Comincia alle 15 l'avventura dell'Italia nel girone Elite di qualificazione all'Europeo Under 19: Italia-Belgio, a Padova, due romanisti convocati, Alessio Riccardi e (Jean) Freddi (Pascal) Greco. E visto che di Riccardi ormai si sa molto, Roma Tv ha deciso di raccontare la storia del secondo, intervistato a Trigoria, prima di rispondere alla convocazione di Federico Guidi. Nato il 12 febbraio 2001 ad Andohatapenaka, in Madagascar, è stato adottato a tre anni dalla famiglia Greco, insieme al fratello. Da quando ne ha 9 anni gioca con la Roma: al primo anno di Primavera sta trovando ampio spazio, con l'Empoli ha sfiorato la prima convocazione in prima squadra, che dovrebbe comunque arrivare nel giro di qualche mese. «Trigoria non è lontana da casa mia, 20-25' e arrivo - racconta - finora me la sono presa comoda per la patente, ma ora mi metto sotto. Per ora mi accompagnano ancora i miei genitori. Mi adottarono che avevo 3 anni: vivevo in una casa famiglia, con mio fratello.

Quando avevo 10 anni mi hanno raccontato tutta la mia storia. Ed è stata una cosa bella da sentire: eravamo in difficoltà, e loro sono venuti a prenderci, e ci hanno portato in Italia. E ora spero di riuscire a ripagare tutti i sacrifici che hanno fatto per noi. Del Madagascar non ho ricordi, ero troppo piccolo: non ci sono più tornato, ma a breve lo farò. Con mio fratello, e con i miei genitori, forse pure un amico: andremo a rivivere quello che abbiamo passato. Il sangue che scorre nelle mie vene è sia italiano che del Madagascar, ormai. Ma le mie doti calcistiche e atletiche vengono da lì. Le mie e quelle di mio fratello: è uno sportivo anche lui, fa atletica, è un mezzofondista. Ha più resistenza di me, ma corre in linea, non ha i miei cambi di direzione».

Vita da jolly

Cambi di direzione, e di ruolo: per anni Freddi Greco è stato un terzino sinistro, ora gioca in mediana, quando serve è stato messo terzino destro, nelle finali Under 17 («abbiamo vinto lo scudetto, è il ricordo più bello») ha fatto anche il trequartista, alla Perrotta. «In effetti ho giocato in tantissimi ruoli: mi manca solo di fare il portiere, ma penso di cavarmela bene anche lì. Qualche volte in allenamento mi ci sono messo, non è andata male. Forse il ruolo di mezzala è quello in cui riesco a esprimere meglio il mio gioco. Anche se nasco terzino, e mi trovavo anche bene. Fare più ruoli ha vantaggi e svantaggi: sai che hai più occasioni di giocare, che chiunque si fa male potresti entrare tu al suo posto. Lo svantaggio è che devi avere una gran attenzione a livello psicologico, per riuscire a ricordarti i vari movimenti di ogni ruolo. Da terzino devi avere molto feeling con l'esterno, da difensore centrale lo devi avere con il mediano, il terzino e la mezzala. In fondo fare l'esterno è il ruolo meno complicato: devi preoccuparti solo dell'avversario che hai davanti. Anche se sai che devi rientrare ad aiutare il terzino dietro di te.

E pensare che quando mi ha preso la Roma giocavo da tutt'altra parte. Ricordo benissimo quel giorno: dopo scuola ero andato ad allenermi dove giocavo all'epoca, alla Totti Soccer School, alla Longarina, i miei mi chiamarono perché avevano una cosa da dirmi. E io non capivo, e mi chiedevo se avessi fatto qualcosa di male, ero quasi preoccupato, mai avrei immaginato... Mi dissero che era arrivata un'email della Roma, che mi chiamava per un provino, indicando anche il giorno. Ero emozionatissimo, mi stavo per mettere a piangere. Poi mi sono detto: "meglio di no, il sogno deve ancora cominciare". È stato strano, quel giorno. Alla Totti facevo l'attaccante esterno, anche se giocando a cinque cambia tutto. Il giorno del provino ci chiesero il ruolo, e quelli prima di me erano tutti attaccanti. E non so perchè, anche se non lo avevo mai fatto, dissi loro che ero un difensore. Mi credettero, mi misero terzino, e ci sono rimasto anni...».