"Sull'amore non si discute". Il ministro dello Sport Luca Lotti dà il suo bentornato a Il Romanista, e lo fa con un'espressione che rimanda a tormentoni del passato – "La Roma non si discute, si ama"- e auspici più recenti: "Quando parlate della Roma dovete stare zitti". E se il punto di partenza è l'amore, che a volte porta con sé il tradimento, noi cominciamo da Francesco Totti. E da Luciano Spalletti.

È amico di Luciano Spalletti, empolese come lei. A Roma l'abbiamo molto amato prima e capito poco poi. Ci spiega perché Spalletti si è infilato in una estenuante, faticosa, grottesca battaglia contro Francesco Totti? In una sorta di ossessione personale?
Luciano è un amico da tanti anni, non svelo certo un segreto, ma come ho fatto in passato, anche oggi, preferisco non entrare nel merito delle polemiche. Senza apparire troppo democristiano, sono convinto che Luciano sia un bravissimo allenatore e Totti uno dei più grandi giocatori della storia del calcio.

Ok, su Totti e Spalletti fa zero a zero (noi no). Andiamo avanti. A Roberto Giachetti "je rode", per le Olimpiadi perse da Roma e finite a Parigi. Al ministro dello Sport?
Roberto lo ha detto in romanesco, io potrei dirlo con una battuta in fiorentino. Il punto però resta che abbiamo perso un'occasione. Roma e l'Italia hanno perso una grande occasione.

Il sindaco Raggi nega che fosse una grande occasione.
Diciamo le cose come stanno: la politica ha rinunciato alla candidatura per paura. Su questo la giunta Raggi ha pesanti responsabilità.

"Imbarazzante". Così ha definito il livello della classe dirigente calcistica. Più precisamente?
Non ho detto esattamente questo.

Più o meno.
No. Ho definito imbarazzante il fatto che la Lega calcio, che ha un fatturato di circa 1,2 miliardi di euro, non riesca a eleggere i propri dirigenti. E non solo, ma anche che non sappia positivamente sfruttare questa risorsa. Sono perplesso per l'incapacità dimostrata nel non saper gestire, tutelare e valorizzare l'immagine dei campionati.

Scusi se è poco. Detto questo, anche qui mi pare che gli ultimi sviluppi stiano segnando una netta inversione di marcia. Francesco Totti ha iniziato una nuova vita da dirigente. Lo vede in un ruolo istituzionale? È auspicabile un futuro con più Totti e meno Lotito?
Non è mai bello fare paragoni,né generalizzazioni. Francesco, che ho incontrato recentemente per una premiazione speciale dei ragazzi Fisdir del calcio a 5, sono certo, saprà dimostrare anche in questo nuovo ruolo, fuori dal campo, tutto il suo valore. Poi sono altrettanto certo che anche sulle sue scelte future saprà trovare la strada migliore.

Carlo Tavecchio ha parlato di "apocalisse" nel caso di mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali. Condivide?
Apocalisse è un termine eccessivo. Ma confesso di essere sufficientemente scaramantico da evitare una risposta negativa a questa domanda.

Ultima coppa europea per club nel 2010, due Mondiali falliti e il prossimo in bilico. La salute è un'altra cosa, vero signor ministro?
Non nascondiamoci. Il calcio italiano ha vissuto anni difficili, anche, ma non solo, per la concorrenza di alcuni campionati esteri che hanno saputo tempestivamente cogliere e adeguarsi alle trasformazioni del mondo calcistico. Tuttavia, con la stessa franchezza dobbiamo ammettere che stiamo assistendo a un vero cambiamento di rotta. Il nostro campionato sta tornando al prestigio che merita e questo non solo a livello nazionale ma anche europeo. Per quello che ci compete e per il tempo che abbiamo a disposizione i nostri sforzi saranno indirizzati a rafforzare questo cammino di rinascita.

Dirigenti carenti, ma anche stadi inadeguati, vecchi, non di proprietà. Perché sono così poche le società che hanno approfittato della nuova legge sugli stadi?
Abbiamo approvato la norma due mesi fa, diamo il tempo alle società sportive di organizzarsi e conoscerla. Grazie a questa riforma, le società possono guardare agli investimenti sugli stadi e alla ristrutturazione degli impianti esistenti con possibilità maggiori: penso all'Udinese, alla Juventus, al Bologna, all'Empoli o al Frosinone che la stanno già utilizzando. Crediamo sia uno strumento utile per aiutare i privati a investire negli stadi con numerose agevolazioni.

A Roma, ogni volta, per lo stadio spunta un problema. Prima i Cinque stelle contestano Marino, ora la nuova giunta trova la quadra, ma a contestare pare sia la Regione a guida Pd. Tutto sembra sacrificabile sull'altare della politica. Insomma: lo stadio della Roma bisogna farlo o no?
Ci sono tutte le condizioni perché il nuovo Stadio della Roma si possa realizzare. La mia posizione su questo è stata chiara fin dall'inizio e, al contrario di altri, non è mai cambiata: sono favorevole al nuovo impianto della Roma, così come mi auguro che anche in altre città si possano creare le condizioni per la realizzazione di nuovi stadi. Costruire strutture moderne e sicure farà bene al nostro calcio, ne sono convinto.

Il presidente Pallotta ha legato la sua presenza a Roma alla realizzazione del nuovo impianto. Avrà il suo interesse, s'immagina. Ma, in Italia, l'interesse di un imprenditore è ritenuto losco di per sé. Che paese è quello che, invece di attrarre capitali esteri, li mette in fuga?
Personalmente non ho nessuna remora nei confronti di investitori stranieri. Il punto vero, però, è dare regole certe, chiare e trasparenti nella gestione di questo fenomeno. Mi sento neutrale da questo punto di vista. Stranieri o italiani non importa, se gli investimenti sono finalizzati al bene del calcio, delle società e dei tifosi.

Intanto c'è l'Olimpico, finalmente senza barriere divisorie nelle curve. Grazie anche a lei. Senza piaggeria, ma è giusto ammetterlo. Le chiedo: la AS Roma ha avuto parte attiva e positiva, in questa rimozione?
Sì.

Come è nata la decisione di sbaraccare le barriere?
Il calcio e lo sport in generale rappresentano inclusione, socialità, apertura e gli stadi devono essere luoghi di festa e di gioia, non certo di paura. Con questo intento abbiamo rimosso le barriere dall'Olimpico. Nella stessa direzione va anche il protocollo per il superamento della tessera del tifoso, attraverso modalità più snelle che favoriscono l'accesso agli impianti per seguire le gare, semplificando le procedure di acquisto dei biglietti e degli abbonamenti. Gli stadi devono essere chiusi per i delinquenti ma spalancati per gli sportivi e i tifosi che amano lo sport.

A proposito di tifo. Nato a Empoli, lei tifa Milan. Torni indietro, ministro, tifi Empoli.
Voi amate il calcio e conoscete bene tutte le sue regole. Perderei il vostro rispetto e non solo se tradissi i colori della mia squadra del cuore solo per farvi contenti. A parte le battute, l'Empoli è una grande società e presto tornerà ai livelli che merita.

Si potrà maliziosamente pensare che al ministro, nato nel 1982 e bambino ai tempi del grande Milan di Sacchi e degli olandesi, piaccia vincere facile.
Capisco la provocazione!Fa riferimento a una stagione che, a detta di tutti, ha segnato la storia del nostro calcio. Quella squadra era un mix incredibile tra passione, fantasia e concretezza. E aggiungo: visto il valore assoluto, forse quel Milan non ha vinto tanti trofei ma ha senza dubbio insegnato calcio in Italia e in Europa.

Berlusconi: l'osso più duro in politica. Anche il più grande presidente del calcio italiano?
Resta un avversario politico, ma questo non mi impedisce di dire che Silvio Berlusconi è stato un grande presidente.

Buon esordio a Il Romanista, l'unico quotidiano al mondo dedicato ad una squadra di calcio. Ci dica, signor ministro: siamo pazzi?
Macché. Penso piuttosto che la lunga vita del vostro quotidiano sia giustificata da un lavoro fatto con passione più che con follia. E poi comunque si sa: sull'amore non si discute.

L'ultima. Chi lo vince il campionato?
Voglio sorprendervi, so chi vincerà il Campionato: la squadra più forte.

Il ministro non lo dice, ma i romanisti lo sanno. Se vincesse sempre e solo la squadra più forte, sarebbe già un bel passo avanti.