Ritocca a lui. L'Orange. Che, aspettando Karsdorp, non può essere che Kevin Strootman. Contro il Verona, Di Francesco se lo è tenuto al fianco in panchina. Per tutti i novanta minuti. Normale turnover in un periodo in cui la Roma è chiamata a giocare ogni tre giorni. Ma da queste parti, sembra vietato farlo. È peccato. Il fatto che l'olandese sia finito in panchina, in un attimo si è trasformato in un nuovo motivo per creare una polemica: Strootman in panchina, Pellegrini in campo, sarà un dualismo che non farà bene alla Roma e ai due.

Detto che di giocatori forti è sempre meglio averne in abbondanza, bisogna che si faccia pace con il cervello. Per spiegare meglio: la passata stagione la Roma è stata messa in croce, magari pure con qualche ragione, perché in mezzo al campo non c'erano alternative sufficienti che potessero garantire di tirare il fiato ai titolari. Ora che ci sono, il problema è stato ribaltato, sono troppi, la concorrenza può creare soltanto problemi. O l'una o l'altra. Noi scegliamo l'altra. Meglio uno in più che uno in meno, come è la Roma di questa stagione. Avere cinque giocatori come De Rossi, Nainggolan, Strootman, Pellegrini, Gonalons più un Florenzi che là in mezzo sa come starci e pure più un Gerson che sembra in leggera ma confortante crescita, per la Roma vuole dire soltanto avere una grande ricchezza. E poi, giusto per zittire meglio i contestatori a prescindere, chi l'ha detto che Strootman e Pellegrini non possano giocare insieme? La risposta potrebbe esserci già domani sera a Benevento. Nainggolan si è fermato per un risentimento muscolare, niente di grave, ma visto che era successo anche la settimana scorsa, Di Francesco potrebbe pensare di tenerlo a riposo e varare un centrocampo che preveda la contemporanea presenza in campo di Strootman e Pellegrini.

Ha bisogno di giocare

L'olandese ci sarà. Ha bisogno di giocare per ritrovare la migliore condizione. Di Francesco e la squadra sono i primi a saperlo. Una Roma che vuole essere competitiva al massimo livello non può prescindere dal ritorno al top dell'olandese. Quello visto, per capirci, nei suoi primi sei mesi romanisti. Prima che a Napoli un crociato saltasse con conseguente calvario di tre interventi chirurgici e due anni lontano dai campi di calcio. C'è bisogno della qualità e della personalità dell'olandese. Già da domani sera a Benevento dove la Roma sarà chiamata a dare continuità di risultati e gioco.

Ieri il centrocampista con la faccia da duro è stato protagonista di una diretta Facebook sul profilo della società giallorossa. Ribadendo il suo amore per la città e la squadra («Roma è splendida, se ho due giorni liberi rimango, qui si vive bene, città e club sono speciali per me»); confessando una predilezione per il pollo che è capace di mangiare anche a colazione; spiegando il suo rapporto speciale con Nainggolan («Averlo in squadra è speciale, è uno dei più forti centrocampisti al mondo, sa fare tutto, tra di noi parliamo quasi sempre in italiano, a eccezione di qualche volta dove per non farci capire, comunichiamo in olandese»); ipotizzando un campionato diverso da quelli degli ultimi anni («C'è più concorrenza rispetto al passato, non penso che la Juve vincerà facilmente, ci siamo noi, il Napoli, le due milanesi, anche la Lazio, ma adesso è presto per fare un bilancio, i conti bisognerà cominciare a farli a gennaio e febbraio»). Intanto facciamoli tornare a Benevento.