Sembrava destinato alla serie A, da bambino, Andrea Marcucci, ma la sua carriera ha preso il giro largo: la Roma, che lo ha cresciuto nelle giovanili, con le attenzioni che si riservano ai campioncini, lo ha fatto arrivare fino alla numerazione ufficiale di prima squadra, ma poi non lo ha fatto debuttare. Il Foggia che lo aveva preso è fallito dopo sei mesi, e si è ritrovato all'Imolese, in serie C. Da pochi giorni è tornato in B, con la Reggina, che per annunciare il suo acquisto ha chiesto un video d'incoraggiamento al suo idolo, Daniele De Rossi. A fare da tramite, il neo responsabile delle giovanili del club calabrese, uno che domenica era a Trigoria, accanto a Bruno Conti, per vedere Roma-Reggina Under 15: Tonino Tempestilli. Proprio Bruno era uno di quelli che puntava di più su Marcucci, e non era il solo: il gruppo dei 1999 della Roma ha vinto praticamente tutti i tornei a cui ha preso parte, negli anni che precedevano il primo vero campionato, quello dei Giovanissimi Nazionali (ora under 15). Campionato che poi la Roma ha vinto, battendo 1-0 in finale la Juventus di Moise Kean, grazie al gol di Scamacca. Il centravanti che a 16 anni scappò da Trigoria per andare a firmare con il Psv Eindhoven, riportato in Italia dal Sassuolo e appena ingaggiato dal Genoa non era l'unico che a Trigoria volevano lanciare in serie A: c'era Luca Pellegrini terzino sinistro, Antonucci all'ala, al centro della difesa Edoardo Bianchi, che si rifiutò di firmare il vincolo per andare alla Juventus. Quella stessa estate andò via anche il centrocampista Militari, che dopo aver girato i settori giovanili di Fiorentina, Bologna e Cesena, nonostante un brutto infortunio al crociato, ha trovato una buona sistemazione in C, al Mantova: alla Roma era titolare fisso, avrebbe avuto la strada spianata fino in Primavera, ma aveva capito che, se ci fosse stato da scegliere un centrocampista da far arrivare in prima squadra, avrebbero scelto quello con cui faceva coppia, non lui. E infatti Marcucci in prima squadra c'è arrivato, dopo aver vinto due scudetti con Coppitelli, quello Giovanissimi da capitano e quello Allievi un anno dopo, sotto età: nel 2017 ha fatto il ritiro a Pinzolo con Di Francesco, che a febbraio, nel 5-2 con il Benevento, lo portò in panchina insieme a Bouah e Riccardi. E a Daniele De Rossi, che, mezzo infortunato, andò a sedersi tra i ragazzi, prima di giocare gli ultimi 8'. Era un punto fermo delle nazionali giovanili: quando Zaniolo non veniva convocato, Marcucci era una presenza fissa. Nell'estate del 2018 partirono insieme per l'Europeo U19 in Finlandia, dove il regista della Roma Primavera si ritrovò in panchina, scalzato da un ragazzo più giovane, che però aveva 19 presenze in B, Sandro Tonali. Fu l'inizio della discesa per Marcucci, che aveva un piede molto preciso, grande sapienza tattica e grandissima personalità, ma un fisico brevilineo, che dagli Esordienti agli Allievi non lo limitava, ma in Primavera sì. Tanto che, nel gennaio del 2019, quando il Foggia lo chiese a titolo definitivo, la Roma non obiettò. Lì Marcucci fece in tempo a debuttare in B e a rompersi il quinto metatarso, un mese prima del Mondiale Under 20: il Foggia fallì, e lui, rimasto svincolato, fu costretto a scendere in C, chiamato all'Imolese dal vecchio amico Coppitelli, poi esonerato a fine settembre. Ma lui ha continuato a trovare spazio: 26 presenze in C, che a 21 anni sono più che sufficienti per trovare un posto in categoria superiore.

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Grazie @reggina_1914_official È un onore per me portare il TUO numero.. Ti voglio bene❤️ @derossidaniele

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Un presidente romanista

Anche perché a Reggio il presidente, Luca Gallo, è tifoso della Roma: dopo Menez (a segno all'esordio) e Faty ha preso anche l'ex Roma Primavera. Che, nel video postato su Twitter, gira per la sede con la maglia della Reggina, arriva in sala stampa, prende un telecomando, e fa partire un video. E spunta Daniele, che racconta: «Ho vissuto tante cose in vent'anni nella Roma, ma una la ricordo con grande piacere. Giocavamo la sera, eravamo in ritiro, la mattina scendiamo in campo a fare la rifinitura, e vediamo una squadra che entra in campo. I ragazzini della Roma avevano i numeri dall'1 all'11, come succede sempre nelle giovanili, tranne il capitano, questo piccoletto biondo aveva già il 16. Al che mi avvicino alla panchina, c'era Roberto Muzzi come allenatore, gli chiedo come mai uno aveva il 16, e lui mi ha spiegato come era iniziata questa storia. Poi tu il 16 lo hai vestito poche volte perché eri sempre titolare, e quasi sempre capitano, e ho avuto il piacere di conoscerti di persona, come compagno in prima squadra. Papà mi ha detto delle cose stupende di te perché ti ha allenato diversi anni, è un onore per me che tu indossi ancora il 16 per quel motivo: fallo diventare un numero tuo a tutti gli effetti. Ti faccio un grande in bocca al lupo. Sia a te che a Reggio Calabria, una piazza che ha tanti ex compagni, tanti nostri amici, una piazza che merita la serie A. In bocca al lupo Andrea, sai che faccio il tifo per te». Poi il ragazzo si alza dalla sedia, e sul retro della maglietta, che a inizio video era pulita, c'è il suo cognome, con sotto il 16.