Era l'unico vestito elegante, pantoloni e camicia, al raduno di ieri il 18enne Gennaro Nigro, unico nuovo acquisto della Primavera di quest'anno. Accompagnato da papà Jerry, mamma Leslie, e sorella, Gianna, con il valigione enorme di chi arriva da un altro continente, e deve portarsi tutto dietro: la Roma gli ha fatto firmare un contratto biennale, inizierà in Primavera e poi si vedrà. Era venuto in prova un anno fa, ed era piaciuto subito, solo che era ancora extracomunitario, e sarebbe entrato nel computo di quelli di prima squadra. «Il passaporto italiano è arrivato solamente 4-5 settimane fa, c'è voluto un sacco di tempo - spiega il padre - e pensare che da quando era piccolo che gli dico che sarebbe potuto servirgli». È nato negli States, come il figlio, ma il nonno del neo romanista viene da Vallata, comune di neppure 3000 abitanti in provincia di Avellino, la nonna dalla Calabria. Il ragazzo non si fida a parlare italiano, ma lo capisce benissimo: questione di famiglia. Lo perfezionerà a Trigoria, dalla prossima settimana: per ora è in albergo, come la famiglia - che tra un paio di giorni tornerà in New Jersey - quando la prima squadra libererà le stanze a fine ritiro una sarà assegnata a lui.

Una scelta difficile

Per la Roma, il ragazzo ha rinunciato a un bel po' di soldi, prendendo una scelta non facile. Negli States le università costano carissime, e per frequentarle i ragazzi contraggono prestiti che impiegano anni per ripagare, tranne quelli bravi a giocare a basket, a baseball, e da qualche anno anche a soccer: Nigro, che ha una foto di Pirlo in giacca e cravatta come copertina del profilo Twitter, era uno di questi, e gli era stata offerta una ricca borsa di studio per laurearsi facendo la cosa che gli riesce meglio, calciare un pallone. Aveva anche firmato un pre-accordo, lo scorso febbraio, ha rinunciato a tutto per la Roma. Che era già nel suo destino, visto che è cresciuto nella Players Development Academy - ci ha giocato dal 2010 al 2012,  e di nuovo dal 2015 a oggi, in mezzo tre anni ai New York Red Bull - che è una delle dieci scuole calcio negli Stati Uniti con il marchio A.S. Roma. «Può sembrare un'operazione di marketing - spiega Clemente Severati, l'avvocato che gli fa da agente - ma non è così, e lo dimostrerà in campo. Ha un'ottima tecnica, è difficile capire quale sia il suo piede preferito: calcia i rigori con il destro, e le punizioni col sinistro. Gioca centrocampista centrale, ha grande corsa,  deve solo prendere un po' di centimetri. Piaceva molto ad Alex Zecca, è stato lui a prendere contatto con la famiglia, ma ha impressionato anche De Rossi e Tarantino, quando era venuto in prova lo scorso anno. Poteva fare l'università e giocare a pallone negli Stati Uniti, ha preferito scommettere su se stesso venendo alla Roma».