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La fortuna non esiste a Sangolquí

Hincapié e Pacho porteranno sul tetto d'Europa, in ogni caso, il nome dell'Independiente del Valle. Origini e rinascita del miglior esempio del calcio ecuadoriano

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Lorenzo Paielli
30 Maggio 2026 - 08:00

La fortuna dell'Independiente del Valle non è fortuna. E la fortuna del calcio ecuadoriano è dovuta all'Independiente del Valle. Se non bastasse la storia recente de la Tricolor, l’ultimo esempio sarà rappresentato dal duello tra Piero Hincapié (sponda Arsenal) e Willian Pacho (sponda PSG) in finale di Champions League. Due prodotti cristallini ed emblematici del lavoro formidabile promosso dall'IDV.

Tutto prende vita a Sangolquí, nella provincia del Pichincha, in Ecuador. Una realtà relativamente giovane, che vede la luce nel 1958 grazie all'amatissimo fondatore, José Terán. Una figura storica e polivalente, visto che oltre al ruolo di fondatore, Téràn è stato anche capitano e calciatore. Inizialmente, il nome scelto prevede solo la prima parte di quello attuale, ovvero, Independiente. 

 

L'Independiente di Terán parte chiaramente dal basso, un progetto amatoriale nato dall'UVA, Unión de Vagos Asociados, un gruppo di giocatori di baseball del distretto centrale di Sangolquí. Lo racconta anche Pablo Santamaria, discendente diretto di una delle famiglie (insieme a Terán, Lara, Alcocer, Pullupaxi, Atapuma, Díaz e Tituaña) a El Comercio nel 2021. Terán muore a soli 33 anni, nel 1975, per una peritonite, un evento devastante per i componenti del club. Farà però in tempo a lasciare un messaggio forte e chiaro. Quando davanti c'era solo deserto e ironie delle società storiche, Teràn era già sicuro: l'Independiente sarebbe diventata una delle migliori squadre del mondo. Forse una profezia riuscita in parte, vista l'importanza del Valle nel calcio moderno nazionale. Due anni dopo amici e familiari cambiano il nome in Independiente Jose Terán, e il logo, con le iniziali dell'indimenticabile numero uno ad arricchire lo stemma. Un logo durato poi fino al 2008, ma ispirato fin dagli albori in maniera chiarissima allo storico stemma dell'Independiente de Avallaneda in Argentina. 

Il percorso per diventare grandi, come auspicato da Terán, non è semplice. Per tre decenni il club oscilla tra le serie cadette. Anche con il nuovo secolo la storia non cambia, almeno fino al 2007. È l'anno della seconda vita dell'Independiente del Valle, una rinascita dovuta all'avvento di Michel Deller. Imprenditore, maggiore azionista di vari importanti esercizi commerciali e multinazionali in tutto l'Ecuador. Acquisisce il pacchetto completo: Independiente José Terán, Independiente Juniors, Independiente Dragonas. Dalla prima squadra alla seconda, passando poi per il calcio femminile. Una sliding door vera e propria, anche perché Deller, poco tempo prima, era inizialmente intenzionato ad acquisire il club ecuadoriano più storico: il Barcelona SC. Stesso progetto, stessa innovazione, stesse idee: notevoli investimenti per i settori giovanili, la realizzazione di un complesso di prim'ordine dove i giovani potessero vivere senza alcuna mancanza e, tanto meno, senza problemi economici. Una pianificazione pensata come nessuno ha mai fatto in Sudamerica, snobbata però dal Barcelona SC. 

È in quel preciso momento che Deller sceglie di abbandonare l'idea di una collaborazione con un club già importante, ma di iniziare a ragionare su una propria creazione, partendo da una base esistente. E punta proprio sull'Independiente José Teran, attualmente in ombra in terza serie. Nel 2008, Restituisce al club l'identità di Independiente, cambiando per la terza volta il logo storico, nonché i colori sociali (ora blu, nero e giallo). Una rinascita vera e propria, che culmina subito con la promozione in Serie B. Due stagioni dopo arriva la prima storica promozione in Serie A. Una squadra composta da calciatori giovani e inesperti, ma con grande talento. Un rapporto causa-effetto che comporta del tempo e soprattutto dei rischi, fino ad arrivare a un tipo di competitività pronta per gli alti livelli. Arriva la prima partecipazione alla Copa Sudamericana, nel 2013, così come il secondo posto in campionato, che permette all'IDV di partecipare alla Copa Libertadores nel 2014.

