Due volti nuovi e una certezza nel tridente della Primavera: nell'anno della rifondazione, dopo l'uscita di scena del blocco dei bicampioni d'Italia classe 1998 la squadra si affida al talento di Mirko Antonucci, d'un anno più giovane. Il centravanti sloveno Zan Celar ha segnato all'esordio a Verona ma non ha convinto nelle due gare successive, l'esterno danese Corlu ha sbloccato con il Sassuolo ma è un classe 1997, che con avversari di 2-3 anni più giovani dovrebbe spaccare il campo, E per età non può giocare le gare più complicate della stagione, quelle di Youth League. Antonucci non ha ancora segnato, ma ha convinto: sabato con il Sassuolo è stato il migliore, in questa stagione la squadra sarà appesa al suo talento. E De Rossi ha già fatto capire che non rinuncerà facilmente a lui: nelle prime tre c'è stato un ampio turn-over, solamente 4 giocatori non hanno saltato un minuto, i difensori centrali Ciavattini e Cargnelutti, il regista Marcucci e lui. Con tutto che il suo ruolo - esterno d'attacco- è quello in cui la rosa ha più alternative.

Ex azzurro

Veloce e decisamente tecnico, abilissimo nel saltare l'uomo, Antonucci deve crescere come continuità nel corso della gara, e cattiveria agonistica, cosa che nell'ultimo anno lo ha fatto uscire dal giro delle nazionali giovanili, di cui aveva fatto parte a lungo, sin dagli esordi nel 2014, con l'Italia Under 15. Lo scorso campionato per lui non è stato facile: il primo di Primavera - tolte 2 presenze nel 2015-16, buone per considerarsi Campione d'Italia - non più tra coetanei ma con compagni più grandi, tra cui due intoccabili come Tumminello e Soleri, e un Keba che si presentò con 5 gol nelle prime 3. Quelle gare le giocò anche Antonucci, perché Tumminello aveva da scontare 5 giornate per l'espulsione nella semifinale con l'Inter, poi si accomodò in panchina. Non fu un anno facile: minuti pochi e quasi sempre a gara in corso, zero nella casella dei gol.

Finale in crescendo

Alberto De Rossi – che ne ha sempre apprezzato la duttilità, che gli permette di cambiare le carte in tavola sul piano tattico, spostandolo anche a gara in corso da esterno a trequartista – ha continuato a spronarlo, e ad aprile lo ha ributtato in campo: titolare con Genoa e Palermo, in panchina nella finale di Coppa Italia con l'Entella, di nuovo dall'inizio nel big match con l'Atalanta, e per le 5 partite rimaste. I gol che erano mancati per tutto l'anno sono arrivati quando il gioco si è fatto duro, ovvero nelle gare a eliminazione diretta: il primo stagionale il 21 maggio, al Tre Fontane, sbloccando lo 0-0 del playoff contro il Sassuolo (finale 4-1), il secondo al Tardini di Parma, un bel tiro al volo finito all'angolino basso nel quarto con la Lazio (5-0). Le esclusioni devono aver fatto bene al ragazzo dell'Appio Latino, che la Roma prese 12enne dall'Atletico 2000: in estate è arrivata la convocazione per il ritiro di Pinzolo e per la tournée americana della prima squadra, uno spezzone con lo Slovacko e uno contro il Paris Saint-Germain, poi la prima panchina in gare ufficiali, per Roma-Inter. E a breve dovrebbe arrivare anche il rinnovo di contratto, in scadenza il prossimo 30 giugno. All'Olimpico è tornato per giocare l'amichevole con la Chapecoense, trovando due gol - il primo su rigore, il secondo grazie a Perotti, che lo ha servito a due metri dalla porta - per uscire di nuovo da quel sottopassaggio dovrà trascinare i suoi coetanei: coi grandi ha la maglia numero 48, ma in Primavera gioca col 10, certe responsabilità toccano a lui.