Può sparire un numero 10 della Roma, dopo due gol in una finale scudetto, contro una squadra fortissima? È quello che sta stava capitando ad Andrea Silipo, classe 2001, portato in Primavera dopo aver guidato l'Under 17 alla vittoria del campionato, con in panchina Francesco Baldini, attuale tecnico della Juventus Primavera (che sta deludendo le attese: sesto posto a 6 punti di distacco dai suoi ex allievi).

La Roma arrivò a quelle finali pensando di poter schierare Riccardi, che non aveva più giocato con i coetanei dalla promozione in Primavera (insieme all'amico Bouah), che però aveva finito gli impegni già il 31 maggio, eliminata nel playoff proprio dalla Juve. Poi la Roma gli fece sapere che a luglio sarebbe stato convocato per il ritiro della prima squadra, e che un po' di riposo gli avrebbe fatto bene. Sono due numeri 10, Riccardi e Silipo, l'assenza del primo aumentò le responsabilità del secondo. Che aveva saltato per infortunio la prima finale scudetto dei 2001, quella Under 15, con D'Andrea in panchina, e nella seconda, con l'Under 16 di Rubinacci, subentrò nel finale a Cangiano: la terza l'ha fatta da titolare.

Nel gruppo dei 2001, stava un passetto dietro rispetto a Riccardi e Cangiano, ma senza mai perderli di vista, come nei '93 Politano con Caprari e Piscitella: il paragone ci sta, perché anche Silipo - pupillo di Bruno Conti, che lo strappò alla Lazio - è un fantasista o esterno d'attacco molto tecnico, tutto mancino, che salta l'uomo quando vuole, con un bel tiro, e un fisico leggerino che lo penalizza. Così aveva sorpreso molto la scelta di Baldini di utilizzarlo come falso nueve, nella seconda metà della scorsa stagione: giocò così anche la finale contro la fortissima Atalanta, che si portò in vantaggio con Piccoli, uno che ora va in panchina in serie A, e trovò il 2-1 con Traore, quello che aveva regalato ai nerazzurri lo scudetto Under 15, uno dei 2002 più talentuosi d'Italia.

L'1-1 lo aveva firmato proprio Silipo, su rigore, suo anche il 2-2, a 10' dalla fine, con un gran tiro, rasoterra, da fuori area. Poi, all'ultimo minuto, Bucri firmò il 3-2, e la Roma si portò a casa il titolo. In Primavera però Silipo è partito in seconda fila: primo spezzone a ottobre, secondo a fine novembre, 2' a dicembre: nelle prime 30 partite niente altro. Tanto che a gennaio si era parlato di cessione: lo voleva il Torino di Coppitelli, che a Trigoria aveva già pescato Petrungaro e De Angelis. Alla fine è rimasto, e sabato ha beneficiato del cambio di modulo, dal 4-3-3 al 4-3-1-2, per schierare in contemporanea sia Celar che Estrella Galeazzi: De Rossi lo vede più trequartista che esterno d'attacco - anche perché preferisce riceve palla sui piedi, che attaccare la profondità - e a 6' dalla fine lo ha rimesso in campo al posto di Cangiano. È entrato subito bene in partita, e per poco dal suo sinistro non arrivava il pari: sua la punizione per la testa di Sdaigui che poteva valere il 2-2. Sarebbe stato l'eroe di giornata, ma anche così ha fatto la sua figura. La risalita del numero 10 ora può iniziare.