AUDIO - Edoardo Leo: "C'è una sensazione di solidità diversa". Poi il retroscena con Gasperini
Le parole a Radio Romanista: "Durante le riprese del docufilm di Bove abbiamo vissuto dei momenti incredibili, non sapevamo come sarebbe andata a finire"
(GETTY IMAGES)
Tra Roma, cinema e teatro, Edoardo Leo è intervenuto sulle frequenze di Radio Romanista. Un modo per parlare di Roma, ma anche del docufilm (prodotto anche dallo stesso Leo) su Edoardo Bove.
A partire proprio dal docufilm: "Abbiamo fatto questa cosa parecchi mesi dopo quello che è accaduto. È venuto da me e mi ha chiesto di produrre qualcosa che avesse a che fare con la sua vita, e abbiamo girato questo docufilm. Lo abbiamo girato e non sapevamo la fine, durante le riprese l'esito non era scontato. Per la prima volta abbiamo girato un documentario senza sapere come potesse andare a finire. E poteva esserci anche un esito diverso. Devo dire che abbiamo vissuto dei momenti incredibili, stando negli ospedali mentre faceva le visite, stando in attesa dei referti, stando con la sua famiglia. A un certo punto ne è venuto fuori un ritratto di un ragazzo di 21 anni con una maturità fuori dal comune, che ha capito che quello che gli era successo non era un impedimento al sogno della sua vita. Ma una grande opportunità che aveva per conoscere se stesso come uomo, più che come calciatore. Aveva bisogno di trasmettere questa cosa ai ragazzi, agli sportivi. Per dire che nella vita può accaderti qualcosa di assolutamente deflagrante, e nonostante questo devi trovare un motivo per dargli un senso. Si chiamerà "In un battito". Devo ringraziare Edoardo, è un ragazzo speciale".
Avete fatto una scelta registica importante.
"Sì, non è stato solo riprendere lui... abbiamo ricostruito immagini, chiedendo a Edoardo di mettersi a disposizione. Abbiamo girato a Cinecittà una scena in cui lui incontra il suo cuore. E di raccontare con la sua voce, non con la voce di un altro. Una cosa diversa dal classico documentario, ci sono immagini inedite. Lui è stato molto carino nel mettersi a disposizione".
Ormai fai tutto: reciti, dirigi, produci...
"Sono stato sempre abbastanza fortunato, perché nonostante degli inizi difficili mi è sempre arrivato affetto da parte del pubblico. Arriva un momento della vita secondo me in cui devi mettere determinate cose a disposizione degli altri e non tenerle per te. Ho cercato di produrre cose molto particolari, esordi di qualche ragazzo o esordi di film difficili".
Il film uscirà alla Festa del Cinema di Roma. E dove si potrà vedere?
"Per tre giorni sarà come evento speciale, come spesso succede per i documentari, lo potete vedere al cinema e consiglio la visione al cinema. Lo presentiamo il 18 ottobre al Teatro Olimpico alle 20.30. Poi una volta fatto il percorso di 3 giorni in sala, uscirà sulle varie piattaforme. Siamo molto emozionati, fare un docufilm sullo sport, che però è anche sulla vita, sulla storia di questo ragazzo che è venuto anche a casa mia a parlare di cose importanti. Mesi dopo quello che è successo, Edoardo non poteva andare ad allenarsi al centro sportivo della Fiorentina perché non era consentito. Correndo da solo sul lungo Arno, gli è venuto il pensiero 'ma se mi sento male qua, che mi succede?', era lontano un po' da tutto. E allora ha scelto di correre fino al campo della Fiorentina, perché sarebbe potuto essere salvato. Una roba inimmaginabile, nella testa di un ragazzo di 20 anni. Sembra di parlare con un ragazzo di 40 anni. Credo che questa cosa lo abbia portato in una dimensione di uomo".
Tutti questi impegni proprio ora che rinizia il campionato... dovrai ritagliarti un po' di tempo!
"No, no, che ritaglio. Vado proprio allo stadio! Tra l'altro comincio a breve a girare un film nuovo... bisogna iniziare a intrecciare il calendario con il programma di lavorazione. E provare a imbastire in qualche modo... il problema è che lo faccio spesso con Paolo Genovese che è laziale e mi becca subito! Oppure cerchi far coincidere l'ora di pausa con la partita".
Ci sarebbe anche il 16 ottobre come data particolare...
"Sì, esce questo film, "Se ami qualcuno dillo". Una commedia che abbiamo fatto, con la regia di Marco Bonini, mio amico fraterno, e suo papà che da ragazzo giocava con la Romulea. È la storia vera di suo padre, che da giocatore e ragazzo particolare, anaffettivo, ha avuto una serie di vicissitudini, come un infarto terribile. Andato in coma, al risveglio è diventato un'altra persona. Raccontiamo una storia di un uomo che si emancipa da certi comportamenti del passato e diventa il padre e il marito che tutti avrebbero voluto. Io ho vissuto questa storia personalmente perché sono amico con Marco da quando abbiamo 9 anni, ero lì quando il padre si è sentito male. E ho avuto la responsabilità di interpretare il padre del mio migliore amico. Lo presentiamo il 15 ottobre al Teatro Sistina".
C'è una bella troupe di attori bravissimi e romanisti, a parte il caso singolo tuo... è mai successo che vi metteste tutti insieme a cercare di far combaciare la Roma con le riprese?
"Sul set di Perfetti Sconosciuti eravamo io, Giallini, Mastandrea... il regista e il direttore della fotografia sono tifosissimi della Lazio. Eravamo in pausa ed era la sera di Roma-Barcellona con il gol da centrocampo di Florenzi. Abbiamo acceso l'iPad per vedere la partita, la pausa dovrebbe essere di un'ora ma ci siamo allungati, nonostante ci venissero a chiedere di riprendere. C'è una foto di noi 3 in bambola davanti all'iPad con la Roma in campo".
Chi è il più intransigente?
"Valerio (Mastandrea, ndr) va ancora in distinti. Io sono più comodo e vado in tribuna. Lui ha l'abbonamento da sempre, Valerio sta proprio male, soffre. Io ho una passione diversa, finisce la partita e se abbiamo vinto o perso deve durate un quarto d'ora. Per un motivo: sono abituato a scrollarmi le sensazioni negative o molto positive di dosso in maniera molto veloce. Faccio teatro da solo e mi ritrovo davanti a migliaia di persone, se vedo una partita alle 18 non posso andare in scena con ansia o energia negativa. Mi sono abituato da sempre a scivolare molto velocemente dalle cose negative. Questo è un mestiere a volte spietato, sono andato in scena 10 minuti dopo aver scoperto che un mio amico era venuto a mancare. E davanti al pubblico devi rimanere professionale. Bisogna gestire le emozioni, ci si allena e dopo anni impari. Il tuo corpo impara".
Hai la sensazione che quest'anno possa essere da ricordare?
"C'è sensazione di solidità, c'è la sensazione che non si navighi a vista. Prima si seguiva il vento, ora c'è un motore. La sensazione è che ci sia una voglia di navigare contro tutto e tutti senza sosta. Ci sono meno scuse sull'ambiente, sulla proprietà. La squadra è al centro, la costruzione è al centro rispetto a tutto il resto. A volte questa nostra passione ha sempre creato alibi, oggi ho la sensazione che si vada dritti. Anche nelle cose che dice, è sempre molto diretto. Non mi sento mai preso in giro. Ho conosciuto Gasperini in fila per prendere l'aereo e abbiamo chiacchierato un po'. A dispetto del fatto che si dica che sia una persona dura, con me è stato molto gentile, affabile e tranquillo".
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