Non si sono riposati domenica Cristian Volpato e José Mourinho: il primo, dopo aver risposto alla convocazione della prima squadra, andando in panchina con l'Inter, per poi scaldarsi ed entrare, al 46' al posto di Veretout, è tornato a disposizione della Primavera, impegnata alle 14.30 contro la Sampdoria. E il secondo si è piazzato sulle tribune del Tre Fontane per assistere alla gara, vinta 2-0 dai giallorossi. E tra gli osservati speciali c'era sicuramente il fantasista italo-australiano che ha fatto 18 anni il mese scorso, oltre a Missori, il terzino destro lanciato in Conference con lo Zorya, che a 5' dalla fine ha trovato il primo gol in Primavera (raddoppiando quello del primo tempo di Cherubini), da capitan Tripi, portato in ritiro in Algarve e convocato più volte, al senegalese Ndiayè, che invece è stato chiamato per la prima volta proprio sabato. Quest'ultimo si è scaldato a lungo nella ripresa, ma l'esordio alla fine lo ha avuto solamente Volpato, che aveva cominciato ad avvicinarsi alla prima squadra già due mesi fa, quando era andato ad allenarsi con Mourinho durante la sosta, visto che mezza rosa aveva lasciato Trigoria per gli impegni delle nazionali. E il 27 ottobre era arrivata la prima convocazione, per la trasferta di Cagliari, quella in cui esordì Felix: era il periodo in cui alcuni dei protagonisti della disfatta di Bodø erano stati esclusi anche dalla panchina, e senza Borja Mayoral e Villar toccò all'attaccante ghanese e al fantasista italo-australiano. Che, nato e cresciuto dalle parti di Sydney prima o poi dovrà scegliere da che parte stare, almeno in nazionale, visto che qualche mese fa è arrivato il passaporto italiano, e anche la prima convocazione, per un'amichevole dell'Under 19 contro l'Albania, il 13 agosto a Coverciano. Non stava bene, non poté rispondere alla chiamata, che non ha avuto un seguito, almeno per ora: a ottobre l'Italia ha giocato (superandolo) il primo girone di qualificazione all'Europeo di categoria, e Nunziata si è portato ragazzi che aveva già avuto modo di vedere all'opera. Domani ci sarà il sorteggio per la seconda fase di qualificazione, a marzo il girone Elité (quattro squadre, e passa solo la prima), a gennaio un'amichevole con la Spagna, a Crotone. Alla Roma farebbe piacere che vestisse la maglia azzurra, per fargli evitare transvolate oceaniche: lo ha fatto capire, tra le righe, il padre del ragazzo, Oscar, intervistato dal sito sito ftbl.com.au: «Mourinho non gli ha detto cosa fare, gli ha consigliato di seguire ciò che gli dice il cuore. Lo ha fatto riflettere sul fatto che se decidesse di giocare per l'Australia ad ogni convocazione dovrebbe andare dall'altra parte del mondo. Cristian è comunque pronto per qualsiasi cosa accadrà. Certo, ora vive e gioca in Italia e questo è un fattore ovviamente, ma ora è concentrato sulla preparazione per giocare la Serie A. Si allena tutti i giorni in prima squadra con la Roma, la scorsa settimana era l'unico della Primavera. È sempre con loro». E Totti, che lo ha scelto da subito per la sua agenzia di procuratori, la CT 10 Management, e che sabato, quando ha debuttato in serie A, era all'Olimpico, «gli ha suggerito di non pensare alla nazionale ma di focalizzarsi solo sulla Roma». Anche perché le nazionali giovanili non lo avevano mai considerato quando giocava in Australia, nell'Australasian Soccer Academy, diretta da Tony Basha, che nel 2019 chiamò il suo amico Fabrizio Piccareta, che allenava la Roma Under 17, per dirgli che aveva tra le mani un talento fuori dal comune. Lo ha allenato per due sole partite, il tecnico genovese: arrivò in prova in autunno, a Trigoria capirono subito che uno con quel talento non dovevano lasciarlo sfuggire, ma dovettero aspettare il mercato di gennaio per tesserarlo, il transfer internazionale ci mise varie settimane, lui riuscì a debuttare solamente il 23 febbraio, a metà marzo il Covid concluse in anticipo il campionato. L'anno dopo Volpato salì in Under 18, squadra con cui perse in finale il campionato, contro il Genoa, Piccareta rimase in Under 17, e vinse lo scudetto, proprio contro il Genoa, il giorno dopo la sconfitta dei 2003. E andò via, per allenare la Spal Primavera: venerdì, nell'anticipo del campionato, verrà al Tre Fontane, per sfidare la Roma Primavera, e il pericolo numero sarà proprio il ragazzo che fece arrivare a Trigoria, che nel primo anno in cui ci sono le numerazioni fisse si è preso la maglia che in prima squadra nessuno osa chiedere, la numero 10. Le caratteristiche sono quelle: salta l'uomo con una facilità irrisoria, gioca a testa alta, batte angoli e punizioni, e col suo sinistro tenta spesso il tiro da fuori, e ha pure un bel fisico, 1,87 d'altezza. A Sofia non potrà andare: non ha ancora i due anni necessari per essere inserito in lista B, per le Coppe Europee, li farà solo a gennaio. Ma l'esordio in A vale molto più di quello in Conference.