Care ragazze, veniamo ancora una volta con questa mia per ringraziarvi. Come guerriere di antico spessore siete entrate nelle stanze più alte del Palazzo di calcio, mentre noi spettatori abbiamo trattenuto il fiato davanti alla tv. Siamo stati in volo per 120 minuti poi, ai rigori, siamo scesi con i piedi per terra. Ci siamo guardati, come solo i romanisti sanno fare in questi frangenti: con gli occhi che guardano lontano. Molto lontano. Nel tempo e nello spazio.

Ci risiamo, ci siamo detti. A un passo dalla vetta, quel maledetto dado della causalità, ci toglierà la gioia di un trofeo. Ancora una volta. La lotteria dei rigori, si dice per usare un luogo comune nel mondo pallonaro. Ma in realtà di lotteria si tratta e quasi mai favorevole. Il dolore dell'anima. In quegli attimi che precedono i tiri dal dischetto abbiamo guardato il telefonino, abbiamo chattato a tifosi davanti allo schermo, a quelli che, inconsapevoli, passeggiavano tra le zone bianche e quelle gialle e a quelli che subito dopo si sono messi in contatto digitale con voi ragazze. Abbiamo aspettato la sentenza mentre si aprivano cigolando i cardini del cervello nella speranza di un aiuto divino visto che quello umano (l'arbitro) aveva altri obiettivi.

Ma voi ragazze siete state fredde, professionali e gioiose. Ragionando in prospettiva avete lanciato il dado dove nessun artificio malefico potesse incidere e, con gran merito, vi siete aggiudicata la vittoria. Ai rigori. Ancora una volta grazie: per aver vinto, per aver vinto ai rigori cambiando l'ordine delle cose giallorosse, per aver vinto contro una squadra del Nord pronta a festeggiare con una pagina intera sui giornali del Nord, per aver vinto nell'era Mourinho. Applausi. Grazie coach Elisabetta Bavagnoli che hai saputo guidare alla vittoria un collettivo in grado di fare, calpestando l'erba di Reggio Emilia, un grande profondo respiro. Hai avuto cura di loro e di noi esseri speciali, tifosi giallorossi. Senza nulla a pretendere.