Una bella giornata di sport e integrazione sociale. E' stata questa in sintesi la kermesse che si è svolta martedì pomeriggio scorso nel carcere romano di Rebibbia. "Zero Scuse. Il calcio per l'integrazione" era il titolo dell'incontro durante il quale èstata presentatala stagione 2017/2018 della Polisportiva Atletico Diritti, nata dall'iniziativa di Antigone e Progetto Diritti, due associazioni che da oltreventi anni si occupano rispettivamente di giustizia e migranti, con il sostegno dell'Università Roma Tre.

Lo sport come integrazione

Nuove maglie, nuovi sponsor, ma lo stesso obiettivo: utilizzare lo sport come strumento di integrazione. Con una divisa di gioco rinnovata che per la prima volta vede apposto il logo di Banca Etica, sostenitrice della squadra, l'Atletico Diritti scenderà in campo nel campionato di terza categoria del Lazio per promuovere lo sport come strumento di integrazione e riscatto sociale: i calciatori sono studenti, migranti e persone in esecuzione penale. La campagna Durante la giornata è stata illustrata la campagna #SignAndPass, lanciata dalla FC Barcellona Fundation e dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), a cui l'Atletico Diritti aderisce, iniziativa promossa per raccogliere firme a favore di una petizione che chiede a stati e governi di impegnarsi a favore dei rifugiati. Ma non solo. In un momento drammatico come quello che stiamo vivendo, contrassegnato dal muoversi di milioni di persone costrette a scappare dai loro paesi, anche il calcio e tutto lo sport in generale sono chiamati ad assumersi le loro responsabilità. Per questo è importante che anche le società di calcio italiane facciano la loro parte.

Gli interventi

Di questi temi hanno discusso anche le persone intervenute: il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, il direttore del carcere Rosella Santoro, la Responsabile strategia e responsabilità sociale del Coni Teresa Zompetti e il Direttore di Banca Etica Alessandro Messina che si è impegnato a donare maglie e palloni per i detenuti. Il triangolare Ma il cuore dell'iniziativa è stato un singolare triangolare di calcio tra Atletico Diritti, una squadra di detenuti di Rebibbia e una squadra di Magistratura Democratica. «Non vediamo l'ora di iniziare a giocare, soprattutto contro i magistrati», ha sottolineato sorridendo Mauro, capitano della squadra dei detenuti che ha ancora sette anni da scontare. E in effetti è stato proprio così visto che la sua squadra si è aggiudicata la vittoria del torneo battendo entrambe le squadre avversarie. Un triangolare iniziato in leggero ritardo per il dilungarsi della conferenza stampa che non ha infastidito i detenuti. «Poteva cominciare anche dopo. Normalmente –spiega Alessandro, portiere della squadra dei detenuti –non abbiamo l'ora d'aria nel pomeriggio, abbiamo fatto un sacco di partitelle tra di noi mentre aspettavamo l'inizio del torneo, non mi pare vero di poter giocare a calcio tutto questo tempo».