AS Roma

Tu quoque figlio nostro

Primo tempo spento, nella ripresa a segno Messias su rigore, Ndicka e alla fine Vitinha. Sul risultato pesa come un macigno la mancata concessione di un rigore alla Roma

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
09 Marzo 2026 - 06:00

Tu quoque, Dani, fili mi. Doveva succedere prima o poi ed è successo ieri: Daniele De Rossi ha battuto la Roma in una partita combattuta e molto muscolare, magari poco spettacolare, povera di contenuti tecnici, ricca di significati agonistici. Ha vinto il Genoa, ha perso la Roma e per come è andata la gara è stato forse giusto così anche se sull’esito finale pesa come un macigno il mancato intervento del Var Mazzoleni su un chiaro fallo di mano di Malinovski sull’1-1, su una conclusione di Koné che l’arbitro avrebbe dovuto vedere in diretta (poteva sembrare fuori area, ma sarebbe stato comunque intanto da indicare la punizione) e il Var avrebbe poi potuto far sanzionare con il rigore perché come testimoniano le immagini l’impatto avviene esattamente sulla riga, che come tutti sanno è già considerata geograficamente “area”. La sconfitta è costata il quarto posto in solitaria: avendo vinto tutte intorno, ora il Como ci ha appaiato e la Juventus è salita a un punto di distanza. E domenica, dopo gli ottavi d’andata di Europa League giovedì a Bologna, ci aspetta proprio il Como: e senza Ndicka, ieri ammonito, era diffidato.

Si è visto subito che sarebbe venuta fuori una partita spigolosa, bloccata sui duelli, muscolare e poco spettacolare. Succede quando alla filosofia gasperiniana si somma una contrapposizione analoga e De Rossi stavolta l’aveva studiata proprio così. Per questo ha scelto una formazione a sorpresa, senza il faro Malinovski, senza la coppia d’attacco titolare (Colombo e Vitinha), senza Martin e senza Norton-Cuffy, i due più utilizzati esterni di centrocampo. Dentro i soliti tre in difesa, Mercandalli, Ostigard e Vazquez, con Ellertsson e l’ex Sabelli sulle fasce, Frendrup e Masini nel mezzo, Messias e Ekuban alle spalle di Ekhator, per un sistema di gioco speculare a quello romanista. Nessuna sorpresa invece per Gasperini che in assenza dei suoi trequartisti mancini stavolta ha deciso di mandare sul centrodestra Pellegrini confermando Venturino sul centrosinistra, dietro a Malen; e poi Pisilli a metà campo a furor di ragione dopo la grande prestazione con la Juventus preferito a Cristante accanto a Koné, Rensch e Tsimikas sulle fasce e Mancini con Ndicka e Celik in difesa. Incombente il rischio diffidati: e dopo pochi minuti Ndicka è stato colpito col giallo che lo terrà fuori col Como. Il problema è che il cartellino è arrivato prestissimo (12’) e dunque Gasperini non ha potuto neanche trovare una soluzione dalla panchina, magari togliendo l’altro diffidato (Mancini) per evitare di trovarsi la difesa decimata contro Fabregas: l’ha fatto alla fine. Tra tante contrapposizioni individuali a mancare nel primo tempo sono state proprio le soluzioni tecniche. Il Genoa è partito a razzo con le pressioni altissime, la Roma ha subito l’iniziativa e un po’ anche la spinta dello stadio esaurito (ha ragione De Rossi, per loro è davvero un giocatore in più) e le occasioni di tiro sono state rarissime. Nel taccuino abbiamo segnato giusto un paio di iniziative di Malen, con percussioni centrali partite dalla trequarti, con un tiro deviato in corner al 21’ e con uno scarico per Mancini poco più avanti, con cross ancora per l’olandese che si è coordinato per una sforbiciata in area che però ha trovato la testa di Ostigard (ed è arrivato il giallo per Malen). Sul corner successivo al primo tiro dell’attaccante giallorosso va sottolineato anche un contatto assai dubbio tra Ellertsson e Ndicka, su cui Colombo (così come Mazzoleni al Var) ha comunque sorvolato. Anche il Genoa si è fatto vedere pochissimo dalle parti di Svilar nel primo tempo. Al 24’ una rimessa laterale lunghissima di Ostigard respinta dalla difesa ha trovato il tap-in impreciso di Messias, comunque neutralizzato dal portiere. Al 45’ invece un cross ancora di Messias ha trovato l’impatto di Ekuban di punta in anticipo su Mancini, ma la palla è terminata oltre la traversa. Da sottolineare infine una particolarità: al 27’ De Rossi ha chiesto al portiere Bilow di calciare una punizione per il Genoa nella metà campo romanista. È un evento piuttosto raro, teso a trovare un uomo di movimento in più in mezzo al campo pur correndo il rischio di un’intercettazione del pallone che potrebbe portare a subire una ripartenza senza il portiere tra i pali.

Nella ripresa, la Roma si è presentata in campo con Cristante al posto del poco ingaggiato Venturino, ma la Roma si è trovata sotto al primo ruggito dei padroni di casa: è capitato su calcio d’angolo, il primo battuto nella gara, con Ellertsson lasciato solo di ricevere il passaggio corto praticamente al limite dell’area (continuano in questo senso i problemi di piazzamento dei giallorossi sulle palle inattive), con il maldestro intervento di Pellegrini in copertura, con un pestone che ha steso l’islandese: alla trasformazione ha pensato Messias, calciando forte e centrale. Un gol in una partita così chiusa può significare molto anche perché il primo segnale è stata una rapidissima ripartenza rossoblù con Ekhator che ha spizzato un bel pallone per Ekuban che ha spostato il pallone sul sinistro e ha calciato forte, ma alto. E invece su un’altra azione da corner, Mancini ha colpito bene di testa verso la porta, Messias ha respinto sulla linea e Ndicka ha ribadito in porta d’istinto, senza neanche indirizzare dritto, con la traiettoria che si è alzata e ha ingannato tutti, riscendendo dentro la rete tra la sorpresa generale. Subito dopo El Aynaoui ha sostituito Pellegrini: sono i centrocampisti i new attaccanti, in assenza dei titolari del ruolo. Ed è proprio l’egiziano che al 13’ ha fintato il tiro per trovare in verticale Malen che dopo un controllo difficoltoso ha scaraventato il pallone in porta per l’esultanza contagiosa di Gasperini: purtroppo però al momento del passaggio l’olandese era in fuorigioco e il gol del vantaggio è stato annullato. Ma l’abbrivio a quel punto sembrava a favore della Roma: Mancini da destra ha crossato per Malen, testa alto. De Rossi è corso ai ripari, aumentando la qualità dei suoi nserendo Malinovskyi e Colombo per Messias ed Elhator, Gasp ha risposto come ha potuto, con Ghilardi per Rensch (e Celik allargato a destra). Al 28’ l’episodio chiave del mancato rigore, lo abbiamo analizzato a parte. Ddr ha inserito anche Vitinha e Martin per Ekuban e Ellertsson, e quasi casualmente è arrivato il gol decisivo: con i giallorossi a dormire su un’altra palla inattiva, stavolta un fallo laterale, la palla è arrivata a Malinovskyi che l’ha messa in profondità per Masini che ha trovato da solo in mezzo Vitinha. Subito dopo Mancini ha trovato a sinistra Tsimikas bravo a prendere il tempo a Martin, ma poi ha sbagliato il cross: Malen attendeva da solo. E nel finale, dopo un tentativo respinto di Malen, è stato Svilar a salvare il terzo gol con un intervento prodigioso su Malinovskyi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONSIGLIATI