Nazionale

Italia, debutta Baldini: «Voglio aiutare»

Parla il Ct: «Il calcio è in mano a lestofanti. Così non si cresce»

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Martina Stella
30 Maggio 2026 - 08:00

«Non faccio il pavone, voglio solo aiutare».  Bastano poche parole per capire chi è Silvio Baldini e perché, nel momento più fragile del calcio italiano, la Nazionale abbia deciso di affidarsi proprio a lui. 
Nessuna retorica da salvatore della patria, nessuna investitura da profeta: solo il richiamo ostinato al merito, ai giovani e alla dignità di un sistema che, secondo il tecnico toscano, si è smarrito da tempo. Alla sua prima conferenza da Ct ad interim dell’Italia, Baldini ha scelto la strada più difficile: dire ciò che pensa. Lo ha fatto parlando del proprio curriculum — «non ce l’ho per allenare la Nazionale» — ma soprattutto puntando il dito contro una classe dirigente che «pensa ai propri interessi e non alla crescita del calcio».

Parole durissime, quasi fuori tempo in un ambiente spesso anestetizzato dalla diplomazia. Eppure proprio per questo capaci di colpire. Baldini non si presenta come l’uomo della ricostruzione definitiva, ma come un traghettatore con un’idea precisa: ridare centralità ai giovani italiani. La sua Italia nasce infatti dal gruppo Under 21, da ragazzi ai quali chiede entusiasmo, coraggio e senso di appartenenza.  Non è un caso che abbia parlato più di futuro che di risultati immediati, più di percorso che di emergenza. Nel suo discorso c’è anche una critica strutturale al sistema: troppi stranieri a fine carriera, poco spazio ai talenti cresciuti in casa, dirigenti incapaci di programmare. «L’esperienza si fa giocando» ha ribadito, spiegando come il vero problema non sia federale ma culturale. Una riflessione che va oltre le due amichevoli contro Grecia e Lussemburgo e tocca il cuore della crisi azzurra dopo l’ennesima delusione internazionale.  

E poi c’è il lato umano. Baldini ha raccontato con sincerità l’emozione per la disponibilità immediata di Donnarumma, «l’unico ad avermi contattato» simbolo di un gruppo che prova a ripartire dalle macerie. Nessun proclama, nessuna rivoluzione annunciata: solo il tentativo di restituire credibilità a una maglia che negli ultimi anni ha perso identità prima ancora che risultati. Forse durerà soltanto due partite. Forse Baldini resterà una parentesi. Ma in un calcio sempre più costruito sull’immagine, il suo ritorno alla sostanza rappresenta già una notizia.

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