Da 200 a 120. Questo è uno dei risultati concreti dell'operazione Rinascimento che due giorni fa ha visto concludersi la fase di indagine e si avvia ad arrivare a processo con una ventina di imputati tra cui ovviamente Luca Parnasi. I 200 sono infatti i milioni che Parnasi stava per ottenere (stando alle intercettazioni fornite dalla Procura) dalla DeA Capital per la propria quota (comprensiva di terreni) nel progetto Tor di Valle. Cessione sfumata proprio a seguito dell'inchiesta e della conseguente carcerazione dell'imprenditore romano e di tutti i suoi più stretti collaboratori. I 120 sono invece i milioni che potrebbe costare al massimo ora il pacchetto nelle mani di Eurnova. L'inchiesta condotta dai Pm Ielo e Zuin non ha in alcun modo toccato la Roma o lo stadio, anzi, via via, si è allontanata sempre più dall'impianto giallorosso per concentrarsi sul finanziamento illecito della politica e dei partiti. Un po' tutti a dire il vero, dal Movimento 5 Stelle (Luca Lanzalone, il capogruppo in Campidoglio Ferrara) alla Lega (lo stesso vice premier Matteo Salvini non ha mai nascosto la propria amicizia con Parnasi), senza dimenticare il PD (si parla di finanziamenti ad associazioni molto vicine al partito).

Un impianto, quello accusatorio, che ha quasi completamente abbandonato lo stadio e l'area di Tor di Valle. Al punto che Eurnova, la società dei Parnasi ed erede (anche se non formalmente) della storica società di famiglia, Parsitalia (oggi fallita ed assorbita dal gruppo Pizzarotti), non risulta in alcun modo iscritta nel registro degli indagati della procura ed oggetto di alcun provvedimento della magistratura.

Quindi è la stessa Procura capitolina a confermare di fatto che l'iter amministrativo per l'approvazione del progetto del nuovo Stadio della Roma non sarebbe stato inquinato da reati. Fatto questo che permette al nuovo amministratore delegato Giovanni Naccarato di muoversi con una certa libertà. Insieme al professore di Economia aziendale della Luiss Riccardo Tiscini e all'ingegnere Giovanni Sparvoli, l'ad di Eurnova ha rimesso in moto la macchina fermatasi lo scorso 13 giugno ed ha ripreso le fila di un progetto sulla cui approvazione nessuno sembra più disposto ad avanzare dubbi. Naccarato sa che la società che guida però non è nelle condizioni di portare avanti l'impresa. Per tante ragioni, non solo economiche. E così si è cercato (e si cerca ancora) un possibile compratore.

Qualcuno che potesse rilevare il progetto (con i terreni) o ancor meglio l'intera società. Le manifestazioni di interesse ci sono state, sia dall'Italia che dall'estero (Stati Uniti, ma anche Oriente e Australia), ma l'interlocutore privilegiato è e continua ad essere il presidente giallorosso James Pallotta. Il magnate americano non ha mai escluso la possibilità di farsi carico interamente dell'impresa, anche se appare difficile possa riconoscere alla società di Parnasi il valore attribuito in precedenza dalla DeA Capital. Eurnova oggi sarebbe stimata tra i 90 e i 120 milioni, non di più, con gli americani orientati (comprensibilmente) al ribasso. In caso è probabile che ad acquisire la quota del gruppo Parnasi sarebbe una nuova società costituita ad hoc (con oltre a Pallotta anche altri possibili investitori) o ancor più la Stadio TDV spa, o meglio StadCo, società attraverso cui l'imprenditore di Boston sta portando avanti l'operazione. Da 200 a 120, o forse anche meno.