad un anno dall'approvazione del progetto in Conferenza dei Servizi infatti si è ancora in attesa che venga riconosciuto quello che è a tutti gli effetti un diritto. La possibilità di costruire la propria casa non deve essere messa in discussione, ed anzi ci si aspetta che si proceda in questo senso quanto più rapidamente possibile.

Gli scenari

Ricordando come il parere del Politecnico di Torino non abbia alcun valore legale, le possibili strade da percorrere appaiono davvero poche a questo punto. Lo stadio si deve fare. Per ragioni di puro diritto. Per ragioni di opportunità politica. Per interesse della città, soprattutto. Considerando però improbabile che si decida di ignorare completamente le criticità emerse, anche se già note, sulla viabilità, una soluzione andrà comunque trovata. E la più probabile è quella di un intervento governativo per una seconda via di accesso allo stadio. Insomma quel ponte di Traiano fortemente voluto prima da Marino e poi da Zingaretti. Quel che conta è che però lo stadio si faccia.