È nel 2016 che viene coniato il soprannome "Los Matagigantes", letteralmente "Gli ammazza giganti", per la capacità di eliminare il River Plate in Copa Libertadores. Uno scenario che si ripeterà nel corso degli anni contro altre squadre storiche come Boca Juniors, Flamengo, Internacional de Porto Alegre, Corinthians, San Paolo. Club con una storia e soprattutto potenza molto più significativa. E, infatti, proprio nello stesso anno, dopo aver superato il River Plate, l'IDV vola in finale sconfiggendo anche il Boca Juniors. Un evento tanto storico quanto surreale se, riavvolgendo il nastro, si ripensa al punto di partenza dell'Independiente del Valle. In finale, poi, l'amara sconfitta contro l'Atletico Nacional. Ma ormai la strada è tracciata, il lavoro svolto è davanti agli occhi di tutto il mondo. Ed è solo apprezzato. 

Presto, l'IDV diventa un esempio da seguire. Una storia unica. L'anima filosofica trova radici in un unico pensiero: sfornare talenti, donare al movimento calcistico i futuri titolari della nazionale per esportare in tutto il mondo (l'orizzonte è l'Europa) il calcio ecuadoriano. Concetti inizialmente astratti, resi concreti dalla visione di Deller, con un'espansione lungo tutto il territorio nazionale di 200 e oltre scuole calcio firmate IDV. Veri e propri centri di sviluppo del talento e dell'educazione personale di ogni ragazzo. Un metodo di lavoro in contrapposizione con i club storici del paese (forse anche per questo mal visto dalle stesse società, non dai tifosi, con una punta di invidia) volto all'autosostenamento. Meno soldi spesi sul mercato, meno indebitamento. Solo tanto lavoro, tanta ricerca e tanto ossigeno al talento da sgrezzare ed affinare per poi attuare un perfetto processo di autoalimentazione, lasciando spiccare le ali dei figli più pronti verso il luminoso futuro.

Nel 2019, l'Independiente del Valle riscrive ancora la propria storia. Affrontando e sconfiggendo in Copa Sudamericana proprio l'Independiente de Avallaneda ai quarti di finale, poi l'impresa ancora più grande in semifinale contro il Corinthians. Infine, il coronamento del percorso in finale, contro il Colòn. L'IDV è campione, il primo club ecuadoriano a riportare un titolo internazionale dopo 9 anni. Un impresa ripetuta subito, nel 2022, trionfando contro l'ennesima società storica del calcio sudamericano, il San Paolo. Los Matagigantes, intanto, hanno trionfato in Ecuador nel 2021, alzando al cielo il primo campionato della loro storia. Un palmarés non strabordante di trofei, ma pesantissimo. Pesantissimo per il valore dei successi. Per il metodo, per la strada scelta e perseguita fin dal primo istante. Per le idee chiare, per l'impegno sociale e benefico (soprattutto nel 2016, quando il club ha devoluto gli incassi delle partite internazionali a favore delle vittime del terremoto di Manabí. Oltre a una rivistazione del logo). 

Storie da raccontare. Il giusto compromesso tra visione e innovazione, che ha dato vita a una fucina di talenti da esportare nel calcio internazionale e mondiale. Una lista interminabile di prodotti del vivaio, che spesso e volentieri inondano tutte le nazionali giovanili ecuadoriane, fino a quella maggiore. Un laboratorio del calcio tanto meccanicamente perfetto nella realizzazione, quanto umano nelle intenzioni e nei valori: da Moises Caicedo ad Angelo Preciado, da Gonzalo Plata a Kendry Paez, l'ultimissimo diamante grezzo, già mainstream, prodotto dall'IDV.

 

Sulla stessa linea, i talentini della generazione di Paez (2007, bloccato dal Chelsea prima della maggiore età, oggi in prestito al River), come Johan Martinez (2009, a un passo dal Newcastle), Juan Angulo (2008, in orbita Manchester United), Edwin e Holger Quintero (fratelli classe 2009 e già bloccati dall'Arsenal), Deinner Ordonez, (2009, già bloccato dal Chelsea). Arrivando infine ai livelli di Piero Hincapié e Willian Pacho. Coppia di campioni, Coppa dei Campioni. Da bambini compagni di squadra in un sogno chiamato Independiente del Valle, ora avversari sul tetto d'Europa. Prodotti non di una favola, non di fortuna. Ma di un ecosistema moderno, con una linea filosofica e operativa unica e riconoscibile.


(Pacho e Hincapié ai tempi dell'Independiente del Valle)

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