La crisi di rigetto è stata superata: Michele Antenori, il 17enne centravanti che aveva lasciato il calcio lo scorso novembre, torna a giocare. La Roma lo aveva preso per l'Under 15, confermato l'anno dopo in Under 16, e lasciato andare la scorsa estate, ma il ragazzo non era rimasto disoccupato a lungo: lo aveva tesserato il Bologna, per l'Under 17.

E ora lo ha ripreso, dopo un paio di mesi di black-out: da lunedì si allena nuovamente con i compagni, ben felici di ritrovarlo. Domenica il Bologna - terzo nel girone dietro alle corazzate Inter e Atalanta, ma davanti al Milan - osserverà il turno di riposo, poi troverà il Verona: Antenori potrebbe essere convocato, se dimostrerà di avere recuperato, dopo il periodo di inattività, passato in famiglia e con gli amici a Venosa, 12.000 abitanti in provincia di Potenza, quasi 400 chilometri da Roma, 650 da Bologna.

Proprio la distanza da casa ha condizionato il ragazzo negli anni romani, in cui non ha mantenuto le ottime medie realizzative di quando giocava nei dilettanti, che avevano attirato l'attenzione degli osservatori giallorossi. «Mi sono sempre sentito il più scarso e questo viverlo molto distante da casa non fa affatto bene», aveva scritto in una lunga confessione pubblica affidata a una serie di screen su Instagram. Che iniziava con «È finita». E poi: «Molti di voi si chiedono il motivo di questa scelta. Avete presente quando vi sentite il più scarso, il più nullafacente, insomma quello che si sente sempre un po' fuori luogo? Ecco così ho vissuto per quasi tre anni».

Nel 2001 fu Carlo Zotti, che a 19 anni si allenava con la Roma di Capello ed era nel giro delle nazionali giovanili, a dire basta col calcio: tornò sui suoi passi dopo meno di due mesi, ed è riuscito ad arrivare in Serie A. Antenori è più giovane e meno affermato, la sua strada sarà ben più lunga. Ma ha ricominciato a percorrerla.