«Tirare fuori il meglio dalle potenzialità di un atleta». Questo è il compito del mental coach, una figura che negli ultimi anni sta prendendo piede nel calcio, maschile o femminile che sia. Svolgono questo ruolo anche Nicolò Gatta e Filippo Polverelli, membri di Inner Skills che collaborano con Annamaria Serturini e Tecla Pettenuzzo della Roma Femminile.

Quando è utile affidarsi a un mental coach?
«In qualsiasi momento. Noi basiamo il nostro lavoro sulla crescita professionale e personale delle atlete. Ognuna è a un livello diverso di questa crescita, c'è chi si esprime al massimo del proprio potenziale e chi un po' meno. Noi lavoriamo per ottenere il meglio da quello che hanno dentro. Abbiamo una funzione potenziante, non per forza di "risolutori di problemi"».

Quanto incide sul rendimento in campo delle atlete?
«È strettamente correlato. La crescita poi avviene tanto anche nei momenti extra campo. A giocare alla fine sono le atlete, quindi è importante lavorare sulle dinamiche interne su ogni piano. Noi abbiamo delle conoscenze a livello calcistico che ci aiutano a capire i meccanismi, per non tralasciare nessun aspetto».

Il Covid-19, con tutto quello che comporta, ha inciso sul vostro lavoro?
«Il fatto che dalla ripartenza ad agosto la Serie A femminile non si sia fermata ha fatto sì che non ci fossero criticità particolari. Un vantaggio per noi è che spesso comunque lavoriamo in smart-working».

Collaborate anche con l'ex Roma Di Criscio. Come è stato il suo recupero dall'infortunio grave durante il lockdown?
«Sicuramente è stata una situazione delicata, ma lei l'ha gestita da grande professionista. Inoltre la Roma l'ha assistita e le ha dato grande supporto sotto tanti punti di vista. C'è da dire che però il lockdown in una situazione simile da un certo punto di vista potrebbe aver aiutato: l'atleta sa di avere il tempo di recuperare la forma e si basa su quello. È stata gestita nel migliore dei modi da tutti».

Serturini e Pettenuzzo in campo e nello spogliatoio hanno ruoli ben diversi. Cosa cambia per voi?
«Il nostro lavoro si adatta in base al momento di crescita e alle necessità delle calciatrici, ognuna di loro esprime le sue potenzialità a modo suo e quindi anche in base a quello che la squadra si aspetta da loro. C'è differenza anche in relazione al ruolo in campo, cambiano gli obiettivi».

E loro in che momento sono?
«Stanno facendo entrambe un grandissimo lavoro. Annamaria vuole consolidare la sua importanza e lo sta facendo, Tecla invece si impegna per crescere e affermarsi al top».

Come si prepara una calciatrice a un big match?
«Richiede la stessa preparazione che necessita una partita contro l'ultima in classifica. Noi ci siamo per spingerle a dare sempre il massimo e anzi ci sono partite in cui la motivazione la trovano da sole, senza ulteriori aiuti. Noi le aiutiamo a creare una strategia personale in modo da gestire la pressione e i momenti critici. Poi i risultati nel calcio dipendono anche dal resto della squadra, noi incidiamo in termini individuali».

Una chicca su Tecla e una su Annamaria?
«Senza andare troppo nel personale, ti dico che a volte Tecla ci chiede contro chi sia la prossima partita, tanto è il valore che dà a ogni avversario. A volte distaccarsi dall'impegno e dal risultato sportivo aiuta a rendere di più nel momento del bisogno. Su Serturini è di una testardaggine agonistica unica. Ogni volta mi dice "Dobbiamo volare!". È sempre carica e pronta a dare il massimo. Tutto ciò per dire che l'approccio a ogni gara è soggettivo, così come lo è la mentalità vincente».

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