Interviste

Lucero racconta Balerdi: "Da sempre un leader positivo". Poi l'aneddoto che lega Napoli e l'infanzia

Il primo allenatore del centrale a Il Romanista: "Per me Leo è come un figlio acquisito. Al Boca Juniors non voleva cambiare ruolo, ha sempre giocato come centrocampista libero"

PUBBLICATO DA Lorenzo Paielli
25 Ottobre 2026 - 16:27

Se si parla di Leo Balerdi, la voce di Luis Lucero cambia. Si riempie di orgoglio, di dolcezza. Per lui, che lo ha visto prima bambino, poi ragazzo e oggi uomo, resta un «Hijo de corazon». Nonostante sia passata una vita dai primi calci al pallone con i Los Porotitos, la piccola scuola calcio di Lucero che ha poi permesso al ragazzo di Villa Mercedes di realizzare l’obiettivo di sempre. Il tempo passa, ma il forte legame con le proprie radici rimane indissolubile. E quindi, il rapporto che lega Balerdi e il suo primo allenatore. Tra aneddoti, foto e anche un video messaggio di Paulo Dybala arrivato grazie al difensore giallorosso, Lucero ha ripercorso a Il Romanista la storia del centrale argentino.

Signor Lucero, qual è la prima immagine che le viene in mente pensando a Balerdi?

"La prima immagine che ho di Leo è quel ragazzino che correva sulle piastrelle, perché il campettino dove aveva iniziato a giocare era piastrellato, un campettino molto modesto, molto semplice, molto piccolo. Era piastrellato e aveva dei piccoli alberi intorno. Quando dei piccoli frutti neri dell’alberello cadevano sul campetto, lui cercava sempre di non farsi male con le piccole spine che avevano (ride, ndr)".

Abbiamo ripercorso la sua storia con Balerdi attraverso diverse foto, ma se dovesse sceglierne solo una, quale sceglierebbe?

"Una foto con quella felicità, quei sorrisi ogni volta che ci vediamo. Lo conosco da quando ha 4 anni, oggi ne ha 26... sono praticamente 22 anni, è praticamente un figlio di cuore".

Sembra esseere più un amico di famiglia, che un allenatore, per la famiglia Balerdi.

"Sì, sicuramente. Abbiamo condiviso interamente l'intero sviluppo della sua carriera sportiva, ma la cosa più importante è l'affetto che poi lega le persone, anche con la sua famiglia. È sempre molto importante ricordarsi delle proprie radici, e lui lo sottolinea spesso". 


(La prima tessera di Balerdi con Los Porotitos, per gentile concessione di Luis Lucero)

Quando è arrivata la chiamata del Boca Juniors? È stato un momento importante non solo per la famiglia Balerdi, ma anche per lei...

"È una storia un po' lunga! Era un sabato di gennaio. Di solito, nei campionati giovanili, la cerimonia di premiazione si tiene nel corso dell’anno, a dicembre. Non so per quale motivo, ma nel campionato di Mercedes la consegna dei trofei è stata spostata a gennaio. Ero a casa e stavo preparando il pranzo, squilla il telefono e mando mio figlio a rispondere. Pochi secondi dopo, però, lo sento chiamarmi dall'altra stanza: 'Papà, vogliono parlare con te'. All’epoca c'era Pablo Budna, era il direttore tecnico del Boca Juniors, e ho parlato con lui. 'Devo parlare con la famiglia di Balerdi', più o meno mi ha detto così, avrebbero dovuto presentarsi quello stesso mese di gennaio, al Boca. E in quel momento, all'epoca, eravamo già a più di metà mese, intorno al 20, 21 gennaio. All’inizio non ci credevo molto. Dopo essermi accertato, però, ho incontrato Flavio (il padre di Balerdi, ndr), e gli ho svelato la notizia. Eravamo in una caffetteria, gli ho detto 'Flavio, il Boca Juniors vuole parlare con voi per Leonardo. E avete poco tempo per rispondere!'. La sorpresa era tanta, ma la cosa bella è che ci sarebbe stato ben poco da pensare... perché Balerdi è tifoso del Boca così come tutta la sua famiglia. Pochi giorni dopo sarebbe stato anche il suo compleanno, un gran bel regalo". 

A proposito di Villa Mercedes, è stato impressionante vedere così tanta gente scendere per le strade a festeggiare la convocazione di Balerdi al Mondiale.

"Questa è una città industriale, siamo a 700 km da Buenos Aires, nella provincia di San Luis. È stato qualcosa di meraviglioso e a sua volta doloroso. Meraviglioso perché sarebbe stato il primo ragazzo della provincia di San Luis a giocare un Mondiale, doloroso per l'infortunio a pochi giorni dall'inizio della competizione. È stato un colpo tremendo per lui, per la famiglia, per tutta la gente che gli vuole bene". 

Così tanto che c'è uno stadio che porta il suo nome.

"Sì! Al Pueyrredon, è dove ha cominciato a giocare con la mia scuola calcio, los Porotitos. Ora si chiama così, è qualcosa di incredibile. Il tempo passa veramente in fretta. Anche parlando insieme al papà, ci emozioniamo. Se torno indietro nel tempo, mi sembra ancora di veder quel flaquito correre dietro al pallone in quel piccolo campo, poi ritorno al presente e lo vedo con la maglia della Selección. È incredibile, incredibile".


(La prima maglia di Leo Balerdi, per gentile concessione di Luis Lucero)

Avrebbe mai immaginato potesse arrivare a questo livello come difensore centrale oppure si sarebbe aspettato una carriera da centrocampista?

"Ha sempre giocato come centrocampista libero, fin da piccolo, e si è sempre misurato come fuoriquota, con categorie di due o tre anni più grandi. Era un centrocampista libero, nei campi più grandi giocava con un centrocampo a due. C'è una storia divertente sul suo ruolo, ai tempi del Boca. Avevano deciso di arretrarlo e di renderlo un difensore centrale. Prima mi ha chiamato il padre, poi ho sentito Leo. Nnon voleva assolutamente giocare in quel ruolo. Voleva continuare ad essere un centrocampista! Per lui era difficile accettarlo. Ma gli ho detto 'Leo, ascolta... se te lo dice el Flaco Schiavi (l'allenatore di Balerdi al Boca all'epoca, ndr), significa che qualcosa ha visto! Con la tecnica e il talento che hai, un giorno potresti diventare Juan Simon!'. Poi ovviamente ha dovuto lavorare e migliorare. Col tempo ha migliorato il piede debole... ma era già forte, elegante, difficile da affrontare, un leader tremendamente positivo. Incredibile lo spirito che ha. Come dico sempre, si trasformava completamente appena entrato in campo. Diventa un'altra persona, fuori dal campo è una persona di un'amabilità estrema, un ragazzo allegro. Beh, da bambino era così, un po’ birichino, ma in senso buono! Poi in campo, si trasforma... se non gioca, porta sempre rispetto perché un professionista, ma dentro sta malissimo". 

Parlando di leader difensivi, a quale difensore argentino lo paragonerebbe? Qui a Roma abbiamo avuto Walter Samuel...

"Juan Simon! Senza dubbio. Visto che gioca in Italia, mi piacerebbe dire Franco Baresi! In realtà ci sarebbe anche Maldini (ride, ndr), ma sono davvero livelli altissimi. Ha avuto e ha tutt'ora la fortuna di essere guidato da Walter Samuel con la nazionale argentina, visto che fa parte dello staff tecnico di Scaloni. Possiamo solo immaginare cosa voglia dire poter imparare da un difensore del genere. Speriamo possa sfruttare in futuro di più la sua altezza, magari facendo qualche gol in più di testa".

Al suo arrivo a Roma questa estate, Gasperini ha presentato Balerdi come «un capitano». Aveva questa personalità già da piccolo?

"Sempre, da sempre, da quando era piccolino. Riportava ordine tra i compagni di squadra. Se ci facevano un gol, i suoi compagni si disperavano, li vedevi a terra a piangere. Lui no, andava a riprendere la palla, la metteva a centrocampo e incitava tutti a ripartire più forte. Ed è la stessa cosa che è successa a Napoli. È proprio lui a prendere il pallone in fondo alla rete dopo il 3-2 del Napoli... per sbrigarsi e far riprendere il gioco! Passa il tempo, ma lui continua ad avere la stessa attitudine di quando era bambino. Quando andavamo in trasferta in giro per la provincia, il gruppo si radunava tutto dietro di lui. Non mostrava particolari segni di debolezza, è un ragazzo veramente onesto, buono". 


(Luis Lucero, Leo Balerdi e la squadra. Per gentile concessione di Luis Lucero)

Questo traspare dalle interviste e in campo. Forse è anche per questo che ha già conquistato i tifosi della Roma.

"Sì, penso proprio di sì. Mi ha fatto una buonissima impressione dopo l'esperienza in Francia, dove ha avuto i suoi alti e bassi. La tifoseria del Marsiglia è particolare, per lui non deve essere stato facile visto anche il ruolo da capitano in un grande club francese. L'amore e la passione della Roma si può percepire anche solo dalla televisione. Certo, sarebbe differente viverlo dal vivo, ma lo percepisco totalmente. I tifosi del Marsiglia mi ricordano i tifosi del Boca Juniors, io sono del River...".

Come è tifoso del River?! Deve essere stato difficile con un tifoso del Boca come Balerdi!

"Eh sì, sono del River Plate! È più grande del Boca! Leo mi ha regalato diverse maglie del Boca Juniors, quando giocava lì... ne ho diverse! E ancora ne parliamo, ovviamente, ce lo diciamo: io del River e lui del Boca! (ride, ndr). Ma tornando ai tifosi della Roma, li vedo più appassionati. Ma ognuno ha la sua cultura. In ogni caso, Leo è un professionista. Non ci sarà sempre il sole, potrebbero arrivare dei temporali che potrebbero farci beccare qualche piccolo sasso. Ma l'importante poi è risalire. Ora Leo è posizionato molto bene anche per la nazionale". 


(Leo Balerdi e Luis Lucero con la maglia della nazionale argentina. Per gentile concessione di Luis Lucero)

Paulo Dybala le ha inviato - come Balerdi, ovviamente - un video messaggio per farle gli auguri di compleanno. Escludendo loro due, cosa pensa degli argentini della Roma?

"Chi mi ha sorpreso davvero è Matias Soulé. Un calciatore molto, molto importante. Sta facendo veramente bene, il ragazzo. Invece, l'altro giorno ho visto il golazo che ha fatto Santi Castro con il Genoa! Un gol incredibile. Per Dybala è un peccato non sia stato convocato con la nazionale, ma sono decisioni. Sono momenti. Ma lo vedo molto bene. Un ragazzo che non conoscevo tanto bene è Malen, l'olandese! Gli ho visto fare delle partite... incredibile. Ora mi sento anche un po' tifoso della Roma, ovviamente grazie a Balerdi. Non perdo la speranza di venire in Italia, magari facciamo uno scambio: io la pasta, voi l'asado! (ride, ndr)".

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