In principio era il greco. Lambros Choutos visse la sua sliding door a 16 anni, 4 mesi e 14 giorni, la porta non era intesa in senso figurato, ed era difesa da Taglialatela, che in quel Roma-Napoli 4-1 prese 3 gol dal Delvecchio, ma anche il tiro ravvicinato, di prima intenzione del primo vero straniero preso dalla Roma per il settore giovanile, messo in campo da Mazzone al posto di Totti, quando ancora Bosman era uno sconosciuto calciatore belga che aspettava il verdetto di un ricorso che pareva assurdo, e in serie A giocavano almeno 8 italiani a partita. Avesse segnato, avrebbe potuto fare come Paloschi, che in doppia cifra in serie A ci è andato una volta sola in carriera, eppure trova sempre una squadra che punta su di lui, che dopo aver timbrato con un gol l'esordio in A, a San Siro, venne subito considerato il giovane più importante del calcio italiano. Invece Choutos all'esordio non segnò, si fece tre anni di Primavera senza più giocare coi grandi - Carlos Bianchi gli preferì Andrea Conti, Zeman diceva che non capiva i suoi movimenti - venne ripescato da Capello, che gli regalò un altro paio di spezzoni, poi venne ceduto all'Olympiacos. Una decina di miliardi per un giocatore che aveva 3 partite in serie A, ma anche 15 gol in 10 gare con l'Under 21, e che a vent'anni aveva già debuttato nella nazionale maggiore greca: a volte puntare sugli stranieri conviene. Ma Choutos era uno straniero sui generis, arrivato per caso, e giovanissimo, con le stesse modalità con cui arrivano gli italiani: una segnalazione a Bruno Conti, che parla con il padre, lo chiama per un provino e lo promuove.

Gli stranieri oggi

Con modalità simili, una ventina d'anni dopo, la Roma ha preso Nicola Zalewski, che anche se gioca per la nazionale polacca, con il passaporto trasmesso dai genitori, è nato e cresciuto in un paesino a provincia di Tivoli, arrivando a Trigoria a dieci anni. Nel conteggio degli stranieri il talento offensivo (ha giocato da ala, fantasista e interno) che De Rossi mette in campo quasi sempre come primo cambio, venendo sempre ripagato con buone prestazioni, non va certo contato. Del resto, quando sarà il momento di salire in prima squadra, lui potrà essere utilizzato anche nelle coppe Europee, come giocatore della lista B, cosa che non sarà possibile per i vari Bianda, Estrella Galeazzi, Tall, Ndiayè, Nigro, Plesnierowicz e Providence, visto che sono arrivati tutti nell'ultimo e mezzo, senza maturare il biennio consecutivo richiesto dall'Uefa per essere considerato un prodotto del vivaio. È solo questo il problema degli stranieri nella rosa di De Rossi? No. Il problema è che nessuno di loro fa la differenza.

I migliori in casa

Contro il Verona, mercoledì, i migliori sono stati Calafiori, Riccardi e D'Orazio, i tre autori dei gol, con menzione d'onore per il portiere Zamarion, che ha fatto sì che quei gol avessero ancora un senso, perché se il Sane avesse fatto il secondo non ci sarebbe stato neppure l'assedio finale. Ludovico D'Orazio, cresciuto nel Frosinone, è arrivato a Trigoria per fare i Giovanissimi Regionali, ovvero a 13 anni, ed è quello che era più grande quando ha vestito il giallorosso per la prima volta. Il peggiore, e non solo per l'espulsione, è stato il brasiliano Felipe Estrella Galeazzi, arrivato a gennaio 2019 per affiancare per sei mesi e poi sostituire lo sloveno Zan Celar, capocannoniere del campionato. Per il suo erede, quest'anno, 16 partite e 6 gol: si poteva fare di meglio. In estate la Roma ha ceduto l'esterno d'attacco Cangiano, che non voleva rinnovare il contratto, e per sostituirlo ha preso un altro classe 2001, Ruben Providence, dal Paris Saint-Germain (che evidentemente non lo riteneva indispensabile). Il francese ha segnato alla prima giornata, nel 6-3 al Chievo, ora ultimo in classifica: dopo 19 partite quello resta l'unico gol. A Cangiano è bastata Bologna-Roma per farne il doppio.

E mercoledì, con il Chievo, Providence si è divorato il 4-1 che sarebbe valso la finale di Coppa Italia con la Fiorentina, sbagliando goffamente il controllo. Non ha convinto del tutto neppure Nigro, americano di origine italiana ingaggiato nel 2018: ha giocato molto poco, e quasi sempre da terzino, ultimamente De Rossi lo sta provando davanti alla difesa, dove però era andato meglio il romano Tripi: a inizio anno ci aveva giocato il gambiano Darboe, ora scivolato in panchina. Come il difensore Plesnierowicz, che a fine anno tornerà al Lech Poznan per fine prestito: la perdita è molto limitata.

Bianda invece è stato pagato 6 milioni da Monchi, che sarebbero potuti diventare 11 con i bonus: non è mai stato portato in panchina dalla prima squadra, ha sbagliato spesso, spesso si è fatto male - l'ultima volta proprio col Verona - e l'anno prossimo sarà difficile trovargli una squadra. La prima bocciatura per l'olandese Besuijen è arrivata quando la Roma ha preso Providence, che fa lo stesso ruolo, ora che mancano 4 mesi alla scadenza del contratto non viene più neppure convocato. Tra i pochi a salvarsi, i due senegalesi arrivati in estate: il centrale Maissa Codou Ndiayè, classe 2002, che dovrebbe essere titolare la prossima stagione, e il centravanti Tall, ora fermo per un edema osseo. Altrimenti avrebbe benissimo potuto togliere il posto da titolare a Estrella.