«È finita. Sarebbe inutile spiegare come mi senta ora ma sono costretto a farlo perché molti di voi si chiedono il motivo di questa scelta». La scelta di cui parla Michele Antenori, 16 anni compiuti il 7 marzo, è quella di lasciare il calcio. O almeno il calcio professionistico, per quanto se ne possa parlare per ragazzi di quella età, che devono ancora cominciare a guadagnare: ma lui con i dilettanti aveva chiuso nell'estate del 2016, quando aveva lasciato Venosa, in Basilicata, per venire a giocare nei Giovanissimi della Roma. Lo scorso anno era con l'Under 16, in estate il distacco: definitivo, con la lista di svincolo. Ma la sua carriera sembrava destinata a proseguire: era rimasto in un vivaio di A, lo aveva tesserato il Bologna, inserendolo in Under 17, categoria che, se fossero arrivate le giuste risposte, tra un anno gli avrebbe schiuso le porte della Primavera. Non ci arriverà: due giorni fa, con una serie di story su Instagram, ha dato addio al club rossoblù, annunciando l'intenzione di tornare a casa, alla ricerca della tranquillità perduta.

Vivere con l'ansia

«Avete presente quando vi sentite il più scarso, il più nullafacente, insomma quello che si sente sempre un po' fuori luogo? Ecco così ho vissuto per quasi tre anni. Sono dell'idea che alla mia età si debba pensare prima a stare bene e poi al resto. Fare una cosa controvoglia non ha senso anche perché non porterà mai i suoi frutti. Chi mi è stato vicino in questi tre anni lo sa quanto io vivessi con l'ansia. La verità è che non sono mai stato bene e sono stato sempre più male per le critiche e per le cose che dicevano su di me. Voi direte, ma che te ne frega, è normale che non tutti credano in te. Avete pienamente ragione forse, ma per come sono fatto io non è mai stato così. Quella pressione che ti senti addosso, ogni domenica che ti porta solo al giocare male e a non pensare ad altro che al fallimento. Mi sono sempre sentito il più scarso e questo viverlo molto distante da casa non fa affatto bene. Io non sono un tipo che non scherza o che sta sempre da solo, chi mi ha conosciuto lo sa bene. In quest'ultimo periodo non sono mai riuscito ad essere felice al 100%, mai a sentirmi bene. Preferivo rinchiudermi in camera da solo come ho sempre fatto e stare da solo con me stesso. Non mi sentivo partecipe di nessun gruppo che si formasse ma non perché gli altri non mi volevano mi escludevano, ma perché tutto viene da un mio malessere che non passa più facendo due pianti in cameretta. Ho bisogno di stare bene e il calcio non mi fa stare bene, anzi mi sta rovinando trasformandomi nella persona che io non sono e non voglio essere. Mi dispiace di aver deluso molti forse con questa scelta, ma io non potevo sopportare il fatto che ogni domenica andata male mi dovessi sentire in colpa per chi credeva in me, non riuscivo più. Vi parla un ragazzo che non sta bene, perché la verità è questa, io non sono felice e per un ragazzo di 16 anni forse la felicità e il benessere contano più di tutto. Non so se tornerò a giocare a questi livelli, tutto può essere, non prevedo il futuro, ma in questo momento il ragazzo che tutti conoscete, ha bisogno di stare bene, perché è ormai troppo tempo che non riesce a star bene. Non sono bravo a parlare, mi verrebbe subito da piangere perché non sono un ragazzo forte quindi ho preferito scriverlo qui, a chi interessasse quelle sono tutte le cose che penso e la motivazione per le quali ho preso questa scelta».

Grandi aspettative

Nel 2015-16, con i Giovanissimi Regionali del Venusia, Antenori fece 46 gol in 28 partite. Gli avversari non saranno stati il top del top, ma il bottino era comunque ragguardevole, sufficiente ad attirare l'attenzione degli osservatori della Roma, tenendo conto peraltro che il club di appartenenza aveva un vincolo di affiliazione. Venne organizzato un raduno in loco, la squadra di Antenori vinse 6-0, con 5 gol dell'osservato speciale. Quando la Roma chiuse l'operazione, era convinta di aver preso un campioncino: osservatori e dirigenti ne parlavano in termini entusiastici. Puntava molto sul fisico: nei dilettanti, a 14 anni, il suo metro e 83 faceva la differenza. Sufficiente la sua prima stagione, con tutte le attenuanti del caso: i vari Calafiori, Cancellieri e Zalewski giocavano e si allenavano insieme da quando avevano 9 anni, lui, abituato a compagni e avversari di basso livello, era stato proiettato in un altro mondo. E l'ottimo rapporto che aveva stabilito con i compagni non è stato sufficiente: lo scorso anno un solo gol, contro il Foggia, il 22 aprile, ultima di regular season. E quei mesi senza segnare li ha sofferti: i 2002 della Roma, nei due anni in cui ci ha giocato, hanno centrato due semifinali scudetto, lui non si sentiva all'altezza. Con l'Under 17 del Bologna in questo avvio di stagione 4 partite senza gol, l'ultima un mese fa, con la Spal. Due giorni fa l'addio, una scelta dura quanto coraggiosa. Prima il ragazzo, poi il calciatore.