«Il professionismo tutela tutti, calciatrici e società». Lo dice Katia Serra, responsabile AIC per il calcio femminile e collaboratrice alla stesura dell'emendamento presentato in Senato due giorni fa. Un emendamento promosso da Nannicini (PD) e Matrisciano (M5s) atto a favorire proprio il professionismo per il calcio e altri sport femminili. 

Cosa significa questo emendamento?
«Significa affrontare finalmente la questione in modo concreto. Si è sempre detto che il problema del professionismo fosse la sostenibilità economica. L'emendamento prevede che il governo garantisca alle società che contrattualizzano le giocatrici il pagamento di tre anni di spese previdenziali. Questa transizione permetterebbe ai club di strutturarsi per gradi».

Come favorisce le giocatrici?
«Professionismo significa maturare una pensione e delle forme assicurative come lavoratrici. Avrebbero tutelata anche la maternità e tutto quello che garantisce normalmente il mondo del lavoro. Vivono già ora di calcio ma non gli è riconosciuto. A fine carriera rischiano di trovarsi senza nulla in mano e questo porta le giocatrici a fare scelte lontane dal calcio. Così si perdono talenti e tante qualità che se il processo dovesse andare avanti sarebbe tutelati e mantenuti».

Per i club, grandi e piccoli, invece?
«Ne gioverebbe il sistema intero. Oggi senza le tutele, se una società estera si presenta con un contratto di lavoro, una qualsiasi giocatrice può lasciare la squadra, recando ovviamente un danno economico oltre che tecnico. Il professionismo vorrebbe dire patrimonializzare le calciatrici e quanto meno monetizzare sulle cessioni. Si prospetta quindi la stabilità richiesta per fare degli investimenti a lungo termine. Non c'è differenza poi tra grandi e piccole: la differenza rispetto al dilettantismo appunto, sarebbe quella della tutela degli investimenti, con i costi che prima erano un problema sostenuti per tre anni dal governo. E questo vale per la Roma come per l'Orobica».

Non ci sarebbe un Mozzanica-bis, quindi?
«L'Atalanta non ha rilevato il Mozzanica per la mancanza di stabilità. Così, a lungo termine si potrebbe contare su una solidità diversa. Considerando anche il progressivo aumento di visibilità tra Sky e Timvision, i nuovi sponsor in arrivo e si avvierebbe un circolo virtuoso facendo crescere economicamente il movimento».

Sui diritti tv?
«Anche lì, le cose cambierebbero. Col professionismo tutte le squadre potrebbero rientrare in una contrattazione in virtù della Legge Melandri, quindi ottenere quanto meno una percentuale minima».

La legge 91 dice che sono la Federazione e il Coni a stabilire se uno sport sia professionistico o meno. Perché passare dal governo vista l'esistenza del dipartimento femminile?
«Non si tratta di una questione legata alla 91, ma dipende dalla volontà delle singole federazioni e poi dall'approvazione del Coni. Fino a oggi le federazioni, non solo quella calcistica, non hanno ritenuto indispensabile che il professionismo a livello femminile fosse indispensabile. Quello del governo, se a fine anno l'iter tra e Senato e Camera, dovesse inserire l'emendamento nella Legge di stabilità, sarebbe un assist che gli toglierebbe ogni alibi. Alle donne sarebbe debitamente riconosciuto il loro status di lavoratrici, senza più discriminazioni e un passo avanti per tenere i ritmi del resto del mondo».

Si aspettava dichiarazioni ufficiali dalla Figc?
«Staranno maturando cosa fare. Se, come hanno detto informalmente, sostenere l'emendamento o ostacolarlo. È normale che prendano tempo, meglio che facciano così rispetto a rilasciare dichiarazioni affrettate».

C'è chi dice che i provvedimenti siano a cuore della Figc solo se in relazione alla Lega Pro maschile e non alla A femminile.
«Sono due cose diverse. Fino all'altro ieri la Figc le ha messe sullo stesso piano, sbagliando. Le decontribuzione del credito d'imposta puoi chiederla in Lega Pro dove il professionismo c'è già. Con l'emendamento di Nannicini non ha nulla a che vedere. Nel femminile, è un modo di dare una base iniziale ai club se un investimento del genere (dopo i tre anni gratuiti garantiti dal governo) valga la pena di continuare e alla Federazione la possibilità di valutare un'introduzione del credito d'imposta nel momento in cui i club si dimostrino già pronti. Ma si parte da situazioni del tutto differenti».

Il professionismo alzerebbe anche il tasso tecnico del campionato?
«Certamente. Con le società e le giocatrici, diventerebbero professionisti anche tutti gli staff, i dirigenti eccetera. Dal punto di vista qualitativo non può che esserci un miglioramento. Si innalzerebbero gli standard per tutto, anche degli impianti e i campi di gioco, per esempio».

A proposito di campo. La Roma vive un momento di difficoltà.
«Dagli ultimi risultati l'impressione è che la squadra manchi un po' di personalità. Serve più carattere perché le qualità a livello di rosa e il talento ci sono tutti. Poi mi sembra che con il mercato non si siano rinforzati i punti "dolenti" dello scorso anno. Mancava qualcosa al centro della difesa e nel centravanti: ne sono arrivate tante ma soprattutto in ruoli in cui erano più coperte».

Le giallorosse valgono comunque un posto in Champions?
«Devono assolutamente crederci, hanno tutte le qualità per farlo. Sono una buonissima squadra che deve solo acquisire la capacità di non lasciarsi trasportare dal clima delle partite, rimanendo sempre con la testa sul campo».