C'è anche Aldo Belelli,imprenditore mantovano da sempre alla guida di aziende leader nell'impiantistica industriale e già coinvolto in Mani Pulite. E poi Aldo Palombini, proprietario del famoso marchio "Caffè Palombini". Nonché le sorelle Antonietta e Chiara Pezone, gestori del popolarissimo gruppo Mas, Magazzini dello Statuto, all'Esquilino. Ancora, il commercialista Aldo Verrengia, insieme ad altri faccendieri, prestanome e imprenditori e professionisti meno noti della capitale: Rossana Bracco; Enrico Benedetti, Salvatore Cantella, Roberto Celli; Marilena D'Orazio; Alfonso Gemelli; Fabrizio Giovalè; Pietro Liberati; Elisabetta Mango; Angelo Mengari; Serafino Rapanelli. Infine, il napoletano Giorgio Varlese Arcobello; il milanese Angelo Eugenio Filippo Matricardi; il salernitano Pietro Ragone.

Eccoli, quelli della rediviva cricca di Cesare Pambianchi, commercialista ex presidente della Confcommercio romana, nell'ambito della nuova inchiesta capitolina su una serie di fallimenti pilotati che ha coinvolto aziende storiche della città e ha portato l'altro giorno a un maxisequestro a carico dei componenti del gruppo, accusati a vario titolo di reati tributari e bancarotta fraudolenta per aver svuotato dei beni aziendali e dei crediti società gravate da debiti fiscali. Travolto dalla bufera anche il suo destro di Pambianchi, Carlo Mazzieri, commercialista anch'egli e come il primo già noto alle cronache giudiziarie. Il maxisequestro –160milioni di euro il valore complessivo – arriva con l'accoglimento da parte del Riesame dell'istanza d'appello presentata dalla procura, dopo che il gip aveva negato a suo tempo la richiesta cautelare.

Il provvedimento che ora dà ragione ai pm riguarda fallimenti datati nel periodo tra il 2010 e il 2015, molti dei quali dunque messi in atto dopo che già nel 2011 Pambianchi e Mazzieri erano finiti agli arresti per evasione fiscale: in questo ultimo caso i due professionisti, evidentemente credendo che in tal modo sarebbero rimasti impuniti, avevano formalmente separato la propria attività professionale diversamente dal passato,quando risultavano contitolari del medesimo studio di commercialisti ai Parioli.

Il colpo di coda dell'inchiesta delle Fiamme gialle è arrivato quasi un anno dopo la condanna in primo grado a tre anni di reclusione per evasione fiscale emessa nei confronti del ex capo di Confcommercio romana e del suo socio Mazzieri. Fu una stangata che coinvolse 39 persone, tra cui noti imprenditori e avvocati. Nell'ambito di quest'inchiesta madre, gli investigatori si erano soffermati sulle scorciatoie fiscali proposte da Pambianchi e Mazzieri ad alcuni dei loro più facoltosi clienti per eludere le tasse e Iva . Tra i condannati all'epoca il faccendiere Marco Adami, marito di una traduttrice bulgara impiegata presso il Registro delle Imprese, dove stando alle accuse sarebbero state create ad hoc diverse società per eludere il fisco: l'uomo compare anche ora nella lista degli indagati nell'ultimo provvedimento emesso dal Riesame.

Un giro milionario

Non c'è dubbio che i numeri prodotti dal gruppo di commercialisti siano davvero importanti. Il volume di affari della cricca evidenzia cifre da capogiro. Nei confronti di beni riconducibili a Pambianchi e Mazzieri il sequestro riguarda quasi 54 milioni e mezzo di euro. A Rossana Bracco e Salvatore Cantella sono stati sequestrati più di cinque milioni e mezzo di euro. A Marco Adami quasi 29 milioni di euro: nello specifico, era lui il burattinaio, secondo gli inquirenti, dei trasferimenti fittizi in Bulgaria di società come la "Star Company ", dichiarata fallita nel 2013 quando invece nella realtà le sue casse – crediti per oltre tre milioni e mezzo di euro; merci per più di 2milioni e settecentomila e liquidità per quasi 50mila euro – erano state semplicemente svuotate disponendo il trasferimento della sede sociale dell'azienda a Burgas con la conseguente cancellazione della stessa dal registro italiano delle imprese. Il trasferimento in Bulgaria era uno degli escamotage utilizzato dalla cricca ma non il solo.

Emblematico il caso del gruppo "Mas", che più volte ha annunciato anche mediaticamente l'imminente chiusura dell'esercizio salvo poi restare regolarmente in attività. Per questo motivo il Riesame aveva disposto nel mese di giugno il sequestro per oltre 15 milioni a carico sorelle Pezone nonché del capitale della Do.An.Ch. srl, ultima di una catena di società a cui a cadenza quinquennale sono stati trasferiti i beni dei "Magazzini Mas". Successivamente però, seppur per un difetto di notifica, quel provvedimento è stato annullato e le posizioni delle Pezone stralciate cos ìcome avvenuto per uno dei big di quest'inchiesta: il padron del caffè Aldo Palombini, sulla cui testa pende una richiesta di sequestro per quasi 11 milioni e mezzo di euro